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Perchè oggi son passato dalla paura, dal freddo alla voglia di dirti ancora una volta cosa provo per te.
Questa volta prendo lui, il tuo Claudino, e ci aggiungo del mio. Nella "nostra" canzone
tienimi con te (qualunque cosa tu faccia, in qualunque posto tu sia)
dentro questa vita (perchè senza di te non riesca viverla completamente)
chiudi ogni via d'uscita (abbracciami)
per restarmi più vicina (sfiorami)
e tienimi con te (stringimi)
quand'è presto la mattina (e apro gli occhi pensandoti)
mentre il cuore sta in sordina (e ha paura)
dietro a una ferita (forse ancora recente)
quanti raggi ha il sole (mi sembra bellissimo da due mesi)
per dar luce ovunque (anche quando c'è la nebbia, le lacrime)
quando e come vuole (ma solo con te vicino)
e noi siamo due qualunque (ma due che si vogliono un mondo di bene)
quante stelle ha il cielo (quella sera in cui ne ho vista una in più, tu)
file di miliardi (danzanti nel cielo)
su ogni parallelo (sotto lo stesso cielo, il mio e il tuo)
e noi le vediamo troppo tardi (per esprimere un desiderio o semplicemente prenderne una da dedicarti)
tienimi con te (non lasciarmi mai)
in un pomeriggio (in riva al lago)
quando piove giù un litigio (quando ti ferisco o mi ferisci)
ed un giorno sembra eterno (e ho paura, freddo)
e tienimi con te (sempre, voglio sempre le tue braccia intorno a me)
se è già quasi sera e inverno (e si accendono i primi lampioni, un pescatore tira l'amo)
tra le righe di un quaderno (di un diario)
e un inchiostro grigio (una tastiera)
quante rive ha il fiume (anche un lago, quel lago)
senza mai legami (ma li vorrebbe)
fugge tra le schiume (sotto la prima luna)
e noi presi in mezzo ai rami (sottobraccio)
quanti anni ha il mondo (Due mesi o poco più)
che ne ha visti tanti (ma di occhi come i tuoi nessuno)
lenti sullo sfondo (una cartolina di luci)
e noi siamo solo istanti (ma perfetti)
almeno per un secondo (un attimo indimenticabile)
un po' meno distanti (nel tuo azzurro, sul binario)
fino alla fine (la fine o forse l'inizio)
fino ci che si può (io posso, potrei)
e fino al confine (anche oltre)
fino all'ultimo (sì)
fino alla fine del tempo (sì sì)
fino a che ce n'è ancora un po' (di amore per te tantissimo)
e fino alla fine di tutto (solo noi in macchina)
fino allora tu (la meta delle miaùe labbra)
tienimi con te (vicino al cuore)
sotto il buio aperto (illuminato però)
della notte di un deserto (solo noi in giro...mano nella mano)
tra le dune del tuo petto (meraviglioso sentire il tuo cuore)
e tienimi con te (non smetterò mai di volerlo)
così al tuo sonno stretto (stretto a te)
niente è triste più di un letto (senza di te)
vuoto e già sofferto (lo è)
quante foglie ha il vento (le conto, sempre meno di quello che vorrei darti)
nei viali soli (silenziosi, romantici)
quando ha il sopravvento (tanto spesso che non immagini)
su noi persi in altri voli (con la mente, con il cuore)
quante onde ha il mare (le conto, le metto vicino alle tue ciglia)
come belve in gabbia (voglia di raggiungerti)
sempre lì a scappare (verso di te)
e noi siamo solo sabbia (ma forte, intensa)
e che pena poter bagnare (vorrei poterle...)
appena le labbra (baciare ogni istante)
fino alla fine (del mondo...)
fino a che si può (non smetterò mai)
e fino al confine (fin dove vuoi tu)
fino all'ultimo (bacio, valzer, abbraccio)
fino alla fine del tempo (non c'è tempo insieme a te)
fino a che ce n'è ancora un po' (lo conservo in una bottiglia per non perderti mai)
e fino alla fine di tutto (quando tu vai via)
fino allora tu (sei stupenda)
tienimi con te (perchè ti amo)
Cinquemila volte
Grazie!!!!!!!!!!!!!
Vi racconto la mia vigilia? Vi va. E vi rinnovo un sacco di auguri.
