Link amici
Categorie
Feeds
Contatore visite
Credits
Una mattina. C'era il sole. Sveglia presto. Un sms sul cellulare. Ho paura, ma ho voglia di vederti.
E poi le telefonate, la paura di non vedersi. Ma la voglia era più forte della paura. E poi in cerca di un regalo, in treno. E c'era il sole.
Il cuore che batte, la mente che vaga. Il cuore che batte, lo stomaco che si contorce. Studenti scherzano in treno. Le stazioni si susseguono. Arriverò. E c'è il sole.
Poi arrivo. E tu sei in ritardo. E io ti aspetto. Sui gradini. In piedi. Agitato. Teso. Felice. Preoccupato. Dubbioso. Poi arrivi. Andiamo. Musica. Mi guardi ti guardo. Passeggiamo. E' tutto così perfetto. Tranquillo. Romantico. Ma ho paura, forse non ti piaccio. La panchina. Tante parole. Tanti pensieri. Non sono più teso. Ho i tuoi occhi di fronte. Sottobraccio. Orgoglioso. Euforico. I negozi. E c'erano i lampioni accesi.
Il viaggio in macchina. Sì, ti sono piaciuto. Il biglietto. La coda. Tu al mio fianco. Sul binario. Ci dobbiamo salutare. Ci salutiamo. Ti abbraccio. Vorrei tenerti con me per sempre. Salgo in treno. Mi chiami. Il bacio. E' mancato il bacio. Sarà per un'altra volta. Lo so. Sarà per un'altra volta. Volo di felicità. Più veloce di quel treno. Dove tutti mi sembrano allegri.
Che notte quella notte. Era il 6 novembre.
Brandelli di ricordo a cui mi sono aggrappato per tanto tempo.
E ora ho paura.
Cado. Ho scelto io di cadere.
Quella corda rischiava di spezzarsi.
Ma per me resterai sempre.
Qui, nel cuore.
Qui.
Dove fa più bene.
Qui.
Dove fa più male.
...lei mi spegneva la luce
ed andava via
io rimanevo da solo
ed avevo paura
ma non chiedevo a nessuno
rimani un po'.
non so' piu'
il sapore che ha
quella speranza che sentivo
nascere in me
non so' piu'
se mi manca di piu'
quella carezza della sera
o quella voglia di avventura
voglia di andare via di la...
Mi manca un sacco quella carezza della sera. A volte proprio tanto. Ora che non ce l'ho più sento ancora il sapore...la delicatezza di quella mano e di quei capelli da accarezzarti. Ciao mammina.
Un sms e una persona torna dal mio passato. Un passato che ha attraversato distese di zucchero filato, tempeste di una violenza inaudita, e poi ancora piacevoli giri sulla giostra dei sentimenti, ma anche silenzi paragonabili a muri di cemento armato. Insuperabili.
Un sms e poi il telefono che squilla. Una voce che non può non ricordarmi tanto, tutto. Gli ultimi due anni e 2 mesi della mia vita...tanto che la sento quella voce.
E dentro di me si agitano valanghe di ricordi, cadono a valle fiocchi di neve argentati, si inerpicano su per il mio stomaco contorsionisti di pensieri. E' un grande circo, forse un luna park. So che è come vincere alla slot machine, tutte le lucette si accendono. Senti che stai vincendo...oppure no? Senti il rumore delle monete... d'oro giallo. Metti le mani per toccarle, il sorriso diventa incredulità.
Ma se poi tu sparisci di nuovo? Se ancora una volta le tue paure s'infrangono contro rocce che non si sgretolano? Se tu ancora una volta mi togli il respiro per poi riprendertelo? Se tu mi dici una frase, me la ripeti, ma poi non ti fai accarezzare dolcemente dai miei sogni e dai miei pensieri, io come faccio?
Vorrei essere un palloncino e volare in alto. Un'aquilone e muovere le ali. Vorrei che un angelo mi prendesse per mano. Vorrei poter perdere l'equilibrio e sentirmi destabilizzato. Vorrei che il cuore mi battesse ancora più forte, come un cavallo al galoppo senza redini. Vorrei gocce di rugiada sui miei occhi. Fiori freschi su una tavola apprecchiata per me e per quella voce tornata dal passato.
Non leggerai mai. Ma non sparire di nuovo.
