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Scrivo in nero, perchè sono nero.
Come si fa a rovinare (o almeno cercare) la vita di una persona, anzi due? Semplice, basta essere genitori di un certo tipo. Del tipo che non bada alla felicità della figlia.
Piccola spiegazione: ieri in ospedale per stare vicino alla mia cucciola. C'erano anche i suoi genitori. Insomma, lo sapevamo che ci saremmo visti. Ed ero anche felice di conoscerli. Anche se forse era un po' presto. La giornata passa, parlo abbastanza con il papà, la madre non spiccica una parola. Poi, nel pomeriggio, lei inizia a dire alla figilia che forse stiamo correndo troppo (solo perchè volevo starle vicino ieri?). Quando tornano a casa, vuotano il sacco tutti e due:
Non lo accetteremo mai. Nè esteticamente nè per altre cose. E' magro, così cosà, chissà che malattia ha. Tu devi aspirare al meglio, a un uomo di serie A. Poi, è separato, chissà perchè è separato. Non lo devi frequentare. Chissà cosa direbbero al paese se sapessero che è il tuo fidanzato. E a Firenze, al raduno, devi giurare che lui non ci sarà. Verremo anche noi, ci faremo trovare in stazione. Non ti daremo più i soldi.
Due giorni d'inferno per lei e di conseguenza per me. Sentire la mia cucciola piangere, averne voglia anche io. Mi sembra assurdo, mi sembra un'altra epoca. Eppure è vero, è questa epoca. Cosa dovrei fare? Lei non vuole che finisca, io neanche. Ma un giorno dovrà scegliere, temo...e poi ora non è indipendente, non può fare tutto quello che vuole.
A loro interessa davvero solo l'apparenza? Ma poi non credo nè di essere brutto, nè tantomeno di serie B. Forse qualcun altro è di serie ancora inferiori. Sono offeso. Per me loro non esistono più. Che non hanno neanche avuto il coraggio di dirle a me queste cose. Sono stati capaci solo di spegnere il sorriso e la gioia sui volti di due persone che stanno vivendo una cosa bellissima insieme.
Vorrei solo che la mia vita potesse scorrere felice. Invece ci sono continue dighe. E ora questa come la supero? Vorrei la mamma, parlarne con lei. Troverebbe il modo di aiutarmi e tirarmi su.
Combatterò per questo amore. Combatteremo, so che lo farà anche lei.
Ma stasera sono terribilmente depresso. E vorrei dirgliene ben più di quattro a queste due persone..
Va bene volere che la figlia mi conosca meglio. Ma infatti non avevamo mica intenzione di sposarci. Ci stavamo frequentando proprio per conoscerci meglio. Ma non fermarsi all'apparenza. No. E poi che apparenza? Quale? Come si permettono di giudicarmi, loro...
Questa è per te, cucciola:
Combatterò
urlerò
contro la Luna
se i suoi raggi si nasconderanno
impedendomi di vedere la mia Stella
Combatteremo
perchè questo cielo
non rimanga congelato
dalla cattiveria di una terra inospitale.
(Alex)
Visto che si avvicina il raduno, un omaggio alle amiche "baglioniane" che passano da qui. E ci rileggiamo giovedì...

E' così lontana quella sensazione di vestiti appiccicati di voglia di bere di bagni in acqua per togliersi di dosso il sapore di estate. E' così lontana la spensieratezza di certi pomeriggi di agosto, ora ingolfati in lunghi cappotti e sciarpe colorate. E' così lontano il progettare l'agire l'uscire di casa per sorridere. E' così lontana jeans t-shirt e via. Ora che l'inverno sta colorando questa spiaggia queste case questi cuori. Questo mare. Imbronciato stamattina, come un bambino capriccioso che non vuole alzarsi per andare a scuola.
Se almeno ci fosse la sua mamma, quel mare forse non piangerebbe. Ma sussurrerebbe. Non strepiterebbe, ma coccolerebbe. Non si agiterebbe, ma si accuccierebbe tra gli scogli della sua vita, come cuscini di lunghe nottate. Aspettando l'abbraccio. Aspettando l'attimo. Aspettando la vita.