La sera sono stato a cena fuori, in una pizzeria vicino a casa di mia sorella. E già questo era insolito: credo di aver mangiato fuori per la prima volta alla vigilia di Natale da quando sono nato. Prima ero andato a prendere mio padre, anche per lui questo era un Natale diverso, senza la sua donna vicino per la prima volta dopo 36 anni. A cena, anche con mia sorella e suo marito. Poi, a casa sua a scambiarci i regali, insieme anche a mio fratello e alla sua ragazza. E' stato bello vedere mio papà partecipe, mentre normalmente era sempre quello che voleva finire presto per andare a dormire. Beh, a lui però piaceva un sacco comprare pacchi e pacchetti. Per mia mamma tanti tanti gioielli. Quest'anno, non stando bene e non avendone voglia, ci ha regalato dei soldi (che comunque servono sempre). Ah, giusto, cosa ho ricevuto io: una maglia e un tostapane :-) Ma, a quel tavolo, ho avuto la nettissima sensazione che mancasse qualcuno, la persona più importante. E pensare che qualche ora prima, mentre scrivevo i bigliettini (quest'anno mi sono impegnato), ho preso la foto della mia mamma e l'ho avvicinata perchè vedesse quello che scrivevo, perchè partecipasse alla festa. Comunque, a tavola, avevo sempre la sensazione che a un certo punto mancasse un regalo per qualcuno, una voce, una carezza, un bacio.
Dopo i regali, avevo voglia di tornare a casa. E così ho fatto. Ma qui stavo per cadere preda dello sconforto. Perchè, anche se faccio il possibile per sorridere, alla fine una lacrima doveva pur cadere. Ma tre persone mi hanno fatto sentire di nuovo meglio. Una è Vivi, che ho trovato online e che, seppure con 38 di febbre, è stata un po' a parlare con me...poi Claudia, una mia amica di chat che mi ha chiamato tornando da Crema dove era con gli amici. Una persona che in questo periodo mi fa molto piacere avere vicino.E, buon ultima, ma capace sempre di ricaricarmi, la 'mia' (rigorosamente tra virgolette) Sonia. Streghetta, ma quanto ti adoro? Riesci a farmi sorridere in qualunque situazione. Sei una persona dolcissima, un po' lunatica a volte, ma ci sei. E questo era importante per me, anche ieri sera. E poi mi hai detto una cosa molto bella al telefono...grazie!
E stanotte io la mamma l'ho sognata. Questo forse, a pensarci bene, è stato il regalo più bello. Perchè io qualche settimana fa l'avevo chiesto proprio in questo blog: vorrei un tuo sorriso mamma in questa notte. E tu sei venuta da me, mi hai sorriso, abbiamo parlato stanotte. Ed è stato dolcissimo. Grazie mamma, ti voglio un mondo di bene.

Questo è il mio augurio per tutti, ehm in versione "streghetta". Chissà perchè.
Auguri a chi amo:
Auguri alle persone a cui voglio bene;
Auguri alle persone che mi odiano;
Auguri a chi ce l'ha con me;
Auguri a chi piaccio;
Auguri a chi gli sto indifferente;
Auguri a chi soffre e a chi è felice;
Auguri e basta...
Tesoro, streghetta? Non potendo vederti prima di Natale mi son dovuto arrangiare...questo è il mio regalo per te di Natale. Fantasticamente innamorato.
Per Sonia
Amore bello, A modo mio, Canto Ora che ho te. Con tutto l'amore che posso, Con te. Io sono qui, Navigando Il mattino si è svegliato. Chissà se mi pensi! Quando tu mi baci Quanto ti voglio. Quel giorno, sabato pomeriggio, Aspettare...E ci sei tu, Il mattino si è svegliato, Il sogno è sempre.Io una ragazza e la gente, la prima volta, La vita è adesso, Le mani e l'anima, Le vie dei colori. Strada facendo Tienimi con te. Una favola blu. Sembra il primo giorno, Un mondo a forma di te. Quel giorno, Questo piccolo grande amore, Reginella. Da me a te, Mille giorni di me e di te. Lettera, I silenzi del tuo amore. Cartolina rosa Avrai. Andiamo a casa, Io ti prendo come mia sposa. E apri quella porta, Casa in costruzione. Inizio. Puoi? Notte di Natale, Nudo di donna, Mai più come te. Acqua dalla luna, E tu. Ninna nanna Nanna Ninna. A domani, Buona fortuna Passerotto.
