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venerdì, 29 febbraio 2008
Postato da Mousi

DISPREZZO


Potrei portarmi a letto

il tuo poco rispetto

Scoparti sul pavimento ghiacciato

ma credo sarebbe un peccato

sprecare quello che è in me

per quel poco che è in te

Sbatterti contro un muro

farti sentire quanto è duro

sarebbe solo disprezzo

usarti e chiederti poi il prezzo

di quella dignità che tu non hai

o che forse non hai avuto mai

(Alex)

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venerdì, 29 febbraio 2008
Postato da Mousi

Si alzano in volo emozioni

come tanti aquiloni


Un dialogo. Tanti dialoghi. Uno sguardo. Tanti sguardi. Un livido. Tanti lividi. Un morso. Tanti morsi. Una fantasia. Tante fantasie. Un bacio. Tanti baci.


Poi ci si tocca

e un contorno disegna la bocca


Ma tu lo vorresti?

Sì.

Attenta che quella pietra è scivolosa. Ti ho dato un bacio proprio per fargli capire questo.


Sprazzi di discorsi

dopo esserci rincorsi


Scusa ma per mangiare a quest'ora dove possiamo andare?

E tu gli dici di andare di là...ma forse era dall'altra parte. E poi siamo soli in piazza. Si sta bene. Ma questo è il rumore del mare? No, sono le fontane.


E si gira senza meta

come se la notte fosse creta

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giovedì, 28 febbraio 2008
Postato da Mousi

Appunti di viaggio




Due giorni a Genova...



dove ti rendi conto che di sera ci sono 15 gradi contro i miseri 3-4 della tua pianura. E non c'è umidità che da me si taglia a fette.



Dove a un certo punto sbuchi in una spiaggia. Ok, sporca. Ok, con divieto di balneazione. Ma l'odor del mare. Il rumore delle onde. Gli scogli. L'orizzonte.



Dove sembra che un pittore maldestro abbia rovesciato una tavolozza di colori sulle case.



Dove fanno le focacce più buone d'Italia. Ma anche il sushi non è niente male :-)



Dove vedi lo stadio Marassi e ci giri intorno sognando, inutilmente, una smagliatura in una rete per vedere un po' di campo.



Dove anche il ticchettio della pioggia ha un sapore diverso. E guardi la gente in giro e ti sembra di essere in vacanza.




Appunti di viaggio 2 (romantic-hard)




Due giorni a Genova...



dove non ti ricordavi com'era portare a spasso un cane. E lei te ne ha dato la possibilità. Ed è stato emozionante.



Dove era tanto che non passeggiavi mano nella mano con qualcuno. Sentendoti leggero.



Dove era tanto che non ridevi tanto. Un po' per tutto. Dalla coppia di uomini che abbordano due donne al tavolo. E tu scommetti che non ce la fanno. E invece ce la fanno.



Dove ti senti disinibito. E fai cose che non avevi mai fatto con nessuna. E poi c'hai fame.



Dove a un certo punto ti poni una domanda esistenziale: se infili il dito indice nel didietro di qualcuno. il pollice va a finire proprio nel davanti. Sono io che ho le mani "perfette" o è proprio una caratteristica in più che ci hanno donato per il piacere?



Dove il sesso è stato di nuovo gioia. E non paura. O sofferenza.




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Io in versione dolce con pelouche

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martedì, 26 febbraio 2008
Postato da Mousi

Una domanda, please: ma io felice o allegro non posso mai esserlo?

Deve sempre esserci qualcosa di mezzo?

No, perchè allora tanto vale dirlo, evito anche di cercarmela la felicità...

Mi isolo direttamente da tutto e tutti e mi faccio solo i fatti miei...

Che forse sarebbe la cosa più salutare...

Cancello msn, cancello il blog, evito gli sguardi in giro...

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martedì, 26 febbraio 2008
Postato da Mousi

Excursus radiofonico


Stamattina venivo in macchina a Milano. In radio Capital Time Machine.

1989....1989....ossì, ricordo i compiti, la radio mentre studiavo. La casa dei miei genitori. La camera da pranzo. L'estate. La prima ragazza di cui mi sono innamorato. Le vacanze al mare, un mese...

2000...2000 Un sogno che si realizza: divento professionista. Ero fidanzato. Un anno dopo mi sarei sposato. Il lavoro. Milano, ostile da ragazzo, ora la mia casa. I tram le ricorrenze le cene fuori. Le chiacchiere. Le notti finite tardi al lavoro.

2004: lo posso definire l'anno peggiore della mia vita (fin qui)? Già, mia mamma che se ne va. Il matrimonio che finisce. La vita stravolta. La solitudine. La casa nuova. Solo mia. Nuove amicizie. Stanchezza. La vita che ricomincia...



.....e poi sono arrivato al lavoro.

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lunedì, 25 febbraio 2008
Postato da Mousi

Sensazioni strane, piacevoli. Scoperta di una parte di me nascosta. Che sente voglia di uscire fuori.

Nebbia forte e maligna. E domani dovrò venire al lavoro in macchina.

Musica nelle orecchie in treno, senza riuscire a dormire. A pensare, pensare, pensare.

Risate e scherzi. Che era un po' che non mi venivano.

Persone nuove che mi affiancano. Persone positive.

Voglia di darmi da fare. E riprendere ad aprire le persiane. Che in fondo tra meno di un mese è primavera.

