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giovedì, 31 agosto 2006
Postato da Mousi

Questo è un racconto scritto l'anno scorso, in certi momenti lo stato d'animo mi sembra simile. Ve lo scrivo, se vi va di leggerlo.


A volte vorrei spegnere tutte le luci

e aspettare che mi porti via



Sì, lo penso, in questi giorni specialmente. In questi mesi. Perché io ho paura del buio, di quello totale. Ed è ciò che ho dovuto affrontare spesso in questo periodo. Viaggiare di notte, fuori città, a volte contro l’ignoto di una strada che non conoscevo, con l’unica compagnia rappresentata dai fari. In una tormenta di neve o dentro un muro di nebbia. L’ho affrontata questa paura, ma ci sono momenti in cui vorrei immergermi in questa paura e farmi portare via. Non so dove, ma in un posto dove ci si può lasciare andare senza qualcuno che ti dica di reagire. In un posto dove si può sorridere o stare zitti, non come marionette, ma quando si sente di farlo. In un posto dove poter accendere la luce su qualcosa solo quando davvero se ne ha voglia. In un posto dove si può amare. Amare riamati.

Sì, forse ho affrontato alcune mie paura in questi mesi, ma ho anche pianto tanto. E avevo smesso. Ora ho ricominciato. Nel silenzio, nel buio. Stretto a una foto, chiedendomi perché seduto per terra. Disperato. Perché non mi può amare chi io amo? Perché non mi può amare qualcuno? Perché io sono così fragile? Perché tu mamma non mi puoi aiutare? Da quando te ne sei andata, sai, ho dovuto affrontare le prove più dure della mia vita. Quando c’eri tu, ne avevo affrontate altre, ma sapevo che a fine giornata potevo parlarne con te. Per un consiglio, un semplice ti voglio bene. Un abbraccio o un sorriso. Una carezza sui tuoi capelli. Adesso ci provo ancora e sempre a parlarti, tu sei una presenza costante nella mia vita. Ma a volte mi sento così solo, disarmato. E allora dormo abbracciato con la tua foto, con te. Come quando ero bambino, e la mattina venivo nel tuo letto, in mezzo a te e a tuo marito. La domenica. Che bella la domenica da bambini. E’ festa. Si fa quello che si vuole, non c’è la scuola. E poi a pranzo ci sono i dolcetti, presi sempre nella stessa pasticceria. E quel profumo di pasta al forno, di arrosto. Quel profumo di famiglia. Non ci pensi che soffrirai. Ora invece soffro troppo, sai? A volte è davvero mal di vivere.

Eppure, sai mamma, io in questi mesi ho vissuto al di sopra delle mia capacità. Son stato male lo stesso, ma ho affrontato spesso con il sorriso questa mia sofferenza. Perché c’era lei. Te ne ho parlato mamma, te ne ho parlato tanto. Il giorno che l’ho incontrata poi tornando a casa te l’ho descritta. Ero tanto felice quel giorno, ti ricordi vero? Non c’erano lacrime, solo amore dentro di me. Quell’abbraccio mi ha ridato vita. E ora sono state invece parole a togliermela. Chissà cosa mi diresti, tu. Anzi, lo so: mi diresti che non mi merita, che non faceva per me. Mi diresti che devo reagire, che comunque tu mi sei vicina.

L’altro pomeriggio ti ho sognata, reale. In questa casa. Una luce sul muro. Che strano, una luce mentre io stavo sognando di spegnere l’interruttore per sempre. E di lasciarmi andare. Vedi, non l’ho fatto…non ho il coraggio. Non sono capace di porre fine alle mie sofferenze. E so che tu non lo vorresti. Eppure a volte è forte questa sensazione. Mi sento solo, inutile, sento solo le lacrime che mi salgono dal cuore e dallo stomaco fino alla gola e agli occhi. A volte non riesco neanche a respirare per reprimere un pianto. Poi non lo reprimo più perché sono solo. E scorrono le lacrime, mi rigano il volto. Mi fanno sentire più vuoto, dopo. Non rilassato, ma vuoto, svuotato.

Tu mi hai visto, mamma, l’altro giorno: ero accasciato per terra, senza forze. Solo per domandare un perché che non c’è. Sento che io quella persona la continuerò ad amare anche se ora mi fa tanto male. Sento che lei non sa quanto è importante per me. Sento che avrei voluto essere io quello per cui scrive adesso delle canzoni. Perché in fondo io per lei l’ho fatto. Mi sono lasciato travolgere, non ho alzato barriere. Eppure, avrei dovuto, reduce da una batosta. Avrei dovuto mettere una diga ai sentimenti, o forse sarebbe crollata. Io credo che anche tu, mamma, mi stia conoscendo meglio adesso. Quando c’eri, io raramente ti confidavo ciò che avevo nel cuore. Anche se tu lo capivi perfettamente guardandomi negli occhi. Ora mi guardi dentro il cuore. Sai che in questo momento è stanco, che vorrebbe fermarsi. Che ha dentro solo un orologio invisibile che lo costringe ad andare avanti. Lo senti, vero?