Un'onda. Un grido. Dove sei, mamma?
Così come me l'hai regalata, dicendomi di scriverla sui nostri blog. Grazie amore mio.
24-11-2005
Mentre ti aspetto riascolto la nostra canzone, mi emoziono ogni volta ripensando a ogni singolo momento vissuto con te. I tuoi occhi dentro i miei sembrano due fiamma ardenti di desiderio, le tue carezze che sfiorano il mio corpo somigliano a un soffio leggero di vento che dà i brividi, far l'amore con te è come un tango argentino, pieno di passione e sensualità, le tue coccole sono come dolcissimi pasticcini alla crema, da gustare piano. Sei meraviglioso, te lo ripeterò all'infinito, noi due insieme siamo una cosa sola piena d'amore, di quell'amore totale e completo che si prova una sola volta nella vita. Grazie amore mio, di avermi fatto rinascere con te, di essere la mia ancora di salvezza, il mio rifugio caldo e accogliente, il centro della mia vita e dei miei desideri, grazie di essere come sei...ti amo da morire
Tua ora e per sempre
Laura
Dichiarazioni di Totti in settimana: Non mi farò allenare mai più da Capello. A Emerson stringerò la mano solo per educazione.
Dichiarazioni di Totti alla vigilia: Mi aspetto una grande vittoria della Roma sulla Juventus.
...poi arriva la partita
45' Nedved
56' Ibrahimovic
59' Trezeguet
61' Trezeguet
65' Totti su rigore
Risultato finale
Roma 1
Juventus 4

Totti, te le ricordi quelle 4 ditine?!
GRAZIE RAGAZZI!
Ho vissuto un anno dietro a false speranze. Dietro a sentimenti sempre equivocabili, mai chiari. Dietro a chi, pur sapendo quanta sofferenza potesse portarmi, si comportava come voleva.
Un anno che mi ha segnato, ma che non mi ha distrutto.
Poi è arrivato chi è stato capace di farmi battere forte il cuore, chi è felice e aspetta i giorni in cui ci vedremo. Chi mi sa regalare amore, dolcezza. Chi non si può equivocare. Chi sembra la persona giusta per me. Chi non mi trascura, chi apprezza le mie parole e i miei gesti.
L'anno che ho passato dietro brandelli di sogno mi ha insegnato molto. Son contento che quel sogno si sia strappato definitivamente, sono cadute anche le ultime tende. Le ultime bende che cercavano di medicare un cuore ferito facendogli solo più male, facendolo bruciare.
Avevo bisogno di baci, di abbracci. Di tenerezza. Di chiacchiere. Di incontri. Di vita vicino. La persona che adesso mi fa battere forte il cuore l'ha capito, lo fa perchè le fa piacere. Ed è questa la cosa più bella di questo mio ultimo anno.
Vorrei scrivere di Te
ma non ho aggettivi
solo voglia di viverti
colorata come sei
Amante e compagna
dolce e passionale
speciale Donna
I sogni sono come le farfalle. Non serve acchiapparli, ma è meraviglioso guardarli volare.

Son qui che mangio il tuo dolce. E pensare che l'hai fatto per me mi fa sentire felice. Felice al punto che è difficile scriverlo. Per me che sono abituato a scrivere poco la felicità.
Ma oggi non posso davvero non scrivere. Anche se son stanco e se tra quattro ore avrò la sveglia. Mi hai regalato un'altra giornata meravigliosa, come tutte quelle in cui ci siam visti finora. Mi hai abbracciato, mi hai baciato, mi hai fatto sentire amato. In un certo senso sei l'incarnazione di quel che io cercavo. Mi coccoli, adori essere coccolata, ti piace il contatto fisico. Mi guardi con occhi innamorati. Mi piace pranzare con te, camminare con te, ascoltare la musica, parlare con te. Mi piace anche solo stare a guardare i tuoi occhi quando sorridono. E in questi giorni li ho visti spesso sorridere.
