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Mantova, il vino, noi e l'astice
Partenze intelligenti? What's Partenze intelligenti? Non la nostra, di sicuro. Il 25 in mattinata, verso il facoltoso Nordest, Mantova per la precisione. O giù di lì.
Da Milano a Brescia, coda coda coda. Con i cartelli luminosi in autostrada che sembra di prendano decisamente in giro: code a tratti. A tratti? Un serpentone unico è a tratti? Vabbè, comunque avanziamo faticosamente. Facendo 20 chilometri in un'ora, con il navigatore che aggiorna ogni istante l'orario di arrivo. Con Barbara che vorrebbe fotografare la scritta Franciacorta. Salvo pensare: ma le viti sono sull'autostrada? Ma quanto piombo beviamo nei vini?Usciamo a Brescia e ci lanciamo in statale. Dopo tanta coda, anche andare a 80 all'ora è splendido. Come in Ferrari dopo aver viaggiato in Cinquecento.
Fortunati che siamo, l'agriturismo sarebbe facilmente raggiungibile se non fosse che proprio in questi giorni hanno chiuso la strada che dovrebbe raggiungerlo. Quella che ovviamente il navigatore segna come principale. Ma, essendo giorno, non è poi così difficile arrivarci. E' in mezzo ai campi. Bello. Campi da golf, piscina. In realtà è un residence. E la camera è un appartamento: un bilocale più cucina abitabile e bagno. Splendida la vista. Viene voglia di venirci a vivere, è la casa più grande in cui abbiamo abitato finora io e Barbara. Noi, però, sistemati i bagagli, ripartiamo in direzione Volta Mantovana, dove ci aspetta la Sagra dei Passiti e dei Vini da Meditazione.
Ehm, non dopo aver aperto il cancello elettrico, fatto uscire inavvertitamente Jack, un cane anziano e zoppicante che, ovviamente, quando cercherà di rientrare troverà chiuso il cancello. E Barbara è in crisi: e se ora una macchina lo prende sotto? Mi sembra di averlo abbandonato in autostrada.
Messi da parte i sensi di colpa siamo di nuovo in macchina. Praticamente digiuni. Questa volta decidiamo di non avvalerci del navigatore. Facciamo da soli. E funziona. Seguiamo le poche indicazioni avute...quando a un certo punto ci rendiamo conto che stiamo andando verso Goito. Una signora ci rimette sulla strada giusta, Barbara fa da navigatrice (Se non è a destra, è a sinistra) e infatti arriviamo! Troviamo anche parcheggio. E ci incamminiamo sulla lunga scalinata che fu dei Gonzaga.
Un attimo di indecisione su come funziona. Con i nostri due bicchierini pronti per gli assaggi. E io che spero di spiluccare anche un po' di cibo che c'ho fame. Inizia il giro. Fa caldo negli stand. I vini sono...beh io adoro i vini dolci, dunque i passiti. Barbara un po' meno. Ma assaggiamo molto a stomaco vuoto. Ridiamo per i professionisti degustatori che, con il bicchiere appeso al collo, sembrano dei sanbernardi. I cani, naturalmente.
Beviamo. Tra la folla variopinta. A metà pomeriggio abbiamo finito. Scendiamo in paese (paese?). Non c'è nulla. Solo una cosa, che non avevo mai visto. Un distributore automatico per latte crudo di mucca. Mezzi brilli iniziamo a ridere, Barbara fotografa la gente in coda. Ci fermiamo un po' sugli scalini lì vicino...invece che sentire discorsi sui passiti, su gradazioni alcoliche e simili, la gente parla di latte, vacche, yogurt e come bere al meglio il latte crudo per non fargli perdere...il gusto.
Chiunque, in Paese, abbia inventato questo aggeggio forse non lo sa, ma ha inventato una grande attrazion turistica. Fra battute mie (Forse dentro c'è una mucca vera...), e fame, decidiamo di prendere la macchina per andare a cena. Allora non lo sapevamo ancora, ma sarebbe stata un'odissea.