Mamma, vorrei parlarti anche di altro. Ma in questo momento, in questa serata mi va di parlarti solo di lei. Il suo sorriso è stato un ponte per il mio sorriso. Ero in fondo a un burrone, cercavo di attaccarmi con le unghie per risalire. Lei mi ha regalato le sue due mani. Mi ha tirato su, mi ha fatto vedere com’è bella la vita da sopra a un monte. Poi, però, mi ha lasciato la mano. Mi ha spinto giù. E ora son di nuovo a terra: la vedo da lontano, che si allontana. Ma soprattutto non ho più le unghie per rimettermi a salire. E mi sembra troppo lunga la salita. E io non ne ho voglia. Di provarci. Non ho forse neanche voglia di innamorarmi. Di provare di nuovo qualcosa di forte. Perché io non so provare qualcosa di meno. Sono fatto così: le passioni mi scuotono, come un frullatore. Non so essere una pentola che cuoce piano. No, sono una centrifuga. Il cuore è una centrifuga. Senza le emozioni non so vivere. Ma le emozioni mi fanno anche morire poco alla volta.

Sto cercando di spiegarti perché vorrei spegnere la luce. Le luci. Tutte. E lasciare che il respiro smetta prima o poi. Sì, quella sensazione di soffocamento diventi reale. Accorgermene troppo tardi, quando non posso più fare nulla. Ma poi? Poi quel posto di cui tutti ci parlano esiste? Oppure finisce davvero tutto. Oppure posso continuare a sfogliare l’album dei miei ricordi senza sentire un groppo alla gola. Posso ricostruire qualcosa che non sia capace di rompere. Non so se ne sono in grado. Spesso le cose che ho fatto si sono fermate a metà. Non sempre per colpa mia.

Sono una tempesta, lo sono stato anche per lei. All’inizio. Ma non mi sono accorto che lei poco per volta ha chiuso le finestre. Ho continuato a bussare, ho creato un vortice. E alla fine mi son ritrovato io stesso risucchiato dentro questo vortice. Una tempesta muore in un’altra tempesta. O sul mare di dirada. In quel famoso orizzonte che sono spesso di raggiungere. Dietro una montagna, magari sulla riva di un lago. Mentre un pescatore ci fa ridere, un lampione si accende. Un ovattato silenzio allegro cala come nebbiolina invisibile. Vorrei girare le pagine del calendario all’indietro. Ho brindato alla fine del 2004, ero felice che quell’anno finisse. E il 2005 mi sta regalando solo lacrime. Perché? Torno a fare la stessa domanda. A chi, non so. Voglio il silenzio, sai mamma? Ma nel silenzio inzuppo i miei pensieri. Mentre nelle sue parole vivo i momenti migliori delle mie giornate. Le inseguo come una trottola impazzita. Non è giusto comportarsi così, non è normale. Ma dimmelo tu, come posso fare? Te lo chiedo ogni sera prima di andare a dormire. Non sono capace di amare io? Come posso fare per essere distaccato? Quando imparerò a esserlo? Duro, prima di tutto con me stesso. E’ una bella favola che la dolcezza e la sensibilità ti rendano speciale. Eppure quelle mi hai donato tu. E io diverso non so essere. Se potessi chiederti qualcosa, forse ti direi di rendere il mio cuore duro. Ma so che lo dico adesso. Stando male. Ferito. Il cuore è l’unica porta che mi fa entrare nella stanza dei miei sogni. Se uccidessi anche quelli, sarei già morto.

Eppure forse è quello che voglio. Un colpo di ascia da parte della solitudine. Quello finale. Non rialzarmi più. In quel burrone son caduto chiedendole la luna. Ma quella luna stava già tramontando per sorgere in un altro cielo. Chissà se almeno sulle sue tante facce ricorderà qualcosa di me. Se quando il sole la illuminerà facendola arrossire, ricorderà che anche io una volta la facevo arrossire. Chissà se quando andrà a dormire, la luna ricorderà che una volta sognava di svegliarsi solo per ascoltare la mia voce. Chissà se la luna saprà che tra tante stelle io l’avevo scelta. Proprio perché attorniata di stelle che la rendevano ancora più bella. Chissà se la luna ricorderà i silenzi carichi di parole. Le parole come invisibili formichine che danzavano. Danzavano mentre una musica faceva da sottofondo. Il mio sottofondo. Quell’invocazione, Tienimi con te, che ora mi fa male. La nostra canzone. Luna, almeno lei non regalarla mai a nessuno. Custodiscila tra i tuoi cuscini per quando fai brutti sogni. Sarà un po’ come se fossi io ad abbracciarti. Solo cinque minuti, poi ti lascio dormire. Sorridente come sei adesso pensando a lui. Mamma, questo volevo dirti. Cose che forse ancora non sapevi perché sono in fondo in fondo al mio cuore.

Ora spengo tutte le luci. Se ti va, tienimi compagnia. Abbracciami. Non lasciarmi solo. Non so cosa sono in grado di fare da solo. Vienimi a prendere. Dammi la mano. Fatti accarezzare i capelli. Sii dolce però con me, fai piano, sai che mi fa male uno scossone forte.   
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mercoledì, 30 agosto 2006
Postato da Mousi

Riflessioni e Meditazioni


Quando ami, dici cose bellissime. Scrivi cose stupende. Fai cose meravigliose. Il giorno dopo un amore, quelle parole diventano un abisso. Il ricordo sembra impossibile.