Ieri parlavo di inquietudine, di paura. Beh, in buona parte dipende dal mio essere insicuro, da ciò che mi è capitato finora nella vita. Ma oggi, più passavano le ore, più sentivo svanire questi timori. Sei magica?
In treno ho ascoltato il tuo cd, ma soprattutto ho riletto la poesia che mi hai dedicato. E sì, a un certo punto volevo piangere. Ero commosso. Mi vien da ridere invece se penso che a volte in te vedo la versione femminile di me. E non pensavo esistesse. Non perchè io mi consideri chissà chi, ma perchè ormai dubitavo che ci fossero persone in grado di apprezzare la mia dolcezza ricambiandola con gli interessi.
E' una storia appena iniziata, lo so che bisogna stare con i piedi per terra. Però, ci sono momenti in cui mi emoziono più del solito: quando ci siam fermati a guardare gli anelli, quando ti ho chiesto distrattamente che nomi per un maschio o per una femmina ti piacciono, quando ti ho chiesto a te come piacerebbe la casa.
E poi c'è quell'attimo di infinita malinconia quando ci salutiamo. Anche se so che ci rivedremo. Sto talmente bene con te che il tempo vola, che arriva presto il momento di dirsi Ciao. E allora un po' di paura ce l'ho. Paura che il rivedersi debba tardare. Paura che qualcuno possa dire: no, lui non fa per te. Ma poi la tua dolcezza fa passare tutto in secondo piano.
Mi sto innamorando.
Finire di lavorare alle 21.30, andare a ballare, tornare a casa alle 2 e qualcosa, alzarsi alle 5 (tardi) per andare al lavoro, volare in macchina per essere in redazione alle 6. Insomma, sto morendo di sonno. E quando tornerò a casa, dovrò lavorare anche oggi pomeriggio.
Ce la farò?
Quando piango
ti cerco sempre
come quando ero bambino
come quando avevo paura
Stanotte ti ho abbracciata
eri e sei stata con me tutta notte
Ho aperto gli occhi ed eri al mio fianco
Ho aperto gli occhi e non ho avuto paura
Ti ho stretta forte al petto
e una fitta lancinante ha bagnato i miei occhi
Mi manchi tanto
sempre
senza rimedio
E' un anno e mezzo che mi manchi
terribilmente
Mamma.
Poi guardo il tuo sorriso in quella foto
c'ero io vicino a te
Ti voglio bene Mamma.
Grazie anche per questa malinconia
perchè senza di lei, senza di te
sarei una persona arida.
Invece le lacrime bagnano
questi terreni
e li rendono fertili
per nuovi amori
per nuovi sentimenti
per nuove sofferenze
per nuove gioie
Per dirti sempre
Ti voglio bene, Mamma.
Anche ora che sei lontana
anche ora che sei una foto
anche ora che sono un Uomo
ti voglio tanto bene Mamma
Piangerò ancora per te
ma tu sarai il mio morbido cuscino
le mie lenzuola di seta
la mia Mamma
e di nessun altro.
(Alex)
Ho deciso di usare le sue parole, per me, per annunciare a tutti che è iniziata quella che spero sia una storia lunga. Siamo stati tanto insieme in questi giorni, sono stato benissimo. Ho provato sensazioni che avevo pensato di non provare più. E' iniziata la mia nuova vita, con lei. E voglio dirlo a tutti. Lo vorrei urlare a tutti. Commosso, felice, dolcemente. Di una persona che mi ha preso il cuore. Il suo abbraccio, il suo piangere abbracciandomi, le sue braccia intorno a me, le sue labbra sulle mie. I suoi occhi che sorridono insieme al suo viso. La sensazione di vuoto salutandoci, l'attesa per rivederla. E poi queste parole per me. Grazie cucciolotta.