Apre gli occhi. La guardo. Mi guarda. Mi sorride. Le accarezzo le guance. Le asciugo una lacrima. E' felice. Sono felice. Ho paura. Ha paura. Ma mi abbraccia. La stringo forte al cuore. Le sussurro che è importante. Mi bacia. Torna a poggiarsi sul cuscino. Gira gli occhi verso il cielo. Ma attraverso le tende dei suoi pensieri sorride. E il suo sorriso è come sole per me. Mi scalda, mi riempie. Mi alzo dal letto, sto per uscire. Penso si sia addormentata. Mi chiama: Ti voglio bene. Sorrido. Ora guardo il cielo anche io. Proprio dove guarda lei. Ci diamo la mano. Guardiamo lo stesso punto. Chissà se sogniamo la stessa cosa. Chissà se in quella nuvola che stiamo fissando vediamo la stessa persona, la stessa felicità. Forse no. Ma tenerle la mano è dolcissimo. Quasi quanto guardarla ancora una volta negli occhi. In quegli occhi così dolci. In quelle stelle di cristallo.
Le vorrei dire: Sai quanto stai diventando importante per me? Ma chiude gli occhi, si addormenta serena. Le tengo la mano. E la accarezzo. Non vado via. Resto qui ad aspettare che riapra gli occhi. Che mi guardi ancora una volta. Perchè l'intensità del suo sguardo mi tocca il cuore. Come le sue parole hanno accarezzato con dolcezza la mia anima.
Dormi piccola. Dormi senza paura. Quella nuvola non lascerà mai il tuo cielo.
Bagliori di me
Gocce. tremolanti d'autunno si aggrappano a estati come parei. Infinitesimali scorrono nell'oblio di un pensiero già sfuggito. Nebbiolina di sole penetra dalle fessure di una tenda trasparente come malinconia. Una fuggevole figura, un'ombra forse, corre nell'oscurità di una giornata mai così corta. Mai così lunga. Si riflette in una pozzanghera che corre lenta, luccicante e buia coma una stella cadente. Che muore ballando, scuotendo il cielo. E' sera. E' notte. Silenzio inebriante di profumo. Silenzio avvinghiato a un lampione. Per non cadere. Silenzio che inciampa in un soffio di vento. Che poi si ferma ingenuo contro un albero, ancora ignaro che perderà le foglie. Che perderà la voglia. La sua primavera è stata dolce, la sua estate un temporale. Ma ora gocce tremolanti di autunno si aggrappano ai suoi rami. Malinconia. Soffusa come una luce al neon da una finestra che non sa chiudersi alla ragione. Che non sa perdersi in un fugace respiro di un palloncino innamorato che scoppierà. Senza ali.
Osservo. Lei legge. Chi è? Ha un viso da donna, seduta sul bordo di quella che è stata una fontana. Ha le mani da bambina. Sfoglia attenta il libro. Non riesco a capire cosa c'è in quelle pagine. Ma vedo i suoi occhi rapiti. La sua mente vaga. Intanto, piccioni planano esperti, bagagli si muovono come telecomandati. Ogni tanto un treno parte, un treno arriva. L'altoparlante costantemente annuncia qualcosa. Fa caldo. L'umidità non sfiora la donna che legge. Attenta, non stacca lo sguardo da quelle pagine, dai suoi sogni. Di principesse, principi, amori fugaci, sguardi rubati. Il suo treno non arriva. Volgo lo sguardo anche io verso un punto lontano. Torno a guardare. Lei non c'è più. Con il suo libro. Con il suo sogno.
Oggi è un giorno speciale per te. Quanti ricordi in questo giorno. Amici, parenti, pizze, gelati, panzerotti, amori. Il mare. Il pallone. Gli scacchi. Risiko. Le corse in riva al mare. L'ombrellone, tu che scendi in spiaggia, il tuo costume. I tuoi sguardi. Il tuo regalo. Oggi mi vieni in mente, a distanza di 17 anni. Tu che mi hai fatto scrivere. Amore su Amore. Tu, Francesca. Il tuo nome è stato a lungo fonte del mio scrivere. Amore e disperazione: il binomio preferito da me. Le cabine telefoniche, le tue lettere. Diventavo uomo, tu eri già una donna. Poi, poi è stato strano. Ricordo ancora il giorno del tuo compleanno, ma non ti faccio più gli auguri. Ho passato troppo tempo pensandoti. Sei stata troppo ospite fissa del mio cuore. Che si è spaccato e ha sanguinato per te. Già, tu mi hai insegnato anche questo. A stare male per qualcuno. Oggi ti ricordo così. Ma ti ricordo sempre.
(scritto sui gradini della stazione, oggi aspettando un treno. Come se la diga si fosse rotta e le emozioni fossero tornate ad allagare il mio cuore e da qui le mie pagine. Non trovavo da tempo le parole giuste per rappresentare un momento, un passaggio, un attimo..)
Lontano vedo una sorgente
sorgente di acqua purissima
e io sono assetato di acqua
mi avvicino, corro
ma
era un miraggio.
Un miraggio
e me ne accorgo
quando sono
troppo vicino.
Cado in ginocchio
piango
mi dispero
ma sono sempre e solo
nel mio deserto.
