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E se poi non sapessi più orientarmi
se la nebbia di una lacrima
invadesse il mio sentire
allagasse il mio pensare?
Se non sapessi più che strada fare
tra vicoli lunghi e stretti
tra indicazioni senza tempo
tra parole senza scampo:
che potrei inventare, io?
Forse una poesia
magari una canzone
o piuttosto una sola parola
uscirebbe dal mio viso stanco:
perché?
Quei volti non sarebbero più amici
quei viottoli sarebbero trappole
Come l'amore
(Alex)
Ricordo che quella mattina mi ero svegliato gridando. Il cuore mi batteva forte come se volesse aprirsi un varco nel petto e fuggire via..."Non mi ricordo più il viso della mamma. Non mi ricordo più il viso della mamma" dissi con un filo di voce.
(da L'ombra del Vento, di Carlos Ruiz Zafòn)
Può succedere. Accidenti se può succedere. Se non è il viso, può essere la voce. O un sorriso. O un modo di dire. Ma capita di piangere anche quando succede la cosa opposta: che magari stai camminando tranquillo verso casa, alle due del pomeriggio, e ti ricordi di una sua frase, di un suo abito. Di una sua telefonata. E allora sì, il cuore batte forte e le lacrime sgorgano anche da occhi abituati a ricacciarle indietro.
Due zanzare si svegliano...
Zanzara figlia a zanzara mamma: Mamma, gli uomini ci amano?
- Figlia mia, tu sei ancora così piccola e ingenua. Ci odiano. Appena sentono il nostro ronzìo, ci schiacciano. Oppure, cercano di soffocarci con i loro spray.
La zanzara figlia è dubbiosa, fa qualche giro su se stessa, poi domanda alla mamma: Ma allora perchè le sere d'estate ci imbandiscono addirittura la tavola?
La zanzara mamma non sa cosa dire...pensa e ripensa e poi ronzando più forte esplode in una risata: Sai che hai ragione...proprio quando noi usciamo a caccia, loro si ritrovano all'aperto. Ballano, cantano, mangiano. E poi si stupiscono se noi ci poggiamo sulle loro braccia o sulle loro gambe. Forse ci amano o...
- O.....
- Oppure sono scemi. Ma ora piccola, andiamo, è quasi ora di colazione. E mi hanno detto che c'è un forno dove anche a quest'ora si trovano uomini scamiciati e donne in abiti succinti. Forse riusciremo a bere qualcosa di caldo...zzzzzzzzzzzzzz
è cresciuto sai
quel ragazzo che sognava
non parlava ma
a suo modo già ti amava
(La luce buona delle stelle, E.Ramazzotti)
C'era un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. No, non proprio. C'era un ragazzo che amava i racconti di streghe. Adorava la magia. Sognava le bacchette magiche. Ora quel ragazzo non ci crede più in incantesimi (che in realtà durano lo spazio di un battito di ciglia), code di rospo, calderoni, foreste incantate dove entrare (il gusto del proibito). E' cresciuto, ha perso un po' di quella bella ingenuità. Ha capito che le streghe esistono solo nelle favole. Che scope formule magiche e quant'altro sono arnesi ormai in soffitta.
(post dedicato a chi un giorno entrò a far parte di questo sogno, forse senza saperlo. Un po' come quei libri che ti segnano, che tu lo voglia o meno).
Ho amato. Chissà se amerò ancora. Forse non con la stessa intensità dei miei 18 anni. Magari di più se un giorno incontrerò la donna della mia vita.
Secondo voi, è possibile amare due persone contemporaneamente?
E se la serenità fosse in un bicchiere di vino?
Ti regalerò una rosa...è fine serata. Ma un filippino non si fa scrupoli: pur vedendo due uomini soli al tavolo, ci offre le rose. Sorridiamo. Non c'è davvero più limite a nulla. E' la fine di una serata serena con un mio amico nonchè collega che è venuto a trovarmi a Vercelli. Aperitivo, cena e molte chiacchiere sulle donne, sul loro strano modo di essere. Con lui eravamo colleghi un po' di mesi fa, una mia amica ci ha fatti diventare anche amici. Grazie a lei siamo diventati confidenti. Con lui mi trovo bene. E' una persona schietta, sincera, ma anche sensibile. E molto molto intelligente. Così la serata passa tra pettegolezzi, giudizi, domande. Niente di troppo impegnativo, intendiamoci. Dalle due polacche (o forse ucraine? o rumene?) che siedono di fronte a noi al bar dell'aperitivo. Bellissimi occhi, gran seni. E io che lo prendo in giro: metti in moto il tuo sguardo assassino...Oppure: se avessi una faccia tosta le inviterei a cena con noi. Ma non ce n'è bisogno. Prima che finiamo l'aperitivo (mamma quanto adoro il Prosecco), al loro tavolo è arrivato un conoscente.