Buonanotte al mondo che già dorme;
Buonanotte a chi sta sognando e non vuole svegliarsi, lo vedo che sorride;
Buonanotte a chi domani ha qualcosa di bello da fare, tipo vedere chi ama o accarezzare un figlio;
Buonanotte a chi è andato a nanna crucciato e preoccupato, aprendo gli occhi ci sarà il sole;
Buonanotte a chi ha paura del domani, perchè il domani non lo colga impreparato ma lo coccoli;
Buonanotte a chi vuole davvero che sia una buonanotte;
Buonanotte a te, tesoro dolce dolce;
E Buonanotte a me, la mia mano è qui per chi vuole volare.
Non sono tra i miei preferiti gli Articolo 31.
Però, trovo questa canzone romantica...e tante tante cose possono essere dedicate a una persona.
Sta diventando una parola d'ordine, una specie di tam tam del popolo dei blog, quasi un passe-partout.
Ma attenzione, diffidate
dalle imitazioni.
Altri l'hanno scritto,
ma io l'ho pensato prima di tutti e lo scrivo ora, solo ora, perchè...non so perchè.
Ma i fatti mi cosano...
IO E SOLO IO
AMO SONIABLU
Anche se ancora non me l'ha data e non me l'ha dato (l'indirizzo). Ma io resto fiducioso e per una e per l'altro (sempre dell'indirizzo parlo). Ma diciamo che se non mi dà uno non è necessariamente detto che non mi dia l'altra. In fondo, quello che conta è coniugare il verbo dare al presente (o al massimo al futuro) solo alla prima persona singolare: Io te la do (o te la darò) :-) e io in cambio te lo darò (non l'indirizzo ma il mio amore).
P:S. Fatti o persone di cui si parla in questo post non sono realmente esistiti o sono citati casualmente. Si prega di non prendere tutto alla lettera, tranne la frase centrale, quella in grande. E sorridete, gli spari sopra sono per voi. E sorridete...qualcuno ve la darà (una bella giornata).
Ebbene seguo il consiglio di Bimbas...e pubblico il racconto che ho scritto nella notte.
Un cappuccino
Alex sognava da tanto tempo un cappuccino. Per un motivo o per l'altro, erano decenni che non ne beveva uno. Anche se ricordava perfettamente il sapore, il dove e il quando. Era a Roma, vacanze con la famiglia: svegliarsi in albergo e bere quella buonissima tazza di caffè caldo con schiuma e latte. Che poi la schiuma ti rimaneva sulle labbra...e la giornata iniziava con un gran sorriso.
E poi le brioche. Anzi, i cornetti. Mentre fuori faceva appena alba su quelle strade così piccole, attorniate da palazzi imponenti, a Roma. Palazzi che sembravano antichi gladiatori, i portoni come scudi a coprire giardini degni dell'Olimpo degli dei.
Alex quella mattina aveva deciso di fare quella follia. Un cappuccino con brioche, un cappuccino molto dolce. Alex si era seduto in uno di quei bar di Milano dove la gente non corre. Ce ne saranno massimo una decina. Sono per lo più in centro, dove ci si aggrappa per una passeggiata. Anche adesso fuori era buio. Ogni tanto lo sferragliare di un tram sui binari rompeva la quiete. Si sentiva in lontananza il cic-ciac di stivali da donna sull'asfalto bagnato. Era quasi Natale, c'era tanta luce. C'era un minuscolo albero di Natale anche in quel bar. C'erano delle luci degli addobbi. Un cappuccino, insomma, anche perchè era quello che ci voleva dopo aver percorso a piedi via Dante, la strada che Alex amava di più in quella città a volte così estranea e fredda, a volte così disincantata e superficiale. Il cameriere aveva appena portato il cappuccino. Da qualche parte un Corriere della Sera fresco di stampa veniva sfogliato distrattamente da un anziano signore. Le uniche pagine divorate con avidità erano quelle di sport. Il cappuccino era lì. Dopo tanto tempo. Come se mai si fossero lasciati, lui e Alex. Lo zucchero, il cucchiaino che gira lentamente, la schiuma che fuoriesce dalla tazzina. Quel profumo di cornetto caldo. Intanto Alex pensava proprio a Milano, guardando fuori dalle vetrate. Quella Milano una volta sconosciuta e triste, poi allegra e quasi meravigliosa. E poi ancora perfida e crudele. Ora di nuovo un po' puttana. Che si vendeva al miglior offerente.