Ma allora, erano vere quelle parole, quei gesti, quelle azioni?


Quando ami, l'altra persona è l'unica che vedi. Il giorno dopo un amore, quella persona la cancelli totalmente dalla tua vita.

Ma allora, come facevi a vedere solo lei? Eri ubriaca?


Quando ami, pensi continuamente a come fare felice l'altra persona. Il giorno dopo un amore, non te ne frega nulla se quella persona si fa del male. Potrebbe anche sparire per sempre dalla circolazione, non ti interesserebbe.

Ma allora, perchè?


Lo so, sono domande senza risposte.

Si apprezza ciò che c'è stato, anche se è finito, solo dopo molto tempo. Quando l'indifferenza prende il posto del risentimento dell'odio. E' proprio vero che si può odiare solo chi si è amato veramente. E che l'indifferenza ci rende meno vulnerabili.

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martedì, 29 agosto 2006
Postato da Mousi

Che strano pensare che un cielo autunnale/invernale mi possa far sentire un po' meglio. Eppure è così. Forse perchè questa estate, e questo agosto, vorrei cancellarli al più presto. A cominciare dal sole, dal caldo, dalle serate in cui il sole non tramonta mai e dalle albe in cui il sole ti fa da guardia già dalle 5.

Estate, mi hai tormentato abbastanza. Ora lasciamo tra le braccia di queste nuvole così accoglienti. Loro sì.
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martedì, 29 agosto 2006
Postato da Mousi

STO MALE


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martedì, 29 agosto 2006
Postato da Mousi

Che belle le nuvole scure verso le montagne. Le coprono quasi. E ora io vorrei essere su una di quelle vette. Per respirare aria buona, non rarefatta. Aria che mi distenda i nervi e il cuore. Aria che mi faccia sorridere. Vorrei sentire freddo. Quel freddo che ti rinvigorisce, in realtà.

Su quelle montagne forse c'è la pace. La pace dell'essere lontani. Dell'essere se stessi, respirando il profumo dello spirito.

Vorrei essere aria. Impalpabile. Ma presente. Una brezza che fosse una carezza.

Vorrei fare qualcosa di concreto. Volontariato. Aiutare chi sta male e sapere che un suo sorriso mi farà sorridere.

Vorrei non avere questa fame nervosa che alla fine mi fa male.

Vorrei avere voglia di fare. E invece mi sento passivo.

Lì, su quelle montagne, magari in una baita, respirerei e non penserei. Non avrei l'obbligo di fare qualcosa. E il mondo sotto di me correrebbe anche senza di me. Non se ne accorgerebbe nessuno, in fondo. Com'è giusto. Ma io mi accorgerei di essere in una stanza senza finestre, ma con un grande cortile nel quale lanciarmi e correre. Correre. Volare. Volare alto. Pazienza se per poco. Ma libero da catene, da vincoli che sono il dolore, la sofferenza, le ore scandite dagli impegni.

Dio, fammi nuvola. Fammi aria. Fammi spirito soltanto. Fammi essere chi non sono. Sereno. Solo così lo sarei davvero.


P.S.: Non ce la faccio a riprendermi questa volta. Mi avvinghio con le unghie a qualcosa che è scivoloso.

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martedì, 29 agosto 2006
Postato da Mousi

In questi giorni mi sento un piccolo McGyver. Ieri ho smontato il pc per cambiare l'alimentatore. Il pc va, ora, ma manca la linea telefonica al modem, dunque sono sempre senza computer a casa.

Un piccolo McGyver, dal cuore triste. Questa potrebbe essere la definizione giusta. E mi domando quando finirà questa lunghissima serie tv in cui sono protagonista.

(Detto fra noi, a casa dovrei sistemarle mille di cose. Ho la lavatrice rotta, tra l'altro e la caldaia che non mi dà più acqua calda).

McGyver non chiamerebbe elettricista e caldaista, io dovrò farlo.
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lunedì, 28 agosto 2006
Postato da Mousi

Sabato sera, ceno da solo.

Posto di mare. All'aperto.

Triste. Il mio onomastico tutto solo.

Ma mangio e bevo per affogare i dispiaceri.



Trofie al pesto

Fritto di calamari (squisito)

Tiramisu (buonissimo).



Cosa faccio, le porto un bicchiere o una bottiglia?

Facciamo una bottiglia.

Ma sì, facciamo quello che si ubriaca. In fondo, non l'ho mai fatto. In fondo, così dimenticherò. In fondo...che bella sensazione. In fondo, non ho bisogno di nessuno.

Notte, in albergo. Caldo, fuori piove grandina tuoni lampi. Ogni lampo ogni tuono mi giro nel letto. Mi sento come Don Rodrigo la notte della peste. Mi gira tutto.

Mi gira la testa. Mi sento di vomitare. Sto malissimo. Ho paura di morire. Accendo la luce, leggo un libro...lui vuole suicidarsi, lei - una sua ex - lo tiene al telefono tutto il tempo del viaggio da Torino a Ginevra. Pur di non farlo morire. Finalmente arriva davanti a casa sua. Attraversa la strada, una macchina la stende, la uccide. Ma lui è salvo.