Poi a tavola a mangiare una pasta molto buona e una tagliata di manzo in due. E a innaffiare il tutto con un bottiglia di Gavi. Tanto - mi dice lui - domani sei tu che hai l'alba. In effetti...ma quel Gavi innaffia bene il tutto, anche se fa caldo. Mi fa scordare tante cose. Mi fa sorridere in fondo alle poche ore di sonno. Mi fa girare un po' la testa, ma questa volta nel senso buono. A casa, finito di sbrigare un lavoro, sento la testa che pulsa. Ma ho anche molto sonno. Poche ore, ok, ma che servono. Stamattina mi sento più sereno.
P.S.: Anche due telefonate di due amiche mi hanno fatto bene ieri sera. Molto bene.
Nulla è mai per caso
Incontri la persona che ti ascolta quando hai bisogno di parlare; la persona che ti sorride quando ti serve un sorriso; la persona che ti fa stare male quando sei masochista; la persona che ti prende quando vuoi innamorarti; la persona che spogli con gli occhi quando sei arrapato; la persona lontana quando hai paura di quelle vicine. Mai nulla è per caso.
Venerdì movimentato (tra le mie risaie)
Venerdì movimentato. Eh sì. Giorno libero, dunque da sfruttare. E con un po' meno di mal di testa, che mi ha permesso di fare ciò che decidevo di fare. Mattinata in giro in centro per comprare un regalo a mia sorella(era il suo compleanno) e delle paste. Poi a casa di mio papà per farle gli auguri e pranzare insieme. Pomeriggio: gelato. Ne avevo troppa voglia. Ultimamente mi capita spesso.
Poi a casa a lavorare (perchè lo devo fare anche quando sono libero). Preoccupazione che sparisce per il mal di testa che dopo pranzo mi era tornato. Sparisce anche lui. E così decido di andare alla Festa dell'Estate, la sera. Ehm, una Festa di rione, intendiamoci. Purtroppo l'inizio di mal di testa mi aveva costretto a dire di no a un collega che voleva venirmi a trovare.
Comunque, Festa dell'Estate, il pezzo forte della giornata direi. Band dal nome latineggiante, La Cubana. Ma, ecco, 60-70 anni di media. E niente di latinoamericano. Solo un po' di repertorio di musiche anni '60 o canzono locali. Per carità, loro si sono impegnati. Il pubblico:età più o meno simile. E io a domandarmi perchè avessi deciso di passare questa serata. Forse perchè avevo fame. Attesa premiata. Antipasto con un infimo pezzo di pizza e un buon bicchiere di Barbera rosso. Poi, ecco la panissa, la specialità di Vercelli.
Per chi non conoscesse questo piatto, la ricetta è questa (per due persone): 75 g di fagioli freschi, 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva, ½ dado da brodo, sale, ½ cipolla, 5 g di burro, 160 g di riso, 25 g di passata di pomodori, 18 g di Parmigiano Reggiano, 125ml di barbera, 100 g di salame sotto grasso.
Lo so, con 'sto caldo non era il massimo. Ma erano anni che non la mangiavo. Dovete sapere che tanta è la rivalità che esiste tra Vercelli e Novara, che praticamente facciamo lo stesso risotto ma lo chiamiamo in modo diverso: panissa noi, paniscia loro. Ovviamente, il nostro è moolto meglio!
In ogni caso, ho visto cose che voi umani non potete sapere inquesto frangente. Panissa ce n'era in abbondanza. Fila tranquilla considerata l'età dei commensali? Per niente. Una signora mi fa: Scusi sa, ma ci siamo prima noi. E chi mai aveva pensato di passarvi davanti??? Mah, forse retaggio della guerra e di quando le provviste scarseggiavano. Secondo bicchiere di Barbera rosso. Una lotteria in cui non ho vinto un piffero. Gente che si è presa 3-4 porzioni di riso (dove le avrà messe)?. Poi mia sorella e suo marito vengono a trovarmi e andiamo insieme a prendere qualcosadi fresco. Ehm, io un secondo gelato. Così finisce il venerdì movimentato tra le mie risaie. Che, comunque, battute a parte, hanno un loro perchè.
La voglio urlare oggi questa canzone. Oggi perchè sto di nuovo male. Ma non mollerò.