AMORE
Amore,
è il primo sguardo,
colmo d'emozione
e d'attesa;
è un abbraccio,
intenso e forte;
è un sorriso,
dolce e pieno;
è un intreccio
di corpi
che si vogliono,
si cercano,
si completano,
si amano;
è parlarsi
con gli occhi
negli occhi;
è dirsi ti amo,
a ogni bacio;
amare sei tu,
dolcissimo cucciolo,
tenero compagno,
passionale tesoro,
stupendo fidanzatino;
amore è quello che
voglio vivere con te,
ogni giorno della mia vita,
nelle piccole cose
di ogni giorno;
amore è
la cosa più bella
del mondo,
ora che ci sei tu,
dolcissimo amore mio.
Ti amo
con tutto il mio cuore.
(Laura - Dolcestellina)
Lo Spiazzo della Rabbia (quarta e ultima parte)
Erano tutti intenti a urlare. Come le tre donne, anche uomini, bambini e chiunque avesse qualcosa di cui sfogarsi. A un certo punto un rumore di passi, un ragazzo ben vestito avanzava a grandi passi nella piazza. Non faceva rumore, eppure copriva le urla di quello che a tratti poteva essere un girone infernale. Trovò uno spazio tutto per sè. Sorrideva. Non aveva il viso tirato, non era pronto a urlare la sua rabbia. Però stava per gridare. Non era girato verso il niente, ma verso il centro della piazza. Non richiamava l'attenzione di tutti, eppure tutti lo guardavano. Affascinati da quello sguardo, inebriati da quel sorriso. Per un attimo la piazza ammutolì. Eppure quel ragazzo non aveva chiesto la parola, non si era schiarito la voce. Ma era come se...nessuno sapeva spiegarsi il perchè...Semplicemene osservavano, attenti alla prossima mossa di quel tipo, arrivato dal nulla. Sbucato dal colonnato, come tutti gli altri.
Cos'era quel sorriso? Dava quasi fastidio. Come dà fastidio la felicità di chiunque quando si è arrabbiati con il mondo. Cos'era quel portamento fine? Non aveva proprio nessuno contro cui scagliare i suoi dardi infuocati, quel ragazzo? L'attimo fu lungo. Il ragazzo adesso aveva sì l'aria di chi si prende il centro della scena. Guardava tutti negli occhi, occhi rosso fuoco che ancora dovevano fare a pezzi qualcuno, che fosse il capo ufficio o i compagni di scuola. Con un solo sguardo, lui guardava tutti. Sapeva che tutti lo guardavano. Aveva deciso di non passare più inosservato. Aveva capito che serviva il suo urlo per cancellare tanti altri urli. Aveva capito quello che nessuno, su quella piazza, sembrava ancora voler capire.
Il silenzio si protrasse per altri istanti. Interminabili. Sembrava che qualcuno avesse tolto l'audio a una tv accesa. All'improvviso. Dal baccano al silenzio. Lo Spiazzo della Rabbia era ora la Piazza dell'Attesa. Che a volte è anche più frustrante della rabbia. Maledizione, parla. Un brusio iniziò a serpeggiare tra la gente, un brusìo che rischiava anch'esso di diventare odio. Per quel sorriso.
Era il momento, adesso. Era il momento giusto. Il ragazzo urlò. Urlò con quanto fiato aveva in gola. Miki, ti amooooooooooooooooooo!
Lo Spiazzo della Rabbia....soffocata da un urlo controcorrente.
Per alcuni giorni lo scandalò si impadroniì della cittadina. Quell'urlo aveva fatto danni. Inimmaginabili. Ci fu una crisi dell'amministrazione. Il sindaco fu costretto a dimettersi perchè quella piazza non era stata costruita per urlare il proprio amore. Quel ragazzo andava fermato, ci volevano guardie all'ingresso della piazza per bloccare chiunque sorridesse. Dentro l'arena doveva entrare solo il sangue. Lo stesso ragazzo fu processato per disturbo della quiete pubblica. Sì, proprio per questo reato, anche se qualcuno sorriderà. Lo Spiazzo per qualche tempo fu posto sotto sequestro dal magistrato che voleva vederci chiaro. Capire il perchè di quel folle gesto da parte del ragazzo. In pochi giorni la confusione prese il sopravvento. Le certezze erano diventate incertezze. Eppure fino a quel giorno tutto era filato liscio: insomma, si sapeva che quella piazza serviva a urlare rabbia. Per urlare amore c'erano i corsi e i viali normali. Solo che nei viali e nei corsi difficilmente qualcuno urlava, tantomeno amore.