E cammino da settimane
da anni forse.
Il sole è troppo forte
troppo forte
Chiudo gli occhi
che sia per sempre
per un attimo
il sole sparisce
dietro le ciglia chiuse
per un attimo
provo sollievo
vorrei per sempre
(Alex)
CONTORNO: Piccola città che si sta popolando.
ESTERNO: Io che guardo distrattamente una vetrina di una fotocopisteria
INTERNO: Una bella ragazza, già vista ieri andando a fare una fotocopia.
AZIONE:
"Ciao, senti, volevo sapere: quanto costa fare una maglietta personalizzata"?
LEI: "Beh dipende, bianca costa X, colorata costa Y"
"Ah ok, ma costa uguale con qualsiasi disegno?"
LEI: "Sì".
"E quanti giorni ci vogliono più o meno per farne una?"
LEI: "Beh, qualche giorno".
Sarebbe il momento di salutarci, la guardo...
"Beh, in realtà cercavo una scusa per entrare e dirti che sei proprio carina" (cuore a mille)
LEI: "GRAZIE" (sorridendo)
"Ok, ciao".
LEI: "Ciao".
Fine del conrtometraggio
E io
Coltre purissima
Nebbia fittissima
Sapore amarissimo
Colore bianchissimo
Sentimento fortissimo
E io.
(Alex)
Mi chiedi dov'è
C'è una magia
mi chiedi cos'è
C'è una magia
mi chiedi dov'è
C'è una magia
mi chiedi se c'è
C'è una magia
mi chiedi perchè
C'è una magia
Perchè noi Amiamo
Ma non basta dire
Abracadabra
Non basta agitare
la bacchetta magica
L'Amore è una formula magica
ma l'ingrediente segreto
è dentro l'altro.
(Alex)
Ciao mamma, ieri era il tuo compleanno. Io la dedica te la faccio ora, così...come nasce dal mio cuore.
Riprendo a camminare
timidamente
in un mondo bello
ma crudele
Tu mi hai insegnato
mille cose
A camminare da solo
a volte
ancora non sono capace
e mi servirebbe
il tuo sostegno
in un sorriso
una parola
un abbraccio.
Mi hai insegnato anche ad amare
ma fa così male
che a volte vorrei
non esserne capace.
Di un amore travolgente
vorrei scoppiare
e non aprire gli occhi
un attimo dopo.
Mi hai insegnato
a dire sempre
la verità.
Ci provo.
Ci riesco.
Ma ho tanta paura
ora.
Di rimanere solo
Anelando
un tuo sorriso
una tua parola
un tuo abbraccio.
(So che mi ascolti, mi guardi, mi guidi, ti preoccupi per me. Il mio regalo per te è stato non piangere oggi. Anche se ora ne sento un gran bisogno. Se puoi, abbracciami ancora una volta, mamma, tienimi la mano sulla fronte, asciugami le lacrime. E dimmi che tutto andrà bene. Come quando ero piccolo, come quando avevo paura. Come quando la vita ti passa sopra come un treno. Ti voglio bene, mamma. Tanti auguri)
LA NOTTE
La notte
ti porta nei suoi appartamenti
ti trascina nelle sue stanze
Apri la porta
è tutto meraviglioso
Lei chiude la porta
Tutto diventa Nero
Nero come Lei
Ti incatena a sè la Notte
Ti seduce la Notte
Ti porta in cantina la Notte
Sogghigna la Notte
Ride la Notte
Ti abbraccia la Notte
Ti costringe in ginocchio la Notte
Si fa amare la Notte
E poi
ti sputa via la Notte
(Alex)

CHIUSO PERCHE'
QUESTO
NON E' IL LUOGO
ADATTO PER
ME
Momenti
sensazioni
intense
da togliere il fiato
E accorgersi all'improvviso
che stai strignendo tra le braccia
ciò che vuoi
ciò che desideri
Momenti
intensi
respiri
Meraviglia!
Dolce Favola della Mattina
....raccontano che per ogni fatina ci sia un angioletto. E che gli uni si prendano cura delle altre e viceversa. Le fatine ci sono nei momenti in cui gli angioletti hanno paura di non avere più le ali per volare, gli angioletti ci sono quando le fatine temono di non avere più forza nella loro bacchetta magica.
Le fatine usano la loro polverina magica per restituire le ali e il sorriso agli angioletti, gli angioletti una carezza per ridare alle fatine i loro poteri, che sono infiniti.
A volte fatine e angioletti riescono anche a stare vicini vicini e tutto è più bello quando succede. Sorridono e si vogliono bene, e forse sono indispensabili gli uni per gli altri. Ali e bacchetta magica, sorrisi e carezze. La fatina è molto bella, l'angioletto lo sa e la protegge da tutti quelli che potrebbero farle del male.