IO VOGLIO VIVERE (Nomadi)
Forse scorre dentro il silenzio il senso
e il profilo della vita è tra le cose
e anche il buio serve ad immaginare
la ragione che ci invita a provare
so che può far bene anche gridare
per riscattare l'anima dal torpore
so che ad ingannarmi non è l'amore
perché voglio amare
Io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
Contro il mio equilibrio sempre un po' precario
libero l'istinto, ciò che mi sostiene
emozione nuova senza nome
la ragione che ci invita a continuare
per questo problema non ho soluzione
io mi sento vittima e carceriere
so che ad ingannarmi non è l'amore
perché voglio amare
Io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
Forse la coscienza, il senso della vita
sta in mezzo a mille notti o forse più
non servirà a tradire semplicemente amare
qualsiasi cosa che ti dà di più
Io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
io voglio vivere, ma sulla pelle mia
io voglio amare e farmi male, voglio morire di te...
Bevo
Zampillano lame di freschezza
S'innalzano al cielo canti di dolcezza
Umide goccioline contro il cielo
sferzano l'afa incalzanti
Poi mutano in danzanti orchidee
dal volto triste
Bevo
Dissetante sensazione di bellezza
Immensa voglia di grandezza
Fresche goccioline sul terreno
Ardono e si sciolgono
come candele senza cera
Poi qualcuno le calpesta
Odorose fiammanti lame
di infinita bontà
(Alex)
Viaggio a puntate (terza e ultima)
Parenti ricordi sensazioni
Terzo giorno in Puglia. Torno a Taranto, la città dei miei genitori e dei miei parenti: persone che non vedo più da tanto tempo. Città che risveglia in me ricordi di uno dei periodi più allegri e spensierati della mia vita. La via e la piazza delle vacanze. Quella che fu casa di mia nonna: ci passo davanti. Proseguo. Casa di mia cugina. Un pranzo alla pugliese in cui il verbo arrangiarsi ha un significato tutto diverso per me: primo, secondo contorni frutta (tanta frutta). E anche l'aperitivo a base di Martini bianco con ghiaccio. Chiacchieriamo. Guardiamo foto. Mi innamoro di una in particolare: mia mamma a circa 42-43 anni (bella, davvero bella) con lei, mia cugina, praticamente adolescente. Io chissà dov'ero, cosa facevo. Parliamo. Poi il momento più brutto della vacanza: rivedo mia zia, la sorella di mia mamma. Purtroppo non si ricorda più molto, fa fatica a riconoscermi. Pero', l'abbraccio è sempre lo stesso. Poi è il momento di salutarci. Torno per l'ultima sera a Lecce. Mi guardo in giro: da una parte la natura, i due mari, le bellezze naturali. Dall'altra parte le case, i palazzi che si mangiano il cielo, il mare. Che si mangiano tutto. Inesorabilmente. Anche i ricordi, forse. (fine)
Viaggio a puntate (seconda puntata)
Quando il cuore se ne va
Secondo giorno di vacanza, martedì. Il giorno del concerto di Vasco. Fa sempre tanto caldo e io non mi sento per nulla bene. Ma forse la sua energia mi aiuterà. Ci andrò. Prenoto l'hotel a Bari. Vado in stazione a fare il biglietto. E il cellulare squilla: è lei. E' lì. E' incazzata perchè il giorno prima sono stato a casa sua. Lei c'era, ma c'erano anche i bambini. C'era sua mamma. Lei mi ha visto, ma si è negata. E mi ha visto anche in stazione, ma non si è fermata. Vediamoci, ma solo per educazione (mi dice). Corro, fa caldo. Cerco il posto. Mi perdo. Lo trovo. Ma lei non la vedo. Sono stanco. Ho sete. Me ne vado. Poi un clacson. E' lei. Ferma la macchina. Attraverso. E' lei. Sono i suoi occhi. Le vorrei dire tante cose, invece stiamo prevalentemente in silenzio. E' nervosa. Prendiamo qualcosa da bere? No, assolutamente. Facciamo un giro veloce in auto. Per dirci nulla. Lei è lì vicina. Chissà se lo sa che ho fatto tutto questo per avere una risposta. Mi accompagna in albergo, mentre sull'autoradio Baglioni canta: Mai più come te. Guardami negli occhi, le dico. Ti amo, mi dice. Ma finisce qui. Buona vita buona fortuna buon tutto. La vedo allontanarsi. Fa caldo. Ho sete.