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domenica, 24 febbraio 2008
Postato da Mousi

Morte del calcio


Blog listato a lutto


Decretata la morte del calcio. E' spirato ieri sera alle ore 22.15 allorché l'arbitro Paolo Dondarini da Finale Emilia, dopo aver bellamente ignorato 4 calci di rigore netti a favore della Juve, al termine di una direzione di gara brutta per tutti i 90 minuti, decideva di staccare deliberatamente il respiratore a quel briciolo di onestà che ancora sembrava levarsi allo stadio Granillo di Reggio Calabria e in generale nel mondo del calcio italiano. Inventava il calcio di rigore della sconfitta per una Juve che iniziava a fare paura, che nonostante due scudetti trafugati, mezza squadra svenduta e errori su errori in questo campionato di ritorno in serie A, si era avvicinata troppo al secondo posto, che significherebbe evitare i preliminari di Champions League. Con l'Inter con la testa alla Champions, c'era poi il rischio fondato che la Juve potesse avvicinarsi anche troppo agli Inter.cettatori, con tutto ciò che poteva derivarne (vedi 5 maggio 2002).

Io oggi decreto la morte del calcio. Caduto ieri a Reggio Calabria dopo essere stato lungamente in agonia. Dall'estate prima dei Mondiali 2006, quando si è deciso di ferire a morte una squadra che vinceva semplicemente perché era la più forte di tutti. Per assicurare al calcio un futuro di soldi, per evitare che il signor Massimo Moratti lasciasse il calcio e portasse via con lui i petrol-euro che tanto bene fanno al sistema immondo che c'è in Italia.

Un calcio che poi qualche mese dopo avrebbe decretato l'Italia campione del mondo, un'Italia fatta per metà da juventini, gli stessi che avrebbero vinto campionati solo grazie a Moggi. Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi, Del Piero: a loro una medaglia al valore e tanti complimenti prima di sbatterli sui campetti di serie B. Ai perdazzurri uno scudetto di cartone da esibire per le strade di Milano.

Decreto la morte del calcio. Mi auguro che i dirigenti chiedano le dimissioni di Collina e della sua cricca. Che si indaghi sui rapporti sport-economia-politica, che si indaghi sulle attività di Massimo Moratti. Di Tronchetti Provera e soci. Mi auguro - pur essendo giornalista - che la società, la squadra, i magazzinieri della Juve entrino in silenzio stampa. Perché giornali e tv vendono e fanno audience semplicemente grazie a noi (leggere tiratura di Gazzetta dello Sport e simili tra l'anno scorso e quest'anno).

Decreto la morte del calcio. Sperando che un giorno si faccia piazza pulita degli assassini di questo bellissimo gioco. Di killer professionisti.

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sabato, 23 febbraio 2008
Postato da Mousi

E' uno scandalo!


Quello che  è successo stasera alla Juve. Una cosa che non avevo mai visto.

Adesso mi aspetto minimo la stessa cosa che è stata fatta a noi. Perché questo campionato è chiaramente taroccato.

Facevamo troppa troppa paura, eh? Anche a -12 punti. Quattro rigori grossi come una casa negati, un rigore completamente inventato alla Reggina. Complimenti.

Seguo il calcio da 28 anni, per la prima volta nella mia vita mi viene voglia di non seguirlo più. Completamente nauseato.

Vincetevi i vostri campionati onesti e puliti.

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venerdì, 22 febbraio 2008
Postato da Mousi

Oggi parliamo di sesso


Eh sì. E mi rivolgo a voi, care donne.

Sapete quando ve la stiamo leccando? Ecco, che siamo tutti coinvolti, anima e corpo? Ecco, voi a un certo punto iniziate a dire...più a destra, più su, più veloce. Che sembra che dobbiamo piantare un chiodo.

Ecco, beh sappiate che non sentiamo una cippa perché le orecchie sono incastrate tra le vostre cosce. Quindi, o ci fermiamo e chiediamo: cosa? Oppure ce ne freghiamo e andiamo avanti per la nostra strada.

Che scegliete? :-)

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giovedì, 21 febbraio 2008
Postato da Mousi

L'Inter è tornata a dare spettacolo








Sì, insomma. Non capita spesso di vedere una squadra - al giorno d'oggi - fare catenaccio 90 minuti su 90. Anche prima di rimanere in 10. Ci sono comunque delle foto della spettacolare prestazione nerazzurra all'Anfield Road. Ne posto un paio, a sigillo della mitica gara offerta dalla squadra.
















Materazzi felice come il 5 maggio 2002








Vieira fa segno a Moratti: ci è andata bene, ce ne hanno fatti solo 2









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mercoledì, 20 febbraio 2008
Postato da Mousi

Stanotte ho sognato che facevo l'amore.

Lei era una stragnocca (oddio, il viso non l'ho visto).

Mi son svegliato eccitato.

....ma fuori piovigginava e il letto era vuoto.

E io odio la doccia fredda...
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martedì, 19 febbraio 2008
Postato da Mousi

Una meravigliosa bufala

La leggenda della morte di Paul McCartney





Esiste una leggenda, piuttosto macabra a dire il vero, che circola dagli anni '60, per l'esattezza dal 9 novembre del 1969, data in cui, durante una trasmissione radiofonica della stazione WKNR di Detroit, il disc-jockey Russ Gibb ricevette la telefonata di un misterioso ascoltatore, tale “Alfred”, che sosteneva di conoscere un agghiacciante segreto della vita dei Beatles.


Alfred, in diretta radiofonica, rivelò che Paul Mc Cartney era morto due anni prima in un incidente stradale.



b61dcddd561333650331160331147a4e.jpg In quel periodo, i Beatles erano impegnati nella realizzazione dell’album che avrebbe dato una svolta alla storia del rock: Sgt. Pepper’s lonely hearts club band. Nel corso della telefonata, Alfred citò una serie di articoli tratti da alcuni giornali inglesi, a proposito di un incidente avvenuto alle cinque del mattino del 9 Novembre 1966. Il guidatore dell’auto distrutta, completamente sfigurato, non era stato identificato. Ma secondo Alfred aveva un nome: Paul McCartney. Dopo quattro mesi dall’incidente, nel febbraio 1967, il fan club ufficiale dei Beatles lanciò, senza una apparente ragione, un curioso concorso: «Cerchiamo il sosia di Paul McCartney». Centinaia di persone, da ogni parte del mondo, spedirono la loro foto e si presentarono alle selezioni indette dal fan club. Ma, stranamente, il vincitore del concorso no fu mai nominato...