Spengo la Luce. Sto male. Forse stanotte finalmente troverò il coraggio di fare quel passo. Di farmi male. Definitivamente.

Mando un sms alla psicologa. Alle 4 di notte. Mi dice di chiamarla. Stiamo al telefono 25'. Sto male. Mi ascolta. Mi dice che se i miei pensieri negativi sono molto forti, le devo dire il nome dell'hotel per mandare il 118. Ho paura. Mi sento dentro un film. Dentro un libro. Ma non cedo. Le dico di no, che proverò a calmarmi.

Ogni volta che mi giro, la testa mi sembra un macigno.

Poi, smette di piovere. Fuori è silenzio, quasi l'alba. Se non respiro, sento forse le onde del mare. Pace. Ce la faccio. Mi addormento.



E' stata dura. Così si riduce chi sta male per amore?

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lunedì, 28 agosto 2006
Postato da Mousi

Stavo per dare notizia, triste notizia della dipartita del mio pc, mancato all'affetto dei suoi cari (io) dopo due anni di onorata attività e di lavoro indefesso.



Ma, alla fine, sembra che fosse solo molto malato e che cambiando l'alimentatore il suo cuoricino abbia ripreso a battere. Quando lo porterò a casa, saprò. Però, il necrologio per un pc morente lo rinvio a data da destinarsi.
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domenica, 27 agosto 2006
Postato da Mousi

Il Mio Cuore chiude per ferie


Verranno eseguiti lavori





La zona diventerà a traffico limitato





Chi vorrà entrare dovrà pagare un pedaggio. Chi è stato dentro ed è voluto uscire, non ci rientrerà facilmente.

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giovedì, 24 agosto 2006
Postato da Mousi

Mi son chiesto spesso se l'amore fosse solo una finzione. Ma ci ho sempre creduto. Nonostante tutto. Vedevo i miei genitori, amarsi fino all'ultimo. Vedevo mio padre chiedere a mia mamma perchè l'avesse fatto, perchè l'avesse lasciata solo quando lei è morta.

Avevo visto i miei nonni, amarsi ancora tanto a 80 anni. Ricordo una carezza di mio nonno ai capelli di mia nonna mentre lei gli tagliava la barba.

Un giorno mi sono svegliato di soprassalto. Come se tutte quelle scene fossero sogni, favole. Bellissime favole. E io, invece, fossi il lupo cattivo, destinato a venire impallinato da un cacciatore. Perchè ero l'intruso dentro la favola. Ho aperto gli occhi ed ero solo. Ho pianto ed ero solo. Mi sono chiesto perchè ed ero solo. Mi sono fatto male ed ero solo.

Poi un'altra luce a squarciare l'oscurità in una mattina come tante. E io, che amo sognare, ho pensato che forse non ero solo il lupo cattivo, ma che spettava anche a me una fetta della foresta incantata, dove gli alberi sono donne dalla bellissima chioma, pronte ad abbracciarti. Una luce forte. E io questa volta non volevo che si fulminasse.

Ma riecco il cacciatore con il suo fucile. Riecco l'ultimo ululato disperato di chi cerca solo di vivere la sua favola. Quella di un Amore vero, eterno. Come quelli visti negli occhi della mamma, della nonna...

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giovedì, 24 agosto 2006
Postato da Mousi

Cara Mamma, oggi avresti fatto 71 anni. Belle quelle rosse rosa che credo il papà ti ha regalato.

Io ti regalo queste poche parole, e il mio amore.


Ho visto



Ho visto una piuma

cadere e sollevarsi

spinta dal vento

Un vortice prima

una brezza poi

Ho visto una piuma

veniva verso di me

veniva verso di noi

Mamma.

Io sono quella piuma

spinta dal vento

senza di te

non ho dove appoggiarmi

Volo cado mi rialzo

Vengo calpestata

e poi cado

E quelle lacrime

non me le restituirà

mai nessuno.

Mamma, prenditi cura

ancora di quella piuma

non lasciare che si spezzi!

(Alex)






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giovedì, 24 agosto 2006
Postato da Mousi

Quello che mi fa più male stasera?


Essere preso in giro dalle "amiche" di chi diceva fino a tre giorni fa di amarmi sul suo blog.


Quello che so? Che le colpe son sempre da dividere, ma che - e lo ripeto - bisognerebbe avere il coraggio di dire a voce la motivazione del ti lascio. Non con un sms. Quindi non venite a parlarmi del fatto che io non vivevo pienamente questo amore, perchè lasciare qualcuno con un sms non sarebbe neanche degno di una storia solo di sesso.

In quanto al non sapere le motivazioni per cui ci siamo lasciati, gliel'ho dovuto chiedere io scoprendo che "abbiamo litigato sempre quando non eravamo vicini e siamo stati bene solo quando stavamo vicini". Beh, almeno è una spiegazione. Ma non veritiera.

Infine, se davvero si tiene a qualcuno - ma a questo punto dubitarne è lecito - si lotta e si parla prima di chiudere la porta in faccia. Invece di cancellare tutto come se si fosse trattato di uno schizzo su una tela riuscito male.