Devo dedurre, da esperienza diretta, che in questa parte d'Italia la gente mangi a casa. Si vergogni di mangiare fuori. O forse così risparmi (da qui forse la ricchezza del nordest...). Insomma, giriamo un po' di paesi e non c'è traccia di una pizzeria, un ristorante, un'osteria. Niente di niente. A Castelgoffredo ci sono un ristorante vuoto con dentro un mafioso con i baffi e una pizzeria al taglio. Decidiamo di proseguire fino ad Asola, bellissimo il centro. C'è un grande Caffè antico. Facciamo due passi a piedi. Qui ci sarà sicuramente un ristorante. Attratti dall'odore intenso di pizza, arriviamo in una viuzza. La pizzeria c'è, ma ancora una volta è al taglio. Entro in un bar chiedo, sconsolato, dove si può mangiare. Risposta: qui non abbiamo ristoranti, deve uscire dal paese e andare al centro commerciale. In compenso, c'è un intero negozio, senza persone dentro, con una macchina per il latte crudo di mucca!!!. Affamati, con le allucinazioni, ripartiamo. Finalmente il miraggio. Anzi, no, è vero: c'è un ristorante. Ci va bene. Tranquillo, luce e musica soft. Buon cibo. Tavolo vicino al frigo dei dolci (Barbara...ricordi?). Tranquillo finchè non arriva un gruppo parrocchiale di ragazzini con prete. Ma pazienza. Mangiamo, ci riconciliamo con il mondo. E beviamo.
Usciamo, è buio. Il navigatore sembra sicuro per riportarci all'agriturismo. Se non fosse che, in piena notte, in mezzo ai campi ci ritroviamo davanti alla famigerata strada chiusa. Panico (mio), inversione a u in mezzo ai campi in una strada strettissima. Girovaghiamo. Il navigatore ci rimanda lì. E poi soddisfatto si zittisce. E ancora una volta Santa Barbara mi salva...la sua intuizione si rivela esatta. Non so come, ma arriviamo a destinazione.
Il letto è morbido e comodo. Il silenzio assoluto. Dormiamo benissimo. La mattina, pur avendo messo la sveglia, restiamo a dormire. Finchè un sms non mi desta: è Laura, la mia ex ex. Sapevamo entrambi che saremmo stati a Mantova. Ci vediamo? Forse sì. Io faccio le mie cose, Barbara si riappagura sul letto...ehm non l'ho mai vista così pigra la mattina. La giornata è meravigliosa, alla fine usciamo. Con destinazione Mantova. Questa volta fare la Statale è bello e rilassante.
Ed eccoci a Mantova. Città di cultura e tradizioni. Con un centro storico davvero storico. parcheggi tutti blu. Finiamo a parcheggiare allo stadio. Laura e il suo amico sono in centro. Ci avviamo. L'idea è di mangiare insieme. Barbara fa foto strane (le piace, sì, ed è anche brava). In centro c'è una confusione notevole. Ci sono degli spettacoli, degli stand artigianali. Dopo un po' di disguidi ci vediamo tutti e 4. Strano rivedere una ex, l'unica delle ex con cui abbia mantenuto dei rapporti cordiali. Hanno prenotato in un'osteria. Che poi è affianco a un ristorante. O meglio, la porta è in comune. Infatti, l'osteria si chiama Osteria della porta accanto. Ma in realtà è un ristorante, dall'arredamento molto particolare. Un po' giapponese. Mangiamo e chiacchieriamo. Stiamo bene. L'antipasto è superbo (soncino, pancetta croccante e scaglie di grana), il Morellino di Scansano anche.