 Perché? Forse per nascondere una scomoda verità. Secondo il misterioso Alfred, infatti, il sosia di Paul fu trovato davvero, il quale, dopo “ritocchi” ai lineamenti e alla voce, ne prese il posto.


Ultimamente, ho rivisto circolare questa notizia in rete e ho deciso, da fan sfegatata dei Beatles quale sono, di parlarne anche nel mio blog.


Se siete pronti ad affrontare questa scomoda verità, seguitemi in questo viaggio, che vi preannuncio essere davvero molto affascinante (e anche un tantino inquietante, poiché, se la morte di Paul McCartney fosse avvenuta veramente, ci troveremmo di fronte a una delle bugie più incredibili e meglio archestrate della storia della musica). 


La leggenda, per riassumerla con le parole di Wikipedia, è la seguente: "Una sera Paul McCartney uscì dalla sala prove dopo un violento litigio con gli altri tre Beatles. Salì sulla sua auto per tornare a casa e lungo la strada raccolse una ragazza che faceva l'autostop. La ragazza si chiamava Rita e gli raccontò che stava scappando da casa perché era incinta e, contro il parere del suo ragazzo, aveva deciso di abortire. Solo in un secondo momento Rita realizzò che la persona al volante era Paul dei Beatles; la sua reazione esagitata spaventò e distrasse McCartney, che non vide il semaforo diventare rosso. Pur riuscendo a evitare l'urto con un altro veicolo, l'auto del beatle uscì di strada e si schiantò contro un albero, prendendo fuoco. Paul, sbalzato fuori dall'abitacolo, sbatté la testa contro l'albero, perse i denti e si bruciò i capelli. Sia Paul che Rita persero la vita".


 


Da allora, che l'incidente sia avvenuto o meno, i Beatles rilasciarono numerosi album contenenti parecchi indizi. Vediamoli uno a uno. 




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Butcher cover ("copertina del macellaio") è il nome che fu dato alla prima versione della copertina dell'album Yesterday and Today, uscito nel mercato USA proprio nel 1966.


In questa copertina, che riporto qui a lato, si vedono i Beatles con coltelli da macellaio, parecchie bambole fatte a pezzi e abbondanti macchie di sangue. Cosa ancor più interessante, è che George Harrison tiene la testa della bambola vicina alla testa di Paul...


Questa copertina, troppo esplicita e cruenta, fu ritirata dal mercato e sostituita da quella ufficiale, nella quale vi sono comunque riferimenti espliciti (il baule che, in realtà, è molto più simile a una bara) alla morte di Paul. 


 


 


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Sulla copertina di Revolver, Paul è l'unico girato di profilo e, in alto a sinistra, il suo viso pare pregno di sofferenza, anche se la maggior parte dei cosiddetti indizi di Revolver si troverebbero nei testi delle canzoni. .


Nel brano di apertura dell'album, Taxman, Harrison canta (in realtà in due diverse strofe della canzone): If you drive a car e if you get too cold; il primo verso significa certamente "se guidi un'auto", il secondo "se hai troppo freddo", potrebbe anche essere letto come "se diventi troppo freddo". Mentre, in Tomorrow Never Knows (titolo tratto dal libro tibetano dei morti) Lennon canta play the game of existence to the end ("gioca il gioco della vita fino alla fine").


 


 


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Un album pieno di indizi, la cui copertina sembra ritrarre una cerimonia funebre, con un folto pubblico in piedi davanti a una fossa, è Sgt Pepper's Lonely Hearts Club.


Come potete chiaramente vedere, i fiori, oltre a comporre la parola Beatles, ritraggono anche un basso per mancini (come quello usato da Paul). Sulla destra compare una bambola che ha in grembo un'auto che si dirige verso la parola "Stones" (pietre). Paul è anche l'unico a imbracciare uno strumento nero (un oboe). Inoltre, sopra la sua testa vi è il disegno di una mano che, secondo alcune popolazioni asiatiche, aperta sopra la testa, significherebbe morte.


 


Ma le stranezze non finiscono qui.


Se si prende uno specchio e lo si appoggia perpendicolarmente fra le parole "Lonely" e "Hearts", succedono due cose curiose: si formano le due frasi "1 One 1" e "He die" ("1 1 1" sarebbero i tre superstiti e "he die", ovvero "lui muore").


 

1 One 1         seduti




Continuando, aprendo il disco, si vedono i Beatles seduti. L'unico accovacciato con le braccia che stringono le ginocchia è Paul. Cosa c'è di strano, direte voi? Nulla, se non che quella era proprio la posizione in cui i Celti seppellivano i loro morti. Ad avvalare questa tesi, ci sarebbe anche la O.P.D. sul braccio del Beatle, ovvero Officially Pronounced Dead, ufficialmente pronunciato morto.


 


3383a5241681c11e1c1604cd55ea96a9.jpgE, ancora, nella copertina di Magical Mystery Tour, la scritta "Beatles", guardata allo specchio, ricorda un numero di telefono: 2317438. La cosa oltremodo bizzarra è che pare che negli anni '60, a Londra, a quel numero rispondesse una voce registrata che diceva "Ci sei vicino", come a dire, non sei lontano dalla verità.


 


Successivamente, in White Album, nel brano Glass Onion (termine con cui si indicano le bare di vetro), un malizioso Lennon canta: here's another clue for you all: the walrus was Paul ("ecco un altro indizio per voi tutti: il tricheco era Paul"). Inoltre in "I Am the Walrus" si sente una voce che dice "oh is really dead" (poco dopo il 4° minuto). Osservando il retro di copertina, girato di lato, e lasciando che gli occhi vadano fuori fuoco, sembra apparire l'acronimo RIP.