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mercoledì, 23 agosto 2006
Postato da Mousi

Faccio volare chi non è capace o chi non se lo ricorda più. Una volta imparato, rimango di nuovo solo. La mano, prima stretta per la paura di cadere, mi viene lasciata e la persona si libra in volo. Splendida e sorridente.

....e io resto qui a terra a chiedermi perchè.

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mercoledì, 23 agosto 2006
Postato da Mousi

Non so se possa avere un senso due giorni prima dirsi Ti voglio e due giorni dopo...cambiare completamente idea.

Non so come ci si lasci con signorilità, ma di sicuro non è via sms o non avendo il coraggio di parlare. E' molto squallido fare così dopo aver condiviso tanto.

Non so chi abbia colpe, se ci siano colpe. Ma forse bisognava parlarne prima che succedesse. Altrimenti io il senso non lo trovo proprio.

So cosa vuol dire far finta di essere duri. Si è finti e per chi non è abituato a esserlo, è fin troppo facile scoprire il trucco.

Ancora oggi non so cosa ti ho fatto. E non è bello continuare a non saperlo.

Quello che ti chiedevo forse era solo una spiegazione. Anche se poi non so quanto e a cosa serva.

Son contento che Simo - un'amica non mia ma sua - abbia scritto il messaggio sotto. Mi ha confermato che io in questa storia non ho fatto nulla di male. Se non aspettare. Mi ha fatto piacere sapere che qualcuno la pensa come me, spero che qualcun altro se non altro ragioni un po'. Non so francamente se si possa ancora recuperare, so che domani non ce ne sarà più.

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martedì, 22 agosto 2006
Postato da Mousi

Svegliarsi senza in realtà aver dormito e ancora una volta trovarsi dentro a un terremoto, senza sapere il perchè. Credere in qualcosa e vedere questo qualcosa andare in pezzi, e non sapere il perchè. Forse non saper amare, e non sapere il perchè. O piuttosto non saper farsi amare, e chiedersi il perchè.

Una vita serena non l'avrò mai. Questi erano i miei giorni di vacanza, gli unici in tutto l'anno. E son giorni di dolore. E di domande. Giorni senza risposte, come tante volte nella mia vita. Giorni in cui sentirmi una merda, l'uomo peggiore del mondo. Perchè così ti si fanno sentire. Eppure no, non mi sento così cattivo. Ho avuto tantissima pazienza in questa storia, tanta voglia di superarli comunque gli ostacoli. E ora? Sono solo. Come tante altre volte. A scrivere a questo diario che sembro incapace di una vita tranquilla, serena. Non posso mai sorridere, mai avere un attimo di pausa e di felicità. Non posso mai sognare, non posso mai avere gli abbracci promessi, i baci attesi. Le coccole sperate. Non posso mai essere amato.

Sarà colpa mia, a questo punto non posso che concludere così. Colpa mia non saper gestire una storia, non saper riempire il cuore di chi amo di carezze. Non essere in grado di amare come una persona meriterebbe di essere amata.

Forse dovrei aprire la finestra di casa e dire a tutti: ehi voi, statemi lontani, io faccio solo del male. Non avvicinatevi, potrei rovinarvi la vita. Non venitemi vicini, non son capace di fare ordine fuori e dentro di me.

Però, il male che ho io dentro? Il male che fanno a me? Le lacrime che verso io? I pugnali dentro il mio cuore? La voglia di farla finita con tutto?

Il mio è vittimismo, quello degli altri è sempre ragione. E questo non mi va bene.

Mi sono rialzato tante volte per poi cadere ancora. E ancora. E ancora. A che serve rialzarmi ancora? A cosa? A cadere di nuovo? Per farsi di nuovo male? No, questa volta resterò qui disteso, ad aspettare di smettere di essere. Di smettere di volere. Di smettere di amare. Di smettere di piangere. Di smettere di fare paura, di fare male. Di smettere di volare. Di smettere di pensare che chi mi ama mi amerà, anche con i miei difetti.

Una storia matura è una storia che si nutre anche di litigi, di discussioni. Non una storia che dopo ogni litigio finisce.



Hai voluto prenderti una pausa? Hai scelto ancora una volta senza di me? Ok, ma non venirmi a dire che l'hai fatto perchè stavi troppo male. Perchè significa che di me e di come sto io non hai capito nulla. Mai. E ora accusami ancora una volta di aver scritto contro di te. Sono bravo a prendere pugni io, sono il bersaglio preferito. Tanto poi mi rialzo. Tanto i miei problemi non meritano mai la compassione, l'aiuto, la mano tesa. I miei problemi vengono sempre dopo tutto.

La lontananza, i mesi lontano, la voglia di stringerti tra le braccia, di vederti sorridere, di fare l'amore con te. Questi non sono problemi. E come li chiamiamo, allora? Dimmelo, tu che sembra abbia trovato tutte le risposte all'ennesimo fallimento della mia vita.
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lunedì, 21 agosto 2006
Postato da Mousi

Mi chiedi piu' dolcezza, ma io te la do. Sei diversa anche se dici che trovi diverso me. Io ti aspetto mesi e mesi e poi mi sento dire che non ti do attenzioni. Non so, a volte, se siamo capaci di portare avanti una storia a distanza.