Girava il cucchiaino, divideva la schiuma dal caffè. Ma poi la schiuma tornava a essere la padrona. Era il momento di riprendere a vivere. Anche con quel cappuccino. Si può racchiudere un mondo in alcuni gesti all'apparenza meccanici? Alex guardava la gente, ci sono tanti modi diversi di affrontare una giornata. C'è chi è subito pronto, c'è chi non si è fatto la barba, chi sbadiglia, chi chiacchiera, chi manda già sms. C'è chi divora una colazione all'inglese, chi beve un caffè velocemente al banco e ancora più velocemente guarda l'orologio. Poche coppie...Milano stava già assumendo le sue sembianze di città industriale. Dove non si deve perdere neanche un minuto. Anche nei salotti buoni.
Alex, invece, sorseggiava il suo cappuccino. Ogni sorso un ricordo, un attimo di felice ritorno al passato. Voci nella mente nel cuore. La mamma l'autobus la sveglia la fontana di Trevi. Ogni sorso qualcuno prendeva e usciva dal bar. La schiuma ora era solo un deposito sul fondo. Dolce quel cappuccino. Dolce quel cornetto. Dolci quei momenti. Quasi spensierati. Sarebbero durati poco? Non era il momento di pensarci.
Accanto alla tazzina ora vuota, lo scontrino. Il conto. Ma uscire subito? No! Era un vero e proprio spaccato di vita quel bar. Una sigaretta sarebbe stata perfetta. Alex non fumava. Avrebbe però voluto avere carta e penna per raccogliere, come in un acquario d'inchiostro, tutte quelle sensazioni.
Nel buio più assoluto, fuori dal bar, si muovevano ombre furtive. Qualcuno con l'ombrello, qualcuno con l'impermeabile. Qualcun altro, i più temerari, si copriva con un giornale. Alla fermata dell'autobus lì vicino la folla s'ingrossava. E nessuna sagoma arancione minacciava ancora di irrompere in quel centro così romantico. Ora il nero era comunque blu scuro. Con qualche squarcio di arancione. Sfumature incredibili hanno certi cieli. Neanche un pittore potrebbe disegnare così bene l'acquerello dell'alba.
Il contrasto era evidente. Si sentiva quasi in colpa, Alex. Quella che prima gli era parsa tranquillità, ora era corsa. Anche lì in centro tutti avevano qualcosa da fare. E lui, invece, con il cucchiaino raccoglieva le ultime stille di zucchero. Con un tovagliolino poi si asciugava la bocca. Dovrebbe essere sempre così la vita. Dovremmo essere noi a imporre i ritmi all'esistenza, non il contrario. Dovremmo saper correre più veloci del tempo per avere l'impressione che sia lento. Precederlo sul traguardo, attenderlo a braccia alzate. Quante cose potremmo fare? Quante cose potremmo scovare? Quante cose potremmo amare? Di quanto potremmo smettere di pentirci? Come di un bacio dato troppo in fretta, un abbraccio sfuggito per il 2 che arrivava. Una parola non detta perchè tanto domani ci si rivede. Ora il bar era semivuoto. Il turno dei forzati delle 8 era passato indenne. Camerieri moltiplicatisi come funghi stavano togliendo pulendo rimettendo. Ora forse sarebbe stato il momento dei "senza tempo", dei forzati dello shopping. E poi sarebbe arrivato il momento della pausa caffè. Quindi il bar si sarebbe trasformato, come una bisca che diventa osteria per anziani. Via tutto ciò che è dolce, che ricorda in qualche modo la colazione. Spazio a martini campari olive stuzzichini bresaola. E poi ancora ecco i panini i tramezzini i primi i menu da 10 euro con primo secondo e dolce. E non è ancora tutto. Poi tocca al thè con biscotti a signore di mezza età impellicciate che vanno a teatro. Prima di indossare di nuovo l'abito da sera. I soliti camerieri avrebbero pensato a rendere la sala da accogliente bar a veloce ristorante e poi a sala da thè senza vergogna. Quanti odori si sarebbero mescolati, quanti discorsi, quante vite. Quante voglie. Quante.