 


1ece1f42ae1d1a32de279886b3483d8e.jpgNel poster all'interno del White album (a pag. 18 nel libretto del CD) compare il presunto sosia, tale Campbell, prima della chirurgia plastica che avrebbe evidenziato le somiglianze tra i due. In una foto di Paul che balla, due mani scheletriche sembrano volerlo afferrare dalla schiena. Nell’angolo in alto a sinistra del poster c’è una foto di Paul in una vasca da bagno (a pag. 3 del CD): la posizione della testa di Paul e la schiuma di sapone attorno suggeriscono la macabra scena del suo fatale incidente.


 In Don't Pass Me By (che qui sentite al contrario) Ringo canta: you were in a car crash and you lost your hair ("hai avuto un incidente d'auto e hai perso i capelli").


Revolution 9 inizia con una voce che scandisce tre volte number nine che ascoltata al contrario suonerebbe turn me on, dead man ("accendimi, uomo morto"); il numero 9 si riferirebbe sia alla somma delle lettere che compongono il nome McCartney (nove, appunto), sia al giorno della presunta morte (il 9 novembre). Fra i rumori che compongono questo brano c'è anche una frenata d'automobile e uno schianto, e un coro che sembra ripetere "Paul is dead, Paul is dead" ed una voce che grida velocemente "I'm die!". Dopodichè si sentono delle urla. Alla fine di I'm So Tired, un'altra voce ascoltata al contrario sembrerebbe dire "Paul is dead man: miss him, miss him, miss him!" ("Paul è l'uomo morto: mi manca, mi manca, mi manca!").


Per quanto riguarda gli indizi sonori circa la presunta morte di Paul, trovo davvero strabiliante che molte delle loro canzoni, ascoltate al contrario, o semplicemente con attenzione, rivelano dettagli sconcertanti.


 


Abbey Road è forse l'album le cui interpretazioni a sostegno della morte di Paul sono più note.


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Il gruppo attraversa la strada in fila indiana, ognuno con un abito che sembra richiamare una figura iconologica diversa: John vestito di bianco (sacerdote o forse angelo), Ringo con un completo nero che potrebbe far pensare al portatore della bara, Paul scalzo (un altro richiamo al fatto che i morti non portassero le scarpe), fuori passo rispetto agli altri, con gli occhi chiusi, tiene la sigaretta con la destra (pur essendo mancino); e infine George, in jeans, potrebbe ricordare un becchino. Sulla targa del "maggiolino" ("beetle") Volkswagen bianco parcheggiato a sinistra, simile a un carro funebre, si legge "28IF" ("28 SE", interpretato come "Paul avrebbe 28 anni SE fosse ancora vivo"). Anche il resto della targa , "LMW", è stato letto come "Linda McCartney Widowed" (vedova) o come "Linda McCartney Weeps" (piange).


 


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Sulla copertina di Let It Be, Paul è l'unico a guardare frontalmente e comunque in una direzione diversa dagli altri, nonché l'unico ad apparire su sfondo rosso.


Mentre sulla copertina di Oldies, si vede chiaramente una macchina dirigersi proprio verso la testa di Paul, a memento dell'incidente... Inoltre, OLDIES, è stato interpretato come PM Dies (ovvero Paul McCartney muore). Se quest'analogia vi sfugge, pensate che stranamente le lettere O e L precedono proprio la P e la M...


 


Come se non bastasse, come dimostra un interessante ricostruzione, la statura di Paul McCartney sarebbe notevolmente aumentata dopo il 1967. Se prima di tale data era alto all'incirca come John Lennon, come si evince da numerosi scatti dell'epoca, successivamente, Paul diventa più piazzato e molto più alto, cosa piuttosto strana, considerato il fatto che, quando si schiantò con l'auto (certo, sempre che questa teoria sia vera), aveva già 25 anni...




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martedì, 19 febbraio 2008
Postato da Mousi

La prima auto non si scorda mai


Oggi ho scoperto che la mia prima auto, una Micra rossa, è stata demolita circa un anno fa. Mi ha fatto un effetto strano saperlo. Quella è la prima auto di tante prime volte, di tante emozioni, di una vita che è il mio passato. Che mi ha insegnato, dato e tolto molto.

E' stata demolita. Le faccio un piccolo funerale.

Sarebbe bello se anche pezzi del proprio passato - quelli tristi - potessero essere demoliti.

Invece ti stanno accanto. A volte in silenzio, a volte urlando.

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lunedì, 18 febbraio 2008
Postato da Mousi

Un sms, poche parole


Ieri sera. Sono bastate. Sei stato la cosa migliore di Milano. Tvb. Dette dalla ragazza che l'estate scorsa ha fatto lo stage qui da noi. E' come se in poche parole le ferite dell'ultimo mese fossero state cancellate. Perché lei mi aveva conosciuto subito nella realtà, ci eravamo avvicinati. Eravamo stati bene insieme. Insomma, io valgo. Ed è come se ieri sera ne fossi di nuovo consapevole.

Non rinnego nulla di ciò che ho fatto. Ma nello stesso tempo lo ammetto: ho sopravvalutato troppo la persona che mi ha lasciato, i suoi giudizi spesso sferzanti. Ha finito per rendermi molto piccolo. Quelle parole di ieri sera mi hanno ridato la dimensione normale. Quella che mi merito.

Grazie Ragazza dello Stage.

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domenica, 17 febbraio 2008
Postato da Mousi

Dialogo con collega maschio


Lui: in fondo le donne scherzano sempre, ma se arrivi al momento giusto puoi essere simpatico, antipatico, bello, brutto...è fatta;

Io: sì in effetti c'è un punto in cui noi ci domandiamo: ma adesso è seria oppure no? Cosa devo fare, continuare o fermarmi? E loro invece non si pongono il problema, vanno avanti a scherzare...


Lui: son tutte un po' civette, alla fine. Fa piacere se le guardi. Se una ti dice: andiamo in bagno insieme, e tu rispondi mi sembra squallido, lei ti risponde: ah ma anche a me sembra squallido...