Ci salutiamo con la promessa di rivederci a Parma. Io e Barbara proseguiamo il nostro viaggio culturale. Scopriamo la chiesa di Santa Barbara, con dei dipinti davvero belli. Ristrutturata da poco, aperta grazie all'impegno dei volontari dei Touring Club. Scopriamo anche una toilette pulita e sorprendente. Cerchiamo il Mincio, il parco, per riposarci un po'. L'impresa appare improba (sembra che i mantovani abbiano chiuso tutte le strade per accederci), ma finalmente tra battute Ma dove mincio è? Che mincio di fiume...i nostri eroi approdano sulle sue rive. Barbara è in versione fotografa pazza (con tenerezza, tesoro), ci riposiamo un po'. Respiriamo aria fresca e calda insieme. Guardiamo sull'altra riva una pseudo-spiaggia (senza mare bisogna accontentarsi). Riprendiamo la strada per il ritorno, fermandoci a bere qualcosa in piazza (tra piccioni che ti fanno compagnia, sedendosi praticamnte al tavolo con te) e portando a casa due sbrisolone. Torniamo alla macchina. Ovviamente il Mantova gioca in casa, le strade intorno allo stadio son chiuse. Il navigatore ci manda affan...ehm no volevo dire che a un certo punto decido che andremo a Cremona e prenderemo l'A21. Così facciamo. Non ci sono code. Il viaggio è piacevole. Barbara fa altre foto al sole che tramonta...in movimento. Io ho altre allucinazioni (un palo della luce che si muove), Barbara mi chiede di inchiodare in autostrada per fare foto più belle (ehm, non l'accontento). All'autogrill di Stradella troviamo tre cameriere che sono fuori di testa, giocano a calcio con una pallina, sono allegre (dopo due giornate stressanti, dicono). Insomma, ci fanno sorridere. Poco dopo le 21 siamo a Vercelli. Non paghi della giornata, andiamo a mangiare fuori una pizza. Il barbera in una caraffa dovrebbe essere tre quarti di litro ma secondo me è moolto di più.
Un astice di fronte a noi, nell'acquario, diventa argomento di conversazione della serata. Ma di questo ve ne parlerà Barbara.
Io oggi ho regalato un paio di orecchini al mio amore per il nostro secondo mese insieme. E sono felice. (segue)
....tu non vuoi adottare un astice, pensa che tra poco lo bolliranno vivo...
Di vita, calcio e altro
Pillola del giorno dopo. Se ne parla anche troppo in questo periodo. La mia idea? Che le donne sono le uniche che possono scegliere in coscienza, sia in questo caso sia in quello dell'aborto. Che comunque sono due concetti completamente diversi. E in nessuno dei due casi parlerei di omicidio o di assassini.
Calcio. L'Inter ha vinto lo scudetto. Complimenti? Beh quasi. Insomma, secondo me questo è stato un torneo falsato, nè più e nè meno come ...tutti quelli che si sono giocati finora. Beh, ovviamente scherzo. O meglio: o tutti sono stati falsati o nessuno. Perché gli aiutini, gli aiuti e gli aiutoni ci son sempre stati. E l'Inter ne ha beneficiato a piene mani quest'anno. Poi, aveva la squadra più forte. E se non avesse vinto avrebbe compiuto l'ennesimo miracolo nerazzurro. Quello che ha fatto nascere siti e blog in cui l'Inter è la più bella barzelletta italiana. In ogni caso, io ho un blog di calcio, dove sono un po' più imparziale, si chiama sombrero.splinder.com, se qualcuno ogni tanto vuole darci un'occhiata.
Politica. Aspettiamo i ministri. Aspettiamo la soluzione per Alitalia. Il Nano di Arcore farà i suoi colpi di teatro, non c'è dubbio. Come il Bagaglino offerto a Putin. Del resto, lui è uno showman, non un politico. O la politica è uno show? Boh. Ma al 50 per cento degli italiani sembra piacere. Un po' come quando l'Imperatore inventava i giochi per spostare l'attenzione dai problemi reali.
Violenza sulle donne. L'ho scritto tante altre volte. Mi vergogno in quanto uomo. Non capisco come si possa. Non è ipocrisia. E' vergogna pura. E tristezza. E penso che bisognerebbe usare il pugno di ferro contro chi si macchia di questo reato. Come per le violenze sui bambini. Insomma, la castrazione chimica...perché no?
Umida coltre di ghiaccio
scivola voluttuosa verso il mare
Confidente amica di gabbiani
esplora il vento contrario
per abbattersi su scogli premurosi
Si spegne si sfalda si sfiora
Schizzano lapilli di fredda indecenza
come donna o sirena
d'imbarazzo dipinta
Si trasforma tutto intorno
niente giace sconfitto
Iceberg era il freddo
riposa nel mare senza fine
scivolato nel profondo
tra ciglia di schiuma
(Alex)
Allora, c'ho di nuovo la connessione a casa. Con un modem 56k acquistato ieri. E grazie al validissimo aiuto, via telefono, di Barbara. Quando si è collegato è stato come a Natale quando ero piccolo. mi brillavano gli occhi.