Torno in albergo. Dormo. Poi mangio. Ho fame. Poi dormo ancora. La sera c'è vento. Finalmente. Esco. Passo la più bella serata delle mie vacanze. In centro, monumenti bellissimi. Tanta gente. Voglia di aperitivo, poi di pizza, poi di gelato. Faccio il turista. Un signore stornella in napoletano. Mi sembra di essere al mare. Anche se il mare non c'è. Mi fermo ai banchetti che vendono collanine, orecchini. Arrivo in piazza Duomo, illuminata. Sembra di entrare in un anfiteatro. Mi colpisce. Mi piace. La fotografo. E' maestosa. Torno in albergo. Mi sono perso. Mi sento solo. Ma non fa più caldo. Sto bene. Almeno quella sera. Il cuore se ne va. Lo faccio tornare da me. Lo tengo stretto. Al caldo. So che è finita. Dormo. Vasco mi avrebbe fatto troppo male. (fine seconda puntata)
Viaggio a puntate
Quattro giorni son pochi. Non la definirei neanche una vera e propria vacanza, ma ve la racconto (a puntate)
Tassisti ladri e terre inospitali
Settecentocinquantametri: lo scrivo in lettere per farli sembrare più lunghi. In realtà, erano brevi e li avrei fatti a piedi non fosse che ero di corsa. La mia brevissima vacanza è iniziata così: con un tassista ladro che si è fatto pagare quei 750 metri 20 euro, anche se il tassametro diceva inequivocabilmente: 5.40 euro. Al mio chiedergli stupito il perchè, una risposta senza senso: deve aggiungere le tasse. Vabbè, caldo insopportabile, ricordi fin sulla soglia di quell'albergo. E poi una corsa affannosa per non perdere un altro treno. Caldo, paura: quante sensazioni si possono contare insieme. Pochi minuti di treno per approdare in un ...altro mondo. Con il tizio che gira tre manovelle per far chiudere tre passaggi a livello in una stazione da un binario soltanto. Il mio girovagare in una terra ostile, guardato e vivisezionato da tutti. A caccia di una risposta. Una risposta mai arrivata, almeno non quel giorno. E un tipo strano in motorino a chiedermi: ma mi dica, lei è un ladro, vuole rubare in qualche casa? Guardi che qui la gente è sospettosa. Poi chiamano le guardie...Ma scusi, le guardie per quale reato? (forse il reato di passeggiata in luogo pubblico?). E poi il silenzio. Assordante. Il silenzio interminabile. Rotto dal trintrin del passaggio a livello che si abbassa, da qualche albero che simula vita agitandosi. Da due bottigliette di thè per riconciliarmi con il mondo. Con il mio mondo. Non con questo. Inospitale. (fine prima puntata)
Ci sono serate...
Ci sono serate che nascono bene perché così ti va. E proseguono altrettanto bene perché la compagnia è giusta. Tra vento e moto, pizze e agitazione per cose future, tra nuove amicizie che crescono e pensieri allegri. Tra limoncelli bevuti e negati, aromatici o che sanno di Svelto. Tra show che lei non fa e caschi sequestrati...fino a casa. Per un po'. Facendo poi la valigia in cui mettere vestiti e speranze.
Parto per qualche giorno. Meno di una settimana. Ma vi saluto tutti e vi auguro di passare delle buone giornate!!!!
A PRESTISSIMO!!!!
Dimmi che pagina di calendario hai e chi dirò chi sei
E' una grande verità. Da una pagina di calendario si possono conoscere lati del carattere altrimenti oscuri di una persona. Io ho contato almeno tre tipologie.
PIGNOLA: segna tutto ma proprio tutto. La pagina del calendario è una battaglia navale. Scritte in rosso in ogni angolo libero: si va dalla scadenza della rata della macchina all'ora in cui arriva la donna delle pulizie, dalla visita dal dentista al compleanno della nipote del cugino di terzo grado.
DISTRATTA: segna poche cose, ma determinanti. Vabbè, poi se le dimentica lo stesso, ma fa nulla. Almeno ci ha provato.
ASSENTE: la pagina di calendario è intonsa. Vuota. E poi siamo a luglio ma la pagina è quella di febbraio. E chissà se del 2007.
Poi è anche vero che anche il tipo di calendario ci dice molto. C'è l'adolescente pieno di ormoni con la donna nuda, il ragazzo patito di calcio con foto della sua squadra del cuore. C'è la casalinga con le ricette, il fatalista con l'oroscopo di Barbanera. Quello che sogna con i paesaggi di montagna e quello a cui quel calendario l'hanno regalato perchè ha comprato una macchina o perchè si è tagliato i capelli (calendari iper sponsorizzati)...
Fateci caso quando entrate in una casa...