So che stasera sto male. E tu ultimamente ti comporti come chi mi ha fatto tanto male. E allora mi domando se è normale quando si litiga o se lo fai di proposito sapendo di farmi del male. E' brutto conoscersi bene, perchè si sa sempre dove affondare il coltello.

Io, però, non mi sento in colpa. Non so che colpe ho. Di starti aspettando? Di vedere costantemente rinviato il momento in cui ci vedremo? Non lo so.

Io cerco di darti tutto. Se tu non lo vedi, forse non vuoi me.
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lunedì, 21 agosto 2006
Postato da Mousi

Non riesco più a far venire gente da me. Forse ho davvero dato tutto con questo blog, forse non è interessante il mio modo di scrivere. Forse non girando io, non viene più nessuno da me.

Certo, io scrivo per me qui, quindi non chiuderò. Ma mi sento sempre più lontano...
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venerdì, 18 agosto 2006
Postato da Mousi

La Favola di San Lorenzo


C'era una volta un regno piccoli piccolo. Talmente minuscolo che il Re, chiamato Sua Altezza perchè il più alto, misurava appena 15 centimetri. Era un regno pacifico, tutti erano sempre sorridenti. Si lavorava e si facevano spesso feste a base di mugendor, un vino talmente dolce che sembrava zucchero, e scioffer, biscotti al gusto di un'erba che un membro del regno coltivava nel suo giardino. Un'erba dal colore rosso, al gusto di peperoncino e cioccolato. Il proprietario del giardino era stato nominato pasticcere honoris causa.

La figlia del Re, Clotilde, era bella e tutti i maschi del Regno aspiravano alla sua dote, diamanti in miniatura. Non esisteva un esercito tanto erano pacifici gli abitanti di Puzzlelandia.


Un giorno il guardiano del Regno sentì un gran trambusto. Mai sentito prima su una strada che nom veniva mai attraversata da uomo vivo. Il Regno tremò, tutti si svegliarono. Persino il Re, che aveva il sonno così pesante che per svegliarlo bisognava suonargli la tromba nell'orecchio.


Fu proprio il Re di Puzzlelandia ad accorrere per primo fuori dal Palazzo di Coccinelle. Alzò gli occhi al cielo e gli si pararono davanti degli autentici giganti. Mai vista una cosa del genere. Talmente giganteschi che la sua barba arrivava alla caviglia di quello che sembrava essere il capo. E poi degli animali grandi grandi. Sì, forse da bambino aveva sentito raccontare di una favola o di una leggenda e quelli dovevano essere cavalli.


Cosa volete? Chi siete? Urlo con quanto fiato aveva in gola il Re, un tono imperativo usato solo una volta nel Regno quando Clotilde stava per sposare l'ennesimo cacciatore di dote.

Il capo di quelli che erano cacciatori sulle tracce di lepri sentì solo un ronzio. Bisogna che ci sbarazziamo di questi insetti. Potrebbero infettarci. Poi prese in mano il buffone di corte e rise, rise forte. Che il tetto del Palazzo rischiò di cadere. Ehi ma che strano insetto, è vestito.

Durò poco la risata. Ben presto il capo dei cacciatori ordinò ai suoi uomini di incendiare tutto ciò che c'era per evitare malattie.


La situazione era tragica. I cacciatori avevano già impugnato le torce. Le mura del Regno iniziavano a bruciare. Il Re sapeva che avrebbe dovuto salvare i suoi sudditi. Si concentrò, chiuse gli occhi, ed ecco che si ricordò di una cosa. Quando era bambino, la mamma gli parlava dei cavalli, di uomini cattivi che abitavano tanto tanto lontano. E gli diceva che soltanto una cosa avrebbe potuto salvare il Regno, la Stella del mattino.

Il Re di Puzzlelandia iniziò a invocare la Stella con così tanta forza che il cielo si oscurò, diventò sera. I cacciatori erano intenti a bruciare e non se ne accorsero. Ma improvvisamente in cielo tante luci iniziarono a volteggiare, a spostarsi a destra e a sinistra. Alcune sembravano cadere. Una, la più luminosa, scese fino al Regno. Tutte le altre, come ancelle, le danzarono intorno. Il Regno era come protetto da stella incandescenti. Appena un cacciatore provava ad avvicinarsi alle mura si incendiava con la sua stessa torcia.

Scappiamo, scappiamo. Che prodigio è questo. Cavalli e giganti corsero via.


Il Regno era salvo. Il Re e i suoi sudditi festeggiarono per una notte intera a base di mugendor e scioffer. Intorno a loro le stelle sorridevano accecanti.

Da quella notte prodigiosa, ogni anno, l'11 agosto, le stelle guidate da quella del Mattino scendono fino a Puzzlelandia per esaudire un desiderio. Per regalare sogni anche a chi crede di non saperlo fare. E si beve e si mangia a puzzlendia.

(Alex)

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mercoledì, 16 agosto 2006
Postato da Mousi

Il sedere di Ilaria D'Amico




Chissà se è stato uno scherzo del fidanzato, che non si è accorto del paparazzo, oppure una messinscena pubblicitaria alla vigilia della nuova stagione televisiva, o magari il fidanzato è stato pagato per fare questo.