Al processo davanti al giudice, il ragazzo si giustificò con poche parole: Ero così felice che volevo dire a tutti che ero innamorato. E quello mi è sembrato il posto migliore per farlo. Fu condannato comunque, pur proclamandosi innocente. Ma con l'attenuante di aver comunque riconosciuto l'importanza strategica di quella piazza. Ma quando si trattò di stendere l'accusa, questa cadde. Il giudice infatti non trovò nessun articolo che condannava un urlo piuttosto che un altro. Si dimise anche il giudice.
Il magisrato dissequestrò la piazza: non era stato trovato niente di anomalo. Nessuno strano gas esilarante aveva portato il colpevole a sorridere così spudoratamente.
La piazza. Già, che fine fece? Per un po' perse il suo fascino. Era stata in un certo senso dissacrata, come una chiesa. Ma un bel giorno altri giovani seguirono le orme del ragazzo e andarono proprio lì a urlare i loro sentimenti. Sembrava che portasse fortuna. All'inizio, vennero visti come i seguaci di una strana setta. Ma poi se ne aggiunsero altri di uomini, donne, bambini che venivano in piazza a sorridere e a gridare le loro vittorie.
Lo Spiazzo della Rabbia era semplicemente diventato Piazza della Libertà. E al centro vennero costruiti, per par condicio, due obelischi: alla freccia di Cupido e alla Freccia Velenosa.
(fine)
Lo Spiazzo della Rabbia (terza parte)
Le lacrime le appannavano gli occhiali. Ma perchè la vita doveva essere così ingiusta con lei? Perchè le sue compagne venivano invitate fuori, a ballare o anche semplicemente in pizzeria. O a qualche festa di compleanno. E lei, invece, era sempre da sola, fuori da tutto? Cosa aveva lei in meno di loro? Non si era mai sentita bella, Paola, ma certo i ragazzi la facevano sentire ancora meno bella. E le sue compagne la trattavano come un'emarginata. Una folle corsa era quella che stava facendo. Una folle corsa per arrivare a quella Piazza. Si guardava distrattamente nelle vetrine. No, non aveva dei brutti occhi. Il fisico era un po' robusto, certo, ma in fondo ai ragazzi non piacciono quelle con il seno abbondante?
Quella lacrime le osuravano la vista. Sembrava come quando piove, vedi tutto appannato. Semafori, incroci, passanti, macchine. Chissà se qualcuno si accorgeva che quella ragazzina stava piangendo. No, non sarebbe mai stato così. Nessuno se ne sarebbe accorto. Lei passava ancora una volta inosservata. Voleva urlare, chiedere il perchè a Dio. Perchè? Perchè non l'aveva fatta bella, affascinante, con delle belle gambe, con 10 decimi di vista? Perchè non le aveva tolto qualche brufolo regalandole uno di quei sorrisi maliziosi che tanto fanno piacere ai ragazzi? Perchè a 15 anni doveva ancora essere all'oscuro di cosa si prova baciando qualcuno? Beh, a parte quando era piccola e aveva giocato con il suo cuginetto a marito e moglie.
La piazza, eccola. La sua folle corsa stava per concludersi. Avrebbe gridato con tutto il fiato che le rimaneva. Anche perchè così forse Dio l'avrebbe ascoltata. Così non avrebbe più potuto vivere. Magari Dio l'avrebbe ascoltata e avrebbe lanciato a folle corsa un aereo sulla sua testa. Sì, ecco, voleva morire. L'avrebbe detto al Cielo, alle nuvole, a quel monumento in mezzo alla piazza, l'Urlo di Munch.