E poi ieri sera ho visto un film, con Will Smith. E mi ha colpito parecchio. E a un certo punto ho cominciato a pensare alla mamma e a quanto mi mancava. Ogni tanto succede. Le vorrei raccontare cose belle e cose brutte.
E poi ero rilassato rilassato. Era un po' che non dormivo il sonno dei giusti. E oggi mi son fatto a piedi da casa alla stazione e anche se pioveva ed era umido e mi sentivo forte.
Però poi capita che ti preoccupi per la persona che ami. E vorresti esserle vicino. E invece sei lontano. E ti manca e c'hai anche un po' paura. E ti rendi conto che oramai fa parte interamente della tua vita...
Scandalosamente Laure
Le ha tolto il record del mondo dei 400 stile libero dopo essersi fidanzata con il suo ex, Luca Marin. Difficile prevedere simpatia e affetto tra la francese Laure Manadou e l'italiana Federica Pellegrini. Tutte e due ottime nuotatrici, entrambe amanti del gossip e delle prime pagine rosa. Intervistata dall'Equipe, la Manadou ammette: "Avrei preferito che il record me l'avesse tolto un'altra". Incerta tra le vicende sentimentali e quelle sportive, la francese sembra comunque concedere all'avversaria il valore delle armi: "Quel giorno Federica era la più forte". Ma..."I record sono fatti per essere battuti". Il che vuol dire che lei ci riproverà: "I 400 sono la mia gara e il mio scopo è rimanere imbattuta in questa specialità". Ecco di nuovo il lato orgoglioso venire fuori: "E quel giorno io non sono stata battuta perchè non correvo. E comunque preferisco il titolo olimpico al record del mondo". La stoccata finale è d'altri tempi, da duello rusticano: "Mi dicono che quando ci sono anche io, Federica nuota in modo diverso. La aspetto alle Olimpiadi, in palio ci sarà qualcosa in più del record". Due donzelle a caccia di un titolo. Questione di centesimi. E di uomini.
Nero pece
Essì. Non potrebbe essere altrimenti. Anche se ci posso aggiungere allibito, preoccupato. La sostanza non cambia.
Veloce riassunto.
Io ho da quattro anni e mezzo la connessione con Adsl Alice a casa. Un mese fa Tele2 mi chiama per cambiare una cosa nelle telefonate, ma io ribadisco che resto con Telecom per internet. Ieri cerco di collegarmi a internet e non ci riesco. Chiamo Telecon, veloce controllo. Lei non è più nostro cliente. Ma come? Ma da quando? Deve parlare con Tele2, stan facendo cos' con tutti: vi trasferiscono del tutto da loro anche se non ne avete fatto richiesta.
Chiamo Tele2, risponde una donna. Le spiego, pacatamente. Mi risponde: ci deve essere stato un disguido. Ma ora faccio la segnalazione.
Però, ecco, ci vorrà un po'...minimo una settimana.
Scusi, ma io nel frattempo come faccio che mi serve anche per lavoro?
Beh, quando verrà riattivato, chieda un risarcimento danni.
Seriamente, mi spiace dirlo, ma questa è l'Italia. Un paese di poeti, navigatori e truffatori.
Sesso con Luttazzi
Io: Sai come chiamano a Roma Erode?
Barbara: ...
Io: E...rosico...
Inizia oggi la nostra gita a Moncalieri. Lo so, in molti avreste desistito dopo una simile battuta. Ma lei no. Anzi, ha riso. Mentre passeggiavano in un parchetto sulle rive del Po. E davanti a noi c'erano due anziani...e io non potevo non fare commenti sconci su ciò che si dicevano...
La gita a Moncalieri è stata anche molto altro, intendiamoci.
Per esempio: il navigatore impazzito mentre noi ci arrampicavamo sopra a Moncalieri, sempre più in alto. Con la macchina che faceva sempre più fatica e io che mi agitavo. E la signorina del navigatore che continuava a dire di andare sulla destra quando sulla destra c'era un precipizio. Del resto, il navigatore ci aveva anche fatto attraversare il centro di Torino per arrivare a Moncalieri...così, per sfizio. Finché siamo tornati giù a Moncalieri. Abbiam trovato parcheggio. Ci siamo fatti una passeggiata. Abbiamo beccato l'unico bar degli squilibrati, vicino alla stazione. Con discorsi politico-calcistici di bassa lega (No, Bossi non c'entra...).