Beh, comunque questo è il sedere di Ilaria D'Amico, giornalista di Sky sempre attenta a non apparire mai, neanche in topless sui giornali. Chi invece l'ha smascherata.




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mercoledì, 16 agosto 2006
Postato da Mousi

Si può fare male alla persona che si ama sapendo di fargli del male?

E se si fa, c'è un perchè?

Oggi mi pongo queste domande dopo un episodio che è accaduto ieri.

Sono quasi convinto che non mi volesse fare del male, ma un po' ci penso. E sul momento ci sono rimasto proprio male per tanti motivi.

Però amare sta anche nel saper perdonare.
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lunedì, 14 agosto 2006
Postato da Mousi

Io e la mia ragazza abbiamo fatto un giochino, giusto per spezzare un po' la monotonia ferragostana.

Le domande sono le sue, le risposte ovviamente le mie.


Per svelare una seconda natura:-)

>

> 1) Qual'è la posizione più strana in cui hai mai fatto l'amore?



La posizione più strana....credo in diagonale con una gamba (di lei) alzata, tutto storto...



> 2) E tra i luoghi qual è quello che ricordi con più piacere?



Con più piacere, una piscina idromassaggio fuori da un hotel in vacanza e anche la stanza di quell'hotel che dava sul lungomare



> 3) La prima volta è stato bello? O un completo disastro?



E' stato strano. Forse non me ne rendevo neanche bene conto...



> 4) Come immaginavi che sarebbe stata la tua prima volta? Avevi fantasie particolari?



Pensavo di essere più presente in quel momento. Fantasie particolari? Le ho sviluppate dopo :-)



> 5) Come ti piacerebbe venisse chiamato il tuo sesso?



Oddio, che domanda...credo lo debba eventualmente scegliere il partner (fregata)





> 6) Cosa ti eccita di più in una donna? O meglio..in me?:-) ( anche se credo di saperlo )



In una donna il sedere, ma anche il vedo-non vedo di una scollatura. In te...decisamente il sedere



> 7) Ti piacerebbe fare sesso con più persone contemporaneamente?



Sì, ma solo con più donne, non con altri uomini

>

8) Il tuo corpo ti piace?



Sì, mi piace. Ora mi piace parecchio.



> 9) Cosa ti piacerebbe che la tua donna, io, facesse per eccitarti tanto?



Mi piacerebbe che la mia donna (cioè, tu, eheh) mi spogliasse in pubblico :-p



> 10) La tua vita sessuale ti soddisfa?



Non troppo. Troppi periodi lunghi di astinenza forzata che alla lunga mi rendono nervoso.



> 11) Cosa pensi mentre ti masturbi se ti capita di farlo?

>

> Penso alle mie fantasie. Come tutti, credo.

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lunedì, 14 agosto 2006
Postato da Mousi

La flotta. Di nuvole. Avanza compatta. Poi si disunisce. Le montagne sono tante trincee. Lì dietro si nasconndono le truppe. Quando vengono avanti, diventano innocue. Non più compatte. L'esercito si sfalda. Il sole non tradisce. E' alto in cielo. Spara palle di fuoco dalle inferriate del castello. Verso la trincea. Ogni nuvola che cade, un raggio in più. Fino alla sconfitta totale.

Il cielo è solo azzurro. Il sole sorride. Il vento gli fa da paggetto.
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domenica, 13 agosto 2006
Postato da Mousi

Due anni fa, a quest'ora, lasciavo sconvolto la mia casa degli ultimi due anni e mezzo, la mia vita degli ultimi cinque anni. Mia moglie. I miei cani. Sono passati già due anni e a volte mi chiedo se ho costruito solide fondamenta per il mio futuro.

Due anni fa piangevo e guidavo. Guidavo e piangevo.

Spero non mi succeda più qualcosa del genere.

Spero di non dover più piangere come allora. Di non sentirmi più precario come allora. Eppure oggi sento malinconia e paura. Forse tra qualche giorno potrò stare meglio se si risolverà un problema.
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sabato, 12 agosto 2006
Postato da Mousi

Notte che colori di nero e di argentato, portami con te nei tuoi abissi segreti. Fammi scoprire cosa c'è al di là, cosa mi perdo stando qui. Fammi capire perchè devo continuare a calpestare marciapiedi di solitudine quando forse con te troverei anime di felicità. In te forse scorgerei fantasmi ignorati da tutti che insieme si parlano, si sfiorano, si accarezzano, si amano. Notte cara, cara notte, fammi ingoiare il tuo rapimento di pensieri e lascia che i miei occhi si schiudano su quello che la vita non sa regalarmi con il giorno e con la luce. Luce finta, luce che ubriaca, aria che rasserena prima di darti una coltellata veloce come un lampo e minacciosa come un tornado. Notte cara, che colori di sgargianti spettri le ore passate con te, concedimi il lusso di prenderti sotto braccio. Portami dove vuoi tu ma lontano nel tempo e nello spazio, annienta la mia resistenza alla paura e al dolore. Rendimi disorientato ma felice.

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sabato, 12 agosto 2006
Postato da Mousi

Non sono forte

e non voglio sentirmelo

dire!

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sabato, 12 agosto 2006
Postato da Mousi

Ma se io in questo momento della mia vita non sapessi più dove andare?