Il resto non contava più nulla. La famiglia neanche. La famiglia non capiva. La famiglia l'aveva fatta nascere brutta. Era colpa loro. Sì, era colpa loro. Anche per loro avrebbe urlato. Paola, niente più lacrime. Ora solo rabbia. Tanta.
Lo Spiazzo della Rabbia (seconda parte)
Maura quella mattina era stata licenziata. Dopo dieci anni di servizio in una società per le telecomunicazioni. Era ingegnere, Maura. Aveva un ruolo importante in azienda e un rapporto meraviglioso con il presidente, con l'ex presidente anzi. Quando era arrivato Giovanni, il rampollo di una famiglia di estrazione elevata, le cose si erano complicate. Giovane, convinto di poter avere tutto, aveva iniziato con la avance ai danni di Maura. Avance sempre più spinte perchè lui era il capo. Ma Maura era arrivata fin lì solo perchè era brava e competente, di certo non cercava compromessi per scalare anche gli ultimi gradini. Come si poteva definire, quello? Mobbing. Sì, mobbing. Fino al giorno in cui Giovanni aveva deciso di licenziarla in tronco. Quello era il giorno. Quello era il momento per tornare nello Spiazzo della Rabbia. Tante volte Maura era andata lì per sfogarsi dopo giornate dure, da 14-16 ore di lavoro al giorno.
Questa volta però se la sarebbe presa solo ed esclusivamente con quel porco del presidente. O forse con tutti gli uomini. Sì perchè in lei, a 34 anni, ormai questa stava diventando una certezza: gli uomini vogliono solo quello dalle donne. Aveva infatti appena finito una relazione lunga 3 anni proprio perchè il suo compagno aveva deciso, una mattina, di farsi trovare a letto con una sua collega. La giustificazione? Tu lavori troppo, non pensi mai a me e al sesso. Bella giustificazione. L'aveva sbattuto fuori di casa, ritrovandosi sola in una casa troppo grande. Ma aveva il lavoro, che la impegnava effettivamente tanto. Si era incolpata di aver fatto naufragare quella storia. Ma si era buttata a capofitto sul lavoro. Ancora di più. Ci credeva in quello che faceva. Ci credeva al punto da sacrificare la sua vita privata. Ma non al punto di andare a letto con quel biondino dai modi bruschi. Eccola, la Piazza. Piena di gente, come al solito. Eccola, la Piazza. Avrebbe occupato la solita mattonella, avrebbe urlato contro quel porco, contro la specie umana. O forse contro se stessa, mai in grado di accettare compromessi. Nè da giovane, quando però te lo puoi permettere, nè ora, quando forse dovresti accettare a volte di violentare la tua indole. Non aveva bisogno di niente altro, ora, solo di urlare con quante più forza aveva dentro. Solo urlare. Al resto avrebbe pensato dopo. Ora c'era lo Spiazzo, c'era lei. C'erano altre urla. C'era il suo urlo.
Lo Spiazzo della Rabbia (Racconto)
Roby non sapeva perchè era lì. Girava tra le vetrine, confusamente immerse tra saldi e stranezze della moda. Girava come ipnotizzata dalla necessità di non pensare. Ma in realtà il pensiero di non pensare era un pensiero. Era uscita di casa sbattendo la porta. La madre non la capiva, il padre tantomeno. Il suo ragazzo era lontano, per lavoro. Attraversò il ponte dove il fiume cresceva paurosamente per la pioggia battente che rifletteva le luci dei lampioni sul marciapiede tortuoso.
Quante volte aveva superato quel ponte per andare in università. Quando i sogni erano: la laurea, un lavoro, una casa. E ora? Aveva quel pezzo di carta, ma a cosa le serviva? E poi, a dirla tutta, con il suo fidanzato le cose non andavano. E ora ci si mettevano anche i genitori. Cazzo. Sì, voleva urlare la sua rabbia. A pensarci bene lì stava andando, in un punto della città designato proprio a sfogare la propria rabbia. Lo aveva reso ufficiale il sindaco perchè un sondaggio aveva chiarito che urlare fa distendere. E più urli, più ti calmi. Da quando era nato quel posto, lo Spiazzo della Rabbia, erano diminuite le rapine, le violenze e si viveva meglio. E il sindaco era stato rieletto. Roby, in realtà, era sempre stata contraria a questa strana idea e sorrideva ironicamente ai suoi amici che le dicevano: guarda che funziona.