Ma poi il clou. Una vineria-stuzzicheria-pizzeria dal nome invitante, Dionisio, e dal Nero d'Avola davvero squisito (la pizza un po' meno). La giusta carica per andare allo spettacolo di Daniele Luttazzi. Ebbene sì, si ride praticamente per un'ora e mezza.
Poi si torna a casa. Trovando l'autostrada...dopo 3 tentativi (questa volta senza navigatore, semplicemente seguendo le indicazioni), facendosi tutta la Tangenziale di Torino. Arrivando a casa...con un finale molto dolce di giornata :-)
P.S.: Spiegatemi una cosa: ma a Moncalieri è normale mettersi maglie che lasciano fuori una tetta? Non tutte e due, una sola. Boh, forse è la moda...
Lettera a chi c'ha i soldi
Caro ricco-cantante-golfista-calciatore-petroliere-popstar,
sono un tuo grande fan. Ho seguito tutta la tua carriera e non faccio che esaltarmi per ogni tua nuova impresa. Ti scrivo questa lettera perchè c'ho un problema: voglio andare a vivere con la mia ragazza ma al momento ci mancano i soldi per la caparra. Non sono molti. Di sicuro per te sarà una bazzecola tirare fuori qualche spicciolo per una nobile causa come questa.
In cambio, prometto che continuerò a seguirti assiduamente. Anzi, di più.
Sempre tuo affezionato fan
A.
Per non scordare mai
(parole, musica e immagini)
DONNE
Ci sono quelle che tu non puoi dire una parola che c'hanno ragione loro: DONNE.
Ci sono quelle che se tu le coccoli, ti guardano quasi schifate: DONNE.
Ci sono quelle che c'hanno il ciclo, pre ciclo e post ciclo, per tenere occupato tutto il mese: DONNE.
Ci sono quelle che criticano tutto ciò che fai, che sei, che indossi, che pensi: DONNE.
Ci sono quelle che in un locale cinguettano a destra e a sinistra, civettuole e maliziose: DONNE.
Ci sono quelle che sono più grandi di te e per questo vogliono fare le mamme: DONNE.
Ci sono quelle che in macchina si pettinano, si guardano allo specchio, si mettono il rossetto andando a due all'ora anche su viali larghi e senza traffico: DONNE.
Ci sono quelle che basta che le sfiori e si bagnano: DONNE.
Ci sono quelle che si baciano con il primo che capita in discoteca perché tanto è solo divertimento: DONNE.
Ci sono quelle che danno il numero di cellulare al primo che capita solo per avere la conferma di piacere: DONNE.
Ci sono quelle che se solo accenni al sesso, si fanno il segno della croce: DONNE.
Ci sono quelle che tu sei maschio e dunque rozzo, insensibile, incapace di pensare se non al sesso: DONNE.
Ci sono quelle che di calcio non capiscono nulla, ma poi se ne escono con frasi del tipo: voi vincevate perché rubavate, Ma voi chi? Voi. Sì, ma voi chi? Non importa. Il calcio è comunque 22 che corrono in mutande dietro a una palla: DONNE.
Ci sono quelle che in palestra sculettano e fan vedere le tette, ma poi i porci son gli uomini che le guardano: DONNE.
Ci sono quelle che sanno giocare con noi: DONNE.
Ci sono quelle femministe che se l'8 marzo ti vien da fare gli auguri, ti spennano: DONNE.
Ci sono quelle che leggono Armony e poi ti lasciano dopo un mese: DONNE.
Ci sono quelle che vogliono sentirsi principesse per poi lasciarti perché le tratti troppo bene: DONNE.
Ci sono quelle talmente gelose che se tu parli con un'amica, non ti parlano più: DONNE.
Ci sono quelle talmente gelose di altre donne che tutte le altre sono troie: DONNE.
Ci sono quelle che pur di coalizzarsi contro l'uomo, si arrampicano sugli specchi: DONNE.
Ci sono quelle che in bagno sempre in due: DONNE.
Ci sono quelle che sanno farti sentire la persona più importante del mondo: DONNE.
Ci sono quelle che sanno prendersi cura di te finché stanno con te: DONNE.