Qualcuno può accendere una pila e farmi luce? Sbatto a destra e sinistra...forse dovrei imparare a vivere anche con gli occhi chiusi. Farei meno casini, di sicuro.

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giovedì, 10 agosto 2006
Postato da Mousi

Cara mamma,

la mia vita a tratti sembra andare a rotoli. La guardo come uno spettatore, non riesco a intervenire. E intanto i problemi mi assalgono, da piccoli diventano più grandi di me.

Oggi sono stato a trovarti, mamma, e ti ho chiesto se mi stai tenendo ancora per mano, se mi stai abbracciando. Non so dove mi stai portando: forse sono io che non vedo, in realtà quella strada che a me sembra tortuosa è l'unica strada che tu conosci per portarmi fuori dalla palude, per insegnarmi a vivere, più di quando vivevi anche tu.

Forse i problemi che mi stai mettendo davanti, alcuni insormontabili, mi devono servire per crescere definitivamente.

Cara mamma,

è che ieri ho avuto una crisi isterica. Sono crollato. Perchè appena sistemo qualcosa, si rovina qualcos'altro di molto peggio. Anche ora che scrivo, ancora non so se si risolverà il problema sorto ieri. Un problema determinato da te, dalla mia pigrizia, dal far diventare dei topolini delle montagne che poi non so scalare.

Tu non mi hai insegnato a comportarmi così, mamma, e forse quella mano in realtà non me la tieni perchè non mi riconosci più. Anche io a volte mi sento come il Dr Jeckyll e Mr.Hyde, sai? Settimana scorsa parlavo di Alessandro vecchio e Alessandro nuovo, però nessuno dei due sa essere ordinato. In casa, nella vita, nei sentimenti.

Cara mamma, io spero che comunque tu mi continui a guardare, magari con sguardo triste e preoccupato, ma che tu comunque ci sia. Manzoni parlava della Provvidenza che a volte segue strade impreviste, io spero che anche questa voltasia così. Perchè tu sai leggere dentro il mio cuore e sai che se non sono obbligato, le cose non le faccio. E quindi i problemi che mi stai facendo crescere davanti, forse sono una medicina. Da prendere per forza perchè altrimenti continuerei a lasciarmi andare.

Cara mamma, voglio dirti che oggi dopo essere stato da te qualche piccolo segnale di ripresa l'ho sentito dentro, non ho mollato su una cosa e sono riuscito a trovarla. Fino a ieri forse avrei lasciato perdere, avrei rimandato.

Cara mamma, non farmi più passare però giornate come quella di ieri. E anche come martedì. Giornate passate senza mangiare, a macerarmi nel dolore e nella preoccupazione, ad avere paura. A finire per subire l'umiliazione da parte di una persona che mi ha fatto male ieri.

Cara mamma, forse aveva ragione quella maestra dell'asilo che a 4 anni mi dette dello "scansafatiche", so che dipende solo da me non esserlo, ma sappi anche che io ho ancora bisogno di te. Dei tuoi consigli, della tua voce dolce, del tuo cuore e dei tuoi occhi. Guidami oltre questi problemi, guidami verso il sorriso e la consapevolezza che ho fatto il massimo.

Ti voglio bene mamma, una carezza sui tuoi capelli.
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mercoledì, 09 agosto 2006
Postato da Mousi

Ho un sacco di casini, alcuni gravi.

Non so quando riuscirò a scrivere ancora.

Un saluto a tutti quelli che mi vogliono bene.

E' in questi momenti che sento quanto sono solo.
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martedì, 08 agosto 2006
Postato da Mousi

Ascoltando il cuore

sento battiti remoti

nascosti dietro

sussurri non catalogati

respiri di affanno

conditi da gemiti

di disperazione

E' questo ciò che sognavo?

E' questa la vita che aspettavo?

Da lontano arriva il rombo

sommesso

di un tuono

un tempo mi avrebbe commosso

ora mi spreme

come arancia

e mi butta via

come buccia

Un lampo mi acceca

sgargiante

e dopo mi sento cieco

Un tempo mi avrebbe

illuminato

oggi mi copro lo sguardo

non voglio guardare

non voglio risalire

non voglio camminare

Mi fermo qui

alla fermata della mia vita

scendo piano

leggo l'insegna

Via Da qui

Ma io proseguo

sadicamente

il cammino

Avanzo

tra letame

sporcizia

desolazione

Non mi fa paura

mi fa ribrezzo

Forse è la mia vita questa

mi sono costruito i contorni

ci ho messo dentro me

Ora non so più uscirne

non voglio più uscirne

Anche questa è bambagia

per occhi stanchi

per occhi umidi

per lacrime sottomesse

al quotidiano incedere

di vortici umorali

Svolto a destra

leggo il nome

Via Finchè sei in tempo

Non ci bado

Non sento più nulla

Inutile tutto

sono arrivato

(Alex)

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martedì, 08 agosto 2006
Postato da Mousi

Raggi di un sole

anoressico

si specchiano

nell'alcova

dell'abisso

Raggi che frugano

nelle membra

di una montagna

a cercare

lamenti

Raggi che muoiono

 in un dirupo

grande quanto

un pugno

(Alex)

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