Io: ....sì, e poi tornando al discorso di prima, io per esempio difficilmente ho la faccia tosta, in un locale, di andare da una e dirle: ti offro qualcosa da bere. E di iniziare a chiacchierare...

Lui: e chi lo fa poi inizia le storie serie magari, si sposa e ha dei figli...

Lui: Odio per esempio quella che mi dice: oh ma tu sei davvero speciale, io con te ci starei benissimo. E invece sto con uno stronzo. E allora perchè ci stai?

Io: forse perché appunto lui è arrivato in quel momento giusto e particolare in cui lei aveva smesso di scherzare.

Lui: già. E non conta che tu sia stronzo...anzi, più lo sei e la tratti male, più ti cerca...

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sabato, 16 febbraio 2008
Postato da Mousi

La Felicità


Ma io ne ho diritto? Sì che ne ho diritto.

E la voglio cercare. Sì.

Avevo feste che avrei voluto festeggiare. E invece ho versato lacrime.

Avevo amori che volevo vivere. E invece sono finiti.

Ma ora basta.

Voglio essere felice.

Voglio cercare la felicità.

Perché anche io ne ho diritto. Accidenti.

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venerdì, 15 febbraio 2008
Postato da Mousi

Desolazione

(05-09-2005)


Dedicati a chi soffre del male di vivere

(leggete il racconto ascoltando la canzone)
 




Massimo Giangrande (Come il cuore leggero)


La desolazione.

Case arroccate su monti di spazzatura. Tubi che perdono acqua. Le gocce che tradiscono un pavimento fatto di carta. Erba alta, a tratti incolta. Un soffio di vento a portare il fetore di un posto dimenticato da Dio. Un ragazzo fa il giro del palazzo, si annoia. Poi prende la macchina e rincorre forse un sogno. Un sogno di cristallo, che si romperà prima ancora che sia l'alba. Perchè lui non lo saprà maneggiare, lo romperà agitandolo.

Tanti cognomi, tanti portoni. Un portico. Panchine che non sono che scheletri. Qui forse una volta qualcuno aveva deciso di costruire un piccolo Paradiso. Ma ora è un inferno. O forse c'era solo la fretta di regalare spazi, di regalare un'idea di casa. Lì dove ora non c'è neanche più la sensazione di casa.

La desolazione.

Un mondo a parte. Di carta velina. O cartapesta. Un mondo alla rovescia. Se impari a vivere a testa in giù va tutto bene. Ma devi imparare a vivere in apnea. Pena: la non esistenza. Peggio della morte. La morte è sollievo, la non esistenza è umiliazione. Che fa rima con desolazione. Un cortile senza recinti. Forse perchè qui è l'unico spazio dove si può volare con la fantasia. Immaginando magari anche il mare. Sentendone l'odore forte e salato. In fondo, basta chiudere gli occhi e farsi trascinare dal vento. Dispettoso vento. Scompare anche lui. Se ti affacci da una finestra, vedi il nulla. La distanza tra te e il sollievo dell'esistenza. Distanza incolmabile. Distanza indefinibile.

Uno scheletro di città. Senza ossa. La testa è un teschio. Sei troppo vicino all'annullamento, troppo lontano dalla speranza. Che ti chiude in faccia i suoi portoni massicci e argentati. I suoi tappeti rossi. E tu resti imprigionato nel mondo di fuori. Quello che non ti fa più paura. Quello che ti fa sorridere quando qualcuno ha paura. Quello che non ti piace. Che vorresti abbattere se ne avessi la forza. Tu pesciolino nell'acquario a cui nessuno cambia l'acqua da una vita intera. Boccheggi? Imprechi? Piangi? Ti disperi? Chiedi aiuto? Bestemmi? Urli? Doloroso? Infrangibile? A prova di parola? Intensamente preoccupante? Maledettamente fascinoso? Non ci sono aggettivi. Neanche sensazioni. E' il punto di non ritorno. Quello in cui ti adagi nel non ritorno. Niente biglietto per rifare la strada. Lì sei e lì rimani. Con le mani a proteggerti gli occhi, semichiusi. Perchè quella luce che penetra dalle inferriate l'hai vista in un sogno. E nel sogno eri in carcere per aver ucciso il tempo. Per aver dato fuoco alla volontà. Per aver accecato il tuo ego. Per aver infranto il vetro dell'acquario. Per aver nuotato un secondo fuori dall'acqua. Per aver chiamato la desolazione CASA. Per aver morso un istante. Per aver chiuso con il passato. Per essere passato a piedi tra insetti e sudiciume. Senza scarpe. Per aver mormorato a un piccione, vola via tu che sei in tempo e lo puoi fare. Per aver avuto come amante la rabbia. Per aver dormito insieme al dolore.

La desolazione.

Un mondo che vive. Un mondo che scrive. Un mondo che non esiste. E' nei libri. E' nella storia. E' sempre qualcos'altro. Se la accetti sei fregato. Devi negarla. Devi ignorarla. Devi scoparla. Devi pensarla. Devi calpestarla. Devi molestarla. Devi pestarla. Devi ucciderla. E quando sarà in terapia intensiva, devi staccarle la macchina. Niente respiratore. La desolazione non merita di essere viva. Nella tua mente. Intorno a te c'è. C'è come ci sono gli alberi le nuvole l'asfalto rovente. C'è come quel postino che non si avvicina alla casa. C'è come quell'edicolante che alle quattro di mattina apre l'edicola al nuovo giorno. Un giorno di merda. C'è come quel tale che sa solo rubare. Ma poi rivende tutto. E lo chiamano Robin Hood. Rivende a chi ha rubato. Ma chi è stato derubato compra perchè ha la sensazione di esistere. Come quel negoziante che ha preso e ha chiuso. Perchè gli avevano bruciato tutto. Mica per soldi. Per noia. Come quel bambino che gioca con una palla sgonfia tra siringhe che fanno da linee del campo e pezzi di vetro a deliminare le porte. Crescerà forte. Crescerà. Se crescerà. La pelle sarà ruvida. E lo chiameranno asociale. E gli faranno tante domande. E lui risponderà a tutti incazzato. E lo lasceranno perdere. Lo chiameranno bastardo. Avranno paura. Lui però no. Perchè lui è cresciuto con la paura sottobraccio in cartella.