Ci sono quelle che a letto sanno essere molto porche e non se ne vergognano: DONNE.
Ci sono quelle razionali, ma io non ne ho ancora incontrate.
Hamburger, piadine, salamella...
Sono sempre di più i chioschi sulla statale. Di fortuna. Con un telo bianco per ripararsi dal freddo. Con quelle lucette che sanno tanto di presepe. E quel profumo inconfondibile di salsiccia, porchetta e salamella. Che a me ricordano sempre lo stadio. Perché è lì davanti che da piccolo li ho visti per la prima volta. Che tu uscivi dalla partita, infreddolito e affamato, e loro erano lì a offrirti proprio quello che volevi. Che solo il profumo, a volte, bastava a saziarti.
Sono lì, i chioschi. Di solito sono tenuti da uomini anziani. Grassi. Un po' scortesi. Servono le discoteche. E' come se fosse cambiato il mito della mattina con cappuccio e brioche. Ora si esce e si mangia un panino con la porchetta. Salsicce fumanti. Wurstel senape e maionese.
Anche quella sera. Avevano aperto tardi. Alle quattro eri sicuro che qualcosa sotto i denti potevi metterla. Dopo esserti dimenato in pista. Dopo aver sudato. Dopo che la pizza ormai era stata digerita. Colazione con un hamburger e una birra. Per la serie mi sento in vacanza e faccio ciò che mi pare. La birra fresca che scende nello stomaco agitato. La cipolla che invade le papille gustative, provate da un gin lemon e un cuba libre. La sensazione di benessere. Avvolta in un tovagliolino, la tanto agognata meta. Anche quella mattina si stava consumando il rito dello snack. Al paradiso del gusto, si chiamava così il chiosco. Prima che arrivassero loro. Con la catene i cocci di bottiglia le moto. Dagli al pakistano. Che poi pakistano non è. Dagli all'arabo. Che poi arabo non è. Dagli e basta. Che poi basta non è mai abbastanza. Il paradiso del gusto ora è una luce traballante. L'uomo con i baffi è scappato senza furgone, la sua casa. Loro non ci sono più. Sono scappati. Tra risate e coca cola. Hamburger, piadine e salamella. Adesso chi esce da quella discoteca trova solo la statale. Oppure, un po' più in là, un altro chiosco. Di un napoletano. Che se gli ordini patatine fritte, ti racconta una storia: qui una volta c'ero solo io. Poi sono arrivati gli stranieri, gli extracomunitari. E mo' non si vende più. Che i loro panini sono sintetici. Ma quando esci dalla discoteca il gusto non lo senti. Hanno fatto bene a fare piazza pulita.
I fari della polizia illuminano un altro chiosco. Un indiano parla. Un agente c'ha la maionese che gli cola sulle scarpe. Amico, vuoi una coca? Una fanta? Spedizione punitiva? No, non ho sentito nulla. Ero qui? Non me lo ricordo. Clienti, testimoni? Qui uno passa e se ne va.
Traballa una luce al neon. Sta per spegnersi. Tanto è l'alba. Tanti furgoncini lasciano la statale. Tante formichine. Se ne va anche la polizia. Quelle moto erano tutte uguali. Il napoletano chiude per ultimo. Hanno fatto bene. Speriamo che si torni a vendere come una volta.
Alex
E se ne va
Occhi lucidi. I suoi. Io li chiudo, li riapro. Mi sta guardando. La abbraccio nel buio. Le accarezzo i capelli. Sento il profumo di shampoo. La tengo stretta per un po'. Poi mi dà un bacio. Si gira di fianco per dormire.
Tre ore dopo. Suona la mia sveglia. Mi alzo. Lei si sveglia. Mi abbraccia. Non vedo bene i suoi occhi. Ma mentre mi preparo si avvicina. La abbraccio. Le accarezzo di nuovo i capelli. Devo andare. Nel silenzio. Buon viaggio. Ci sentiamo. Ci vediamo presto.
Giro la chiave. Chiudo la porta. C'è vento. Piove.
Mi manca già il suo respiro.