Vorrebbe anche regalarle quello che cerca, ma al momento può solo dirle che andrà tutto bene. Però lo fa con tutto il suo cuore....
Oggi mi sento dolce ed esuberante. E auguro a tutti una giornata spumeggiante...ed esplosiva

Racconto triste
Quella mattina, aprendo gli occhi, lui la cercò al suo fianco come da tre giorni a quella parte. Era stato un week end meraviglioso. Avevano vissuto come due fidanzati. Avevano pranzato insieme, avevano riso insieme, avevano fatto l'amore, erano stati a dirsi cose belle. Avevano giocato insieme. Erano andati al cinema insieme.
Quella mattina, però, allungando il braccio e la mano lui non la trovò. Quel letto era diventato troppo vuoto, troppo grande.
Accanto a lui non c'era il suo sorriso, non c'era la sua bocca. Non c'erano le sue labbra. Non c'era il suo profumo. Non c'erano le sue gambe. Solo il lenzuolo, tirato via senza fare troppo rumore.
Pochi istanti e lui si ricordò della sera prima. Avevano fatto l'amore con intensità, con passione. Fino allo sfinimento. E poi lei, piangendo, gli aveva detto che il giorno dopo sarebbe partita. Che le loro vite erano troppo diverse, che non avrebbero mai potuto vivere insieme. Che lei non ci credeva nell'amore, non ci credeva più. Che lei si faceva troppe domande per poter andare d'accordo con un uomo che se ne faceva altrettante.
Lo aveva detto tra le lacrime, lui aveva cercato di consolarla, le aveva detto che le distanze non sono impossibili da colmare. Nè quelle chilometriche nè quelle di due vite diverse. Ma lei era convinta di quello che diceva. Era sempre stata convinta in quei tre giorni. Di tutto. Forse aveva pensato anche che sarebbe stato bello passare tre giorni senza porsi domande. E quei tre giorni erano finiti. Ora era il momento di tornare a ragionare, a pensare.
Lei non sapeva che lui adesso per la prima volta, alle nove di mattina, ci stava pensando davvero. Fino a quel momento aveva vissuto nel suo abbraccio, nei suoi baci. Anche lui era riuscito a non pensare, a non porsi troppe domande. Aveva vissuto quel week end come un regalo inatteso. Da scartare con attenzione. Come a Natale si fa con i soldatini, con i lego.
Ma ora? Ora era giorno. Era tutto chiaro. Era stato un addio quello della notte. Un dolcissimo amarissimo bellissimo addio. E i sogni? E le speranze? Quel letto era grande e freddo. Anche se c'era ancora l'odore di Milena. Il suo profumo su ogni cosa. Lui, Andrea, cercava di sentire ancora una volta qualcosa di lei, cercava di non staccare la mente dai momenti passati. Non voleva rovinare tutto. Ma forse aveva rovinato tutto. Perchè era stato lui a cena a dirle: Ho paura di starmi innamorando di te.
Lei aveva reagito con un sorriso, poi non aveva parlato più. Ma lei forse non era la donna che si innamorava. Forse l'addio l'aveva meditato in quegli attimi. Aveva regalato ad Andrea ancora una volta lei, completamente, il suo corpo. Ma una volta ancora. Forse indimenticabile. Forse proprio perchè l'ultima.
Andrea si alzò. Aveva mal di testa. Barcollava. Voleca chiamarla. Non lo fece. Non quella mattina. Quella mattina voleva affogare il dolore nel nulla. Tornò a letto, sotto le coperte. Fuori il cielo era bianco, bianco e inutile. Bianco e febbricitante. Andrea chiuse gli occhi, li sentì grondanti lacrime. Ma lei non c'era. Li sentì avvolti nel sottile velo della malinconia. E un dolore troppo forte lo prese al cuore. Milena era lontana. Chiuse gli occhi al mondo. Chiuse gli occhi. Li chiuse. Come persiane che si chiudono a una primavera sfuggita troppo in fretta. Scappata tra i vicoli di una città sconosciuta. Sgusciata via con il vento a cancellare anche il profumo. E a spezzare le foglie appena nate sugli alberi.
L'Amore perfetto non esiste.
E' come il Delitto perfetto o la Tempesta perfetta. Per uno che capita, milioni sono quelli che ci credono e che poi rimangono delusi.
Ma poeti e scrittori e pittori e musicisti ne parlano lo stesso. Perchè l'Amore perfetto è un po' come il post mortem: nessuno è mai riuscito a dirci com'è, ma tutti immaginano sia qualcosa di meraviglioso.
Voglio essere
quella lacrima
di pioggia
che trova posto
in una pozzanghera
diventando
anche io
il tutto
Inzuppato
di speranza
(Alex)