La desolazione.

E' il mondo di pietra. Immobile. Senza sbocchi. L'universo muta, lei no. Ti soffoca. Si rende invisibile al progresso. Passa la mano e bluffa. Si siede al tavolo verde e vince. Perchè sa barare. Poi torna a sperperare i guadagni. Perchè non vuole migliorare. E' quella bici con le gomme sgonfie. E quella Honda fiammante che fa a pugni con tutto il resto. Ma c'è. Invidiata. Coccolata. Di chi forse ce l'ha fatta o semplicemente ha mentito a se stesso. Ogni tanto sfreccia un'auto, qualche autobus. Sfrecciano. non si fermano. Chi si fermerebbe mai davanti alla desolazione?

La desolazione. Quella montagna di nulla. O di tante cose. Ma che noi chiamiamo desolazione. Perchè non conosciamo altro nome a ciò che ci fa paura.

La desolazione.

La paura.

Collegare e vedere cosa viene fuori.

La desolazione

L'angoscia.

La morte.

La sfida.

L'oltre.

E noi la chiamiamo desolazione.

Riparate quel tubo. Una ferita aperta.

Lavate quel sangue. Che sa di acqua. Che puzza di morte.

Ma è solo e sempre

Desolazione.

(Alex)
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venerdì, 15 febbraio 2008
Postato da Mousi

Niente Giulio.

Giulio ha deciso di aprirsi un blog tutto suo. Ieri sera si è fatto un giro veloce tra i miei lettori e ha concluso che sono troppo smielati. E che questo blog gli stava troppo stretto.

Niente Giulio.

Niente Alex per un po'...perché le parole si frantumano contro cristalli di ipocrisia e di scontato.

Niente Alex perchè ci sono problemi là fuori che vanno risolti alla svelta.
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giovedì, 14 febbraio 2008
Postato da Mousi

Me ne vado per un po'


Alex se ne va un po' in vacanza. Fisicamente dal blog. Perché in fondo ne ha proprio bisogno. Perché forse questa volta si sente prosciugato davvero. Forse perché la sua vita gli piace poco in questo periodo. Ma non lascia questo blog incustodito.

Ho deciso di subaffitarlo a tale Giulio. E chi è, direte voi?

E' un personaggio da blog. Lo conoscerete poco alla volta. E' simpatico. Mi ha promesso che terrà tutto in ordine e pulito. Non è molto aperto, come me. Infatti la prima cosa che mi ha detto è stata: ma che cazzata scrivere si sè davanti a tutti. Insomma, non so cosa scrierà. Magari alla fine si scioglierà e parlerà di lui. Voi fategli compagnia, ci tengo. Magari invece vi racconterà storie tutti i giorni.

Ah, attenzione: è un tipo molto avventuroso. Quindi, magari, alcuni suoi racconti vi sembreranno esagerati: beh, può essere. E' anche un po' sborone. Ma invece può essere pure che dirà il vero. Ma tanto alla fine che importa? In fondo, su un blog ci si può scrivere quello che vuole. Chiunque può essere chiunque.

Ah, Giulio ha circa 30 anni. E' moro. Con gli occhi chiari. Piuttosto magro. Ma fa palestra e soprattutto nuoto. Gli piacciono molto molto ma molto le donne. Ama anche il cibo. Specialmente i dolci.

Non è un tipo molto romantico. Ama dire spesso una frase: definitivo come un tagliaerbe. Beh lo usa spesso dopo gli appuntamenti con qualche donna. Che vuol dire? Una botta e via. Ok, mi rendo conto che non gli sto facendo una buona pubbicilità.

Il resto ve lo racconterà lui. Se non gli sembrerà troppo una cazzata.



Quando torno, ve lo dico: promesso! E comunque l'accordo con lui è che se torno, lui se ne va. Mi mancherete.


Tutto questo perché oggi ho viaggiato su un treno a due piani. Al secondo piano. E ho visto che dall'alto il mondo ha tutto un altro aspetto. E signifiato.

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giovedì, 14 febbraio 2008
Postato da Mousi

Trovato su un Blog: San Valentino


L'origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano (per la fertilità). Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus.

I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati.

Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinchè il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Determinato mettere un termine a questa ottocentesca vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo "degli innamorati' per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima.


La Leggenda




A Roma, nel 270 D. C il vescovo Valentino di Interamna, amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia inoltre sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d'addio: " dal vostro Valentino, " una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore...".
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giovedì, 14 febbraio 2008
Postato da Mousi

Ho scoperto che...


...ci son donne che una settimana dopo una storia stanno già pensando a un altro. E uomini che lo fanno anche una settimana prima che finisca una storia.

...che se ti si rompe la macchina, tutto il resto ti sembra un grande, immane, infinito mare di cazzate

...che le donne vogliono sempre essere aspettate...e se tu non lo fai, passi per quello scortese non ci sono più i cavalieri di una volta...

...che San Valentino è anche una bella festa d'amicizia

...che a San Valentino ci sono persone che se ti permetti di non fare gli auguri ti dicono scortese non ci sono più i cavalieri di una volta. Che poi è la stessa cosa dell'8 marzo. Solo chel'8 marzo c'è l'altro partito delle femministe dure e pure. Che se solo inizi la frase....Vole...ti urlano: Niente auguri, per favore. Bisogna considerare la donna donna tutti i giorni, non solo un giorno all'anno. E partono con la loro filippica. E quando hanno finito, tu prosegui...Volevo dirti che hai un bel rossetto oggi...