Ma ora stava andando proprio lì. Voleva scoprire come poteva stare meglio. Era la sua mossa disperata. In fondo meglio urlare che tenere tutto dentro. Bisognava solo vincere un po' di timidezza.
Entrò in questa piazza, sempre vista da fuori. Con sua grande sorpresa era piena di gente di tutte le età: c'era il manager, la donna incinta, il nonnino delle bocce, il bambino con la cartella in spalla. Urlavano, urlavano tutti. Le stava quasi per scappare un sorriso e si disse che questo già era un miracolo, riuscire a sorridere nelle condizioni in cui era. Ma certo non poteva essere merito dello Spiazzo della Rabbia. Eppure quelli che urlavano le peggiori cose avevano uno sguardo tutto sommato sereno. E nessuno si occupava degli altri.
Le stava cominciando a piacere quel posto. Ora bisognava solo concentrarsi, focalizzare il bersaglio. E poi colpire duro. Lo aveva detto a un convegno un famoso psicologo. Non bisogna disperdere la rabbia, ma veicolarla verso un'unica direzione. Assumerà più forza, forse farà più male, ma la psiche si svuoterà anche prima. Bisognava capire con chi prendersela, con chi dei tanti soggetti che le stavano rovinando la vita.
Roby si prese uno spazio sufficiente per poter urlare, cercò un posto dove non aveva nessuno di fronte. Sentiva crescere la rabbia. Sentire tante rabbia vicine rinforzava il suo risentimento. Era come quando stai per starnutire, guardi il sole e poco per volta ti viene. Ti viene. Sentiva la rabbia arrivare, forse l'avrebbe travolta. Forse l'avrebbe massacrata. Stava arrivando, una violenta voglia di urlare.
(fine prima parte)
Solo due ore fa non si vedeva da qui a lì. Adesso raggi di un sole pallido illuminano i palazzi.
Quanto cambia l'aspetto della città e delle cose quando arrivano i raggi. E' come quando accendi la luce in un ripostiglio buio e ciò che prima ti faceva paura ora ti fa sorridere.

Per te. Oggi
Quella carezza
non era solo sui capelli
era per tutta la vita
per quello che mi avevi dato
per quando mi avevi fatto nascere
per quando mi avevi consolato
per quando mi avevi sgridato
per quando avevi pianto per me
per quando mi avevi tenuto tra le braccia
per quando ti eri preoccupata per me
per quando avevi gioito per me
per quando avevi pensato a me
per quando avevi fatto da mangiare per me
per quando sotto la neve mi avevi accompagnato
per quando sotto la pioggia mi avevi asciugato
per quando sotto il sole mi avevi coccolato
per quando tra le nuvole mi avevi portato
per quando i tuoi sogni mi avevi regalato
per quando le tue angosce mi avevi nascosto
per quando sorridendo mi avevi spiegato
per quando disperata mi avevi cercato
per quando attenta mi avevi aiutato
per quando felice mi avevi baciato
per quando forse mi avevi salutato
mentre la morte via ti stava portando.
Quella carezza ce l'ho sempre nel cuore
e quando piango o rido te la dedico ancora
Anche ora gli occhi si appannano
se penso a te, dolce mammina
Quelle lacrime sono frutto del tuo Amore
queste parole sono un regalo per te
per quando sei stata accanto a me
per quanto io sto accanto a te
Per te. Oggi.
(Alex)
Quando ho aperto questo blog ho deciso che il Single doveva diventare un bravo casalingo. Per sopravvivere, per vivere, perchè era l'occasione giusta per imparare a fare tante cose. All'inizio ci ho provato. Ci ho provato davvero.