Non c'era più neanche un granello di zucchero in quella tazzina. Ma il sapore era dolce. Stava smettendo di piovere. C'è un momento, in una mattina d'inverno, in cui tutto può essere. Neve pioggia sole. Non si distinguono i contorni del cielo. Quelle possono essere nuvole della notte che si allontana o di una tempesta che si avvicina. Dura un attimo. Lo spazio di un attimo. Gli ombrelli erano chiusi. C'era più calma. Più gente con borse e sacchetti in mano. Non c'era più un goccio di caffè in quella tazzina. Forse era davvero il momento di andare. Senza meta.
Il conto. La giacca. La porta che si chiude. Voci che scompaiono. Rumori che si accalcano. Clacson che si accendono. Riecco la Milano che si vende. Addio alla Milano che ti sa coccolare.
Una mattina ho sentito che le catene si erano spezzate. O forse le avevo rotte io, con la forza della disperazione, della libertà. Del desiderio di riemergere dalle ceneri come una Fenice.
Una mattina mi sono guardato allo specchio e ho visto che avevo un paio di ali. Il ricordo mi ha perforato il cuore: io sono un angelo, mi sono detto. E se sono un angelo posso far sorridere gli altri e questo può far sorridere me stesso, prima di tutto. Ora sono gli angeli che verranno a cercare me, non io loro. Ora sono gli esseri umani che verranno da me per un sorriso, non io che dovrò cercare loro. Ma la missione sarà comunque cercare chi ha bisogno di un gesto di affetto, di una parola, di un bacio. Di una carezza che gli faccia sentire l'anima. Che gli tocchi corde che credeva ormai rotte.
Tutti abbiamo un cuore, non possiamo dimenticarcelo. Questo mi sono detto quella mattina, una mattina, in cui mi sono guardato allo specchio.
E quella mattina sono uscito di casa sorridendo e la gente mi sorrideva. Ho amato il mio modo di essere, come mai fino a quel giorno. E ora lo voglio scrivere. Chi è intorno a me da oggi deve essere felice, devo renderlo felice. Devo regalargli la mia euforia, il mio modo di vivere. A volte disordinato, ma spontaneo. Non è difficile volere bene, non è difficile amare. Non è difficile volere qualcosa, ma ancora più facile donare. Donarsi agli altri.
Questo penso. Questo sogno. Questo voglio che succeda intorno a me. Perchè se si vuole succede davvero. Si pensa intensamente e accade. Non esistono porte chiuse, cuori chiusi. Non esistono No e Mai. Ma solo Sì, farò il possibile.
Un pensiero in fondo a questo 'pensiero' anche a chi mi vuole bene. Ve ne voglio anche io. A chi mi ama, vi amo anche io. A chi non sa di Amarmi, io continuo a sentire una sensazione fortissima verso i tuoi occhi e verso tutta te...
Riporto una notizia da Genova. A 9 anni violentata dal patrigno e da un amico. Questi due bastardi la bendavano e la portavano in un casolare abbandonato.Qui uno la violentava e l'altro riprendeva le immagini con un videocamera. Poi la picchiavano, la minacciavano con un coltello, la portavano in un altro appartamento bendata e la costringevano a rivedere il filmino.
Ma come si fa?????????
Sette mesi fa l'ultima carezza sui tuoi capelli. Ciao Mamma.
Quella carezza della sera (New Trolls)
Quando tornava mio padre sentivo le voci dimenticavo i miei giochi e correvo via mi nascondevo nell'ombra del grande giardino e lo sfidavo a cercarmi, io sono qui poi mi mettevano a letto finita la cena lei mi spegneva la luce ed andava via io rimanevo da solo ed avevo paura ma non chiedevo a nessuno rimani un po'.
non so' piu' il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me non so' piu' se mi manca di piu' quella carezza della sera o quella voglia di avventura voglia di andare via di la
quelle giornate d'autunno sembravano eterne quando chiedevo a mia madre dov'eri tu io non capivo cos'era quell'ombra negli occhi e rimanevo a pensare mi manchi tu.
non so piu' il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me non so piu' se mi manca di piu' quella carezza della sera o quella voglia di avventura voglia di andare via..... non so piu' il sapore che ha quella speranza che sentivo nascere in me non so piu' se mi manca di piu' quella carezza della sera o quella voglia di avventura voglia di andare via di la