...che ci sono donne false. Che tra donne si accapigliano con il sorriso. Con un uomo si comportano da false principesse. Mentre due uomini insieme sono leali e hanno rispetto uno con l'altro.

E quindi in conclusione sono felice di essere uomo.

Ma se fossi donna, in molti casi, potrei approfittare della situazione.



P.S.: Astenersi da commenti del tipo: voi non avete le mestruazioni, il parto. Voi al lavoro per fare carriere dovete lavorare la metà di noi. Noi siamo mammesorellemogli. Voi siete infantili e noi no...

Perché chiaramente io qui sto generalizzando. Sia sulle donne sia sugli uomini...

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mercoledì, 13 febbraio 2008
Postato da Mousi

Ci sono momenti che ti prendono il cuore in trappola. E non te lo lasciano più.

Momenti che ti rubano il resto. E non te lo restituiscono più.

Momenti che ti urlano dentro l'anima. Fino a stordirla.

Momenti che ti prendono a pugni. E poi ti lasciano a terra. Tramortito.

Momenti che ti strappano i sentimenti. E li calpestano.

Momenti che vorresti solo una morbida cuccia. E invece devi vivere.

Momenti che nessuno capisce. E tu non hai voglia di spiegare.

Momenti che ti sfiorano il viso. Prima che grandinino lampi.

Momenti che ti fanno piangere. Senza poi pensare a come asciugarle quelle lacrime.

Momenti che ti fanno chiudere la testa tra le mani. Mentre intorno il mondo ribolle.

Momenti che leggi e vorresti sognare. Ma quelle pagine poi finiscono. E torni solo tra tanti.

Momenti che la disperazione ti frusta dentro. E tu non c'hai la redini per dominarla.

Momenti che vorresti il coraggio. Tanto coraggio. E invece tra le dita solo sfioriti ritratti di giardini spettinati.

Momenti che niente è più come prima. Anche se scavi. Scavi. Scavi.

Momenti che vorrei scappare. Da me stesso.

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mercoledì, 13 febbraio 2008
Postato da Mousi

Ieri un mio collega mi ha regalato un libro. Era il regalo che doveva darmi alla festa del mio compleanno.

E di colpo i fantasmi di quella sera sono tornati. Intensi. Fantasmi con un corpo.

Ho iniziato a leggere il libro. In questo periodo mi immergo nelle storie.

Forse per sfuggire a una realtà che mi fa sanguinare.

Ieri poi in metrò c'era una coppia. Lei teneva la testa bassa. Lui le stava vicino vicino. Le accarezzava il viso, le prendeva le mani. Lei non lo guardava. Aveva il viso imbronciato. Poi, a un certo punto, lei l'ha guardato. E lo ha stretto forte forte.

Volevo sentivo ero pronto per scoppiare. Lacrime. Lacrime.

Li ho guardati ancora. A un certo punto hanno fatto naso naso...

Ho chiuso gli occhi. Avrei voluto riavvolgere il nastro. Io e la mia principessa lo facevamo spesso (o perlomeno parlavamo di farlo spesso).

Poi lei ha sorriso. Dopo un tempo che è parso un'eternità. Ha sorriso. E lui le ha pizzicato le guance.

E in fondo ho pensato che domani è San Valentino. E che non è giusto.

Infine stamattina in treno mi sono riletto i suoi sms. Quei Ti amo ora sembrano un'eco lontana. Eppure succedeva. Succedeva, sapete? Succedeva ancora qualche giorno prima che tutto finisse. Come una bolla di sapone. Volata via e poi scoppiata.

E io ho ripensato...ancora e tanto. Che non avevo mai preso in considerazione l'ipotesi di risposarmi. Eppure con lei questa idea mi era tornata. L'avevo presa in considerazione. Che vivere con un'altra persona è complicato, ma che mi piaceva con lei. Non sempre. Ma spesso.

Non ho dormito in treno. La mia mente era tormentata. Il mio cuore di nuovo spezzato. La mia anima rimasta lì dove è stata buttata da un treno in corsa. Lasciata marcire tra animali che se ne nutrono e fango che se ne impossessa.

La mia anima non sa chiudersi in se stessa. Muore lentamente. In pubblico.
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martedì, 12 febbraio 2008
Postato da Mousi

E se poi, all'improvviso....

non sai più cosa scrivere?

Se la rabbia, rimasta nascosta, torna?

Se la malinconia, assopita, si risveglia?

Se ti guardi intorno e ti sembra di nuovo che quelle facce - tutte - ti ignorino?

Ecco.

Questi se sono qui e ora.

E la mia battaglia è difficile da vincere. Ancora. E ancora.

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sabato, 09 febbraio 2008
Postato da Mousi

Tu hai fatto pace con le donne


Oggi dovevo essere a un matrimonio...

....................una persona importante mi ha detto: io ti amo perché tu, nonostante tutto quello che hai passato, hai fatto pace con le donne.

Già, e a volte starei ore a guardarle, come si fa con un'opera d'arte

.........a volte invece vorrei farci l'amore per ore e ore

In tutti e due i casi, mi piace tutto di voi donne, dal sorriso al modo che avete di buttare indietro i capelli. Dalle mani alla vostra allegria. Dal seno che a volte tirate fuori dalle camicette sbottonate alle gambe. Dai jeans attillati che vi fanno un gran bel sedere al vostro modo di guardare e poi girare lo sguardo per non incrociare quello altrui. Il lucida labbra prima di scendere dal treno e le serate in cui andate in bagno in coppia. Il modo di camminare e le borse come mary poppins. Le gambe accavallate e in un attimo non più. Gli abbracci stretti stretti come se aveste paura che sia solo un sogno e le urla quando non vi stiamo ad ascoltare. I nomignoli che sapete darci e lo shopping selvaggio. La malizia e i vostri sbalzi umorali e ormonali.

............sì, starei ore con voi.