Li troviamo tutti noi
Vercelli, torniamo dall'aperitivo a piedi. Una strana canzone. Ah no, non è una canzone. E' un ubriaco che canta a squarciagola Mamma, solo per me la tua canzone vola. Stonato. Sempre più vicino. E poi inizio a cantare anche io, ma piano. Giusto il controcanto. E ridiamo. Come due idioti. Ma felici. Anche sotto la pioggia più novembrina che primaverile...
Abbordato da un uomo
Happy hour con Barbara.
Mi servo al buffet. Si affianca un ragazzo. Parla (da solo? con me?). Poi direttamente con me e mi sorride. Niente avances, intendiamoci, mi dice semplicemente: con il freddo che fa, mangiamo qualcosa di caldo...
Torno al tavolo. Racconto a Barbara.
Beh, possiamo fare 100 euro a botta. Così ci possiamo permettere una casa da 600 euro al mese di affitto.
Sdeng!
Ho scritto Ti amo sulla sabbia
Alessandro, c'è una telefonata per te...
Pronto, chi è?
Ciao....
Ehi ciao, ma mi fai gli squilli anonimi sul cellulare e poi mi telefoni? (è la ragazza sposata...)
Ho sentito che c'era rumore e ho capito che eri al lavoro...come va?
Sto bene, e tu?
...ti penso ogni istante...non passa giorno che non ti pensi...
Ah...ma con tuo marito come va?
Lasciamo perdere...e tu, frequenti qualcuno?
Sì, ho una storia...
(silenzio...) allora questo sarà il motivo in più per non cercarti più Alex. Anche se poi non ce la faccio perchè ti amo...
La mia vita cambia
Venerdì a cena, a Genova: gliel'ho chiesto. Ne abbiamo discusso. Al Giapponese. Sabato a pranzo ne abbiamo parlato con i suoi. Ebbene sì, le ho chiesto di venire a vivere da me. Mi ha detto di sì. Tempi pratici, informazioni, e poi sarà realtà. Intanto, passeremo un po' di tempo insieme, lei da me. Così vediamo anche come va.
Sono felice. Elettrizzato. Strane sensazioni che si mescolano. Ricominciare a pensare per due. Mangiare insieme. Commentare vita avvenimenti in due.
E' stato tutto un week end particolare. Con un viaggio in treno in cui avevamo le lacrime agli occhi per il ridere. Essì, perché quando prendi un treno con due soli vagoni e dentro uno di questi vagoni ci trovi la pazza che sta con la testa fuori dal finestrino per tutto il viaggio, i-pod nelle orecchie, a cantare (stonata) e a battere il tempo con i piedi, quando trovi una capotreno che a un certo punto fa segno a un tipo di spostarsi dalla destra alla sinistra del treno e il treno si adagia leggermente sulla sinistra, quando un ragazzo legge con interesse maniacale ciò che c'è scritto su una busta...insomma, il viaggio diventa un guardarsi e ridere. Giornata che poi finisce a guardare un film demenziale dove la frase cult - detta tra l'altro da un cane - è E viva la foca, che Dio la benedoca...
Ieri, poi, pranzo a Milano con mio fratello, sua moglie, mia sorella, suo marito. Pranzo in cui raccontare la novità. Pranzo in cui bere da soli un litro di vino bianco (a costo di passare per alcolizzati). Pomeriggio a zonzo per Vercelli, a comprare prodotti tipici e a fare progetti (E se andassimo a vivere a Pavia?). Sera con pizza e...la sensazione che ci sia tanto a cui pensare. Tanto di bello da fare...
Errori
Tutti ne commettiamo. Spesso sbagliamo proprio con le persone a cui vogliamo più bene. La cosa positiva, però, è ammettere di aver sbagliato. Dare la mano, tendere le braccia, sorridere. Dire: mi dispiace, cerchiamo di ripartire. Da dove abbiamo interrotto. Sapendo, però, che se continueremo come fino a questo momento probabilmente continueremo a non capirci, a ferirci, a farci del male.
Tutti commettiamo errori. In amore. Nell'amicizia. Nel lavoro. Con tutti. Con figli, genitori, parenti. Con gli estranei. Sta a noi ammetterlo se ci teniamo a qualcuno. Però, non si sbaglia mai da una parte sola. Questo ricordatelo sempre, amica mia.
Io sono sempre qui che ti aspetto. Ma non sarò qui per sempre.