Adesso, a un anno e due mesi circa di distanza, posso dire che per alcune cose sono davvero un fallimento. E' vero, non ho praticamente mai tempo, tra lavoro e spostamenti in treno o in macchina. Ma anche quando ne ho un po', mi dedico ad altro, come a internet, al blog. Intanto, le cose da fare si accumiulano, Precisiamo subito: io non so stirare, ma vabbè, è una cosa che posso imparare. E nella disperazione, comunque, non alla perfezione, ma lo faccio. Lascio i piatti nell'acquaio, ma ci rimangono a lungo. A lungo. Vestiti, buste varie, sono in giro. Anche perchè onestamente non ho spazio. Ma difficilmente mi alzo una mattina e dico: oggi dedico la giornata alla casa. Lavo, faccio il bucato, ok, ma solo quando è strettamente necessario.
Nato idealista, sognatore - badate bene non mi sto concedendo alibi - non riesco a modulare la mia mente sui lavori manuali.
Così, ora, direi che il progetto Single bravo casalingo è fallito. E so che non riuscirò mai a esserlo davvero perchè dentro di me non ne ho voglia.
Quello che mi manca in tante cose è costanza, impegno, voglia di. Mi succede anche in altri campi. Chi mi conosce un po' meglio, lo sa. Solo se una cosa mi interessa veramente tanto la faccio con entusiasmo. Fin da quando ero bambino, la mamma cercava di farmi fare le lettere e io dopo un po' le dicevo che avevo mal di testa. All'asilo una insegnante - con molto tatto - mi disse che ero uno scansafatiche. Ma in realtà non è così perchè comunque sto conducendo una vita oltre tutti i ritmi umanamente possibili. Mi alzo il 50 per cento dei giorni alle 4 di mattina andando a dormire sempre dopo mezzanotte, torno a casa alle 4 passate di pomeriggio e mi metto a fare un altro lavoro, spesso fino a quando non vado a dormire. Il mio tempo libero è pochissimo. Ma soprattutto i due lavori mi portano ad arrivare a fine mese solo per opera e virtù dello spirito santo.
Poi, magari mi guardo in giro e vedo mio fratello, molto diverso da me. Lui è sempre stato ordinato, ha sempre fatto tutto in casa. Fortunata sua moglie, decisamente. E del resto non sono poche le persone, anche la mia ex suocera, che ogni tanto en passant dicono: lui questa cosa la fa, lui questa cosa non la lascia indietro.
Un po' lo invidio, lui. Perchè ha una carattere più forte del mio. Ok, forse lui non sa trasmettere le emozioni come me, ma nella vita di tutti i giorni lui vive. Ha amicizie, una persona che lo ama, un lavoro che gli permette di arrivare a fine mese senza l'affanno. Intendiamoci, io voglio un mondo di bene a mio fratello, vorrei solo assomigliargli un po' di più. E lui mi direbbe: basta volerlo. E' vero, basta volerlo.
Questo Single non diventerà mai un bravo casalingo, ha un sacco di difetti. Maledizione. Potrei consolarmi dicendo che i geni in fondo son sempre stati così, un po' disordinati e scapestrati.
Però, tante cose non me le sono voluto io. Non è colpa mia se non avevo genitori che mi hanno potuto regalare una casa, non è colpa mia se una mia amica è diventata amica per la pelle della mia ex moglie, tanto da andare tutti i giorni o quasi a metterle in ordine casa, a stirare e a farle il bucato. Una mia amica che al momento della separazione se l'è arruffianata bene mia moglie, con la scusa della solidarietà femminile. ricoprendomi di insulti.
Prima di sposarmi, io stavo bene economicamente. Dopo, è stato continuo salto nel vuoto.
E ora ecco, questo è il mio piccolo bilancio di un anno e due mesi. Piuttosto deludente. Almeno dal punto di vista pratico. Perchè per il resto, mi ritrovo molto di più in questa vita piuttosto che nell'altra.
Ma il progetto Single Casalingo è miseramente fallito.