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venerdì, 08 febbraio 2008
Postato da Mousi

Nudo senza scudo

mi dibatto ma ho lo sfratto

da una vita sempre uguale

no ti prego, mi fa male

Cerco di evitare gli sguardi dei curiosi

corro e poi mi scontro coi marosi

Annego senza stile,

annaspo e sono vile

Perché poi chiudo gli occhi

....non guardo...che mi tocchi

La sento scivolare viscida e cordiale

la Morte, sì lo so, infine è anche banale

(Alex)

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venerdì, 08 febbraio 2008
Postato da Mousi

Conoscersi


Lei: Fumi?

Io:
No, ma sono tollerante. Tu?

Lei: Io sì...

Io:
Accidenti, hai il vizio sbagliato!

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giovedì, 07 febbraio 2008
Postato da Mousi

Sbalordito


Da cosa? Beh, da Montezemolo. Che oggi ammette, candido candido: "Sono interessato al programma del Partito democratico".

Ma ve la immaginate voi Confindustria alleata del Pd? O Berlusconi che si spara un colpo? Beh, oddio, la seconda ipotesi è allettante. Ma, come dire, cosa non si farebbe in campagna elettorale per far parlare di sè.

Poi magari arriva la smentita di Confindustria, chissà. Certo, sono frasi pesanti.

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giovedì, 07 febbraio 2008
Postato da Mousi

Un tramonto meraviglioso. Ci sono le montagne lontano, stanno per sparire nel buio della sera. Ma si vedono ancora. Sono contorni quasi ombre. Il cielo fa a zig zag tra le sue vette. Arancione. Il sole già non si vede più. E il cielo sfuma, blu scuro blu viola celeste verdolino rossiccio rosa arancione. Pace e tranquillità lì dove bacia le montagne.
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giovedì, 07 febbraio 2008
Postato da Mousi

La favola dell'incantesimo


C'era un principe, in un piccolo regno, che era sempre allegro. Un'infanzia felice, la giovinezza che si affacciava come l'alba su un immenso davanzale. Sorrideva sempre a tutti nel regno e i sudditi dicevano: "Quando sarà Re il signorino, questo regno sarà sinonimo di prosperità e felicità". Un giorno arrivo nel Regno, da un posto molto lontano, una donna. Girava di casa in casa e si diceva facesse delle magie. Il principe la volle conoscere. Non fu difficile convincere il padre che non gli diceva praticamente mai di no. La donna, dai capelli corvini, fu accolta in una sala da thè particolarmente addobbata. Tutta vestita di nero, iniziò a sorprendere il principe 14enne con prodigi degni di qualsiasi mago. Ma lui voleva di più. Le disse: "Fammi vedere qualcosa di straordinario". Lei gli rispose: "Dimmi cosa vuoi e lo avrai". Il principe le confidò: "Sono felice, ho tutto. Cosa potreo mai volere?". Ci pensò un attimo e poi sorrise: "Sì, penso che vorrei questo. Vorrei che tutte le donne si innamorassero di me". La donna non parlò. Disse una formula in una lingua sconosciuta e poi annunciò: "E sia. Ma io ti rivelo un segreto, in cambio. E ricordati che se rivelerai questo segreto a qualcuno, l'incantesimo ti si ritorcerà contro. Il segreto è che io non sono una maga, ma una strega. Guai a te se parlerai". Negli occhi neri della strega si agitò un vulcano. Poi si congedò. Impaziente di dire a qualcuno di quel prodigio, il principe corse negli uffici del padre che, però, era troppo impegnato con documenti e libri contabili per ascoltarlo. Deluso, il principe cercò Clotilde, la sua compagna di giochi. Una 14enne curiosissima. "La signora vestita di nero mi ha fatto un incantesimo. E mi ha anche rivelato un segreto. Ma non posso dirtelo". "Non puoi? - disse Clotilde - non dirmi che credi agli incantesimi. Sei ancora un bambino". Sapeva che così il principe avrebbe parlato: "Ok, te lo dirò. Non sono un bambino e non credo alle favole. Mi ha rivelato di essere una strega". Clotilde rise, soddisfatta e scettica. Ripresero a giocare. Senza pensare ad altro.

Gli anni passarono.

A 18 anni il principe s'innamorò. E dopo un ballo a Palazzo, la sua amata - tra le sue braccia- finalmente gli disse: "Ti amo". Il principe provò una sensazione mai vissuta prima. Felicità. Emozione. Durò un attimo. L'amata si scostò, come svegliata da un sogno, scappò via dicendogli: "No scusa, non è vero. Non ti amo. Scusa". Era sparita. Il principe passò i mesi successivi a cercarla, triste come mai. Passò di regno in regno. Conobbe molte donne, ma tutte appena gli dicevano ti amo poi sparivano, come ridestatesi. Il principe ricordò l'incantesimo e partì, a cavallo del suo fedele animale, a cercare la strega. Finalmente arrivò nel regno dell'oscurità. Davanti a lui un castello fatiscente, che sembrava sul punto di crollare da un momento all'altro. Bussò allo stipite e, all'improvviso, il castello diventò bellissimo. Nuovo. Gli aprì un servo che gli disse di attendere nella sala del pianoforte. La padrona arrivò: non era cambiata. Era sempre giovane, bella, affascinante. Vide il principe, si fece raccontare perché l'aveva cercata, poi gli rivelò: "Sei stato stolto. Come solo un ragazzino sa essere. E ora paghi le conseguenze. Anche da uomo. Un incantesimo è un incantesimo. Non posso cambiarlo. Ma posso spiegarti come sopravviverne. Devi pensare che Amore non è solo quello di una donna, che il mondo sa amarti, coccolarti. Un fiore che sboccia, il sole che sorge, una formica che cammina. Sono tutti prodigi dell'universo che ti abbraccia e ti ama. Vivi così e sarai sereno". Il principe fece così: la serenità tornò a essere sua fedele compagna. Non si sposò. Non si innamorò più. Dicono che è da allora che la felicità dura un attimo. Dicono che è da allora che l'amore è un incantesimo.

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