Quelle parole che ti sfuggono
E che poi diventano come un sasso nello stagno. Che si allarga. Che se lo guardi in modo particolare, diventa quasi un vortice. E tu, amica mia, ora sei in quel vortice. E forse non ti va di uscirne. Per abbracciarmi e capire che quel sasso nello stagno serviva per non lasciarlo piatto. Perchè se fosse rimasto piatto, nessuno si sarebbe accorto della diga. Che lo protegge, è vero, Ma che a volte rischia di crollare a forza di gocce che la attaccano.
Io sono qui. Non ho smesso di volerti bene.
AAA VELINE CERCANSI
Vi sentite belle e però non avete ancora trovato la strada per valorizzarvi? Niente paura, domani a Milano c'è l'appuntamento che fa per voi. Bastano pochi, semplici accorgimenti e potrete aspirare a diventare le nuove veline di Striscia la Notizia.
a) dovete essere more o bionde (mi spiace un sacco per le rosse e le castane, così carine. Ma forse fate ancora in tempo a farvi una tinta dal parrucchiere);
b) dovete portare una foto (chissà perché, in fondo ci andate di persona);
c) dovete andarci in bikini (che strano eh? Ma forse vorranno vedere come vi sta visto che arriva l'estate);
d) dovete mettere i tacchi a spillo (in effetti bikini e tacchi a spillo è una combinazione piuttosto ...ardita).
Però, alla fine, sai che soddisfazione...
Mi raccomando, non mancate! E che i bikini coprano solo l'essenziale (o magari neanche...)
E...Per te, Coccinella
E...
se hai bisogno
e non mi trovi
cercami in un sogno
amo te
quella che non chiede mai
non se la prende
se poi non l'ascolto
E ...uo... E...
Sei un piccolo fiore per me
E l'odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè...
non sono fedele mai
forse lo so
E...
quando sento
il tuo piacere che si muove lento
ho un brivido
tutte le volte che il tuo cuore
batte con il mio
poi nasce il sole
E... uo ..E...
Ho un pensiero che parla di te
tutto muore matu
sei la cosa più cara che ho
e se mordo una fragola
mordo anche te
uo... E
sei un piccolo fiore per me
se l'odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè...
non sono fedele mai
E ora lo so.
Piatto romano-pugliese
Essì. Ieri sera mi son cucinato le orecchiette all'amatriciana. Magari i puristi storceranno il naso, ma sapete una cosa? Mi è piaciuta un sacchissimo. E le orecchiette erano fresche. E il sugo all'amatriciana pure: mi sto specializzando nel farlo sempre un po' meglio, con le dosi giuste :-)
Questa mattina sono guizzato da sotto le coperte con la goffezza di un ragno a cui hanno appena tagliato la tela. Poi avevo freddo. Congelavo, è la parola giusta. E a volte invece sudo come un termosifone portatile. Colpa del tempo? Degli ormoni? Dell'età?
Mi riprometto di tenere spento il riscaldamento in casa. Mi metto due camicie per stare dentro il mio appartamento. Ma poi, immancabilmente, cedo. E quando non cedo, svestirmi diventa um'odissea. Quei pochi attimi a pelle scoperta rabbrividisco come fosse dicembre e fossi in mezzo a una tormenta di neve.
Mah, adesso in ufficio ho caldo che mi metterei in costume da bagno.
Complimenti sinceri per l'Expo, Milano
Metro Centrale. Devo ricaricare la tessera d'abbonamento elettronica. Di sollito non lo faccio il primo del mese perchè c'è casino. Ma oggi mi tocca. File chilometriche allo sportello. Vado a quelli elettronici: due fanno tutta la procedura ma alla fine mi dicono: transazione fallita.
Mi tocca lo sportello. E' tardi, devo andare al lavoro. La fila avanza. Arrivo davanti al tipo. Mi guarda e mi fa: qui sono biglietti, la tessera elettronica a quello affianco.
Gli rispondo: ma scusi, qui affianco allo sportello c'è scritto: guardare bene la ricevuta prima di allontanarsi.
Mi dice: non vuol dire che si fanno anche qui.
Dovrei rifarmi la fila dall'inizio. Me ne vado, dicendo sottovoce: complimenti per l'Expo, Milano, l'organizzazione è già impeccabile!