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E' bello addormentarsi: un attimo prima si pensa. Un attimo dopo si sogna.

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martedì, 30 settembre 2008
Postato da Mousi

Con il cuore

Non è semplice piangere. Ci sono attimi, periodi, mesi in cui le lacrime si congelano. Diventano ghiaccio su ciglia come asfalto. Fanno sbandare finché un nuovo sole non le farà sciogliere. E allora sgorgherà acqua. E poi si asciugherà. E sull'asfalto sfumature di sereno faranno da palcoscenico a un nuovo domani,
Oggi sulle mie ciglia c'è ghiaccio. Mi fingo forte. Sono forte. Me lo ripeto. Sono forte. E il ghiaccio diventa un iceberg.
Ma sai di cosa avrei davvero bisogno, ora?
Di una spalla. Che mi trascinasse nel suo amore. Nel suo affetto. Quelle ciglia diventerebbero umide. Basterebbe parlare di un laccio per capelli. Di un anello. Di mattine abbracciati. Di capelli accarezzati dolcemente. Di paure. Di sorrisi. Di silenzi. Di risate. Di vacanze. Di una storia. Che stava diventando importante. Forse la più importante.
Basterebbe ricordare quella promessa, quel sogno chiamato convivenza. Quella decisione: una settimana qua, un'altra là. Quel sentirsi bello e importante. Coccolato. Sereno. Quella mattina a fare shopping. Quegli orecchini.
Basta. Basta così.
Le lacrime non troverebbero più ostacoli.
Sarei quello che sono.
Perché quella sera all'osteria diluviava. E se le ciglia erano umide era per colpa della pioggia. Sì, della pioggia.
Perché quella sera un cuore si era perso in quei vicoli. E urlava di no. Ma c'era troppa gente. Troppo colore. Per sentirlo. Per riconoscerlo.

Perché...
La dolce donna delle favole
l'amore cantato dai poeti
non sa spiegare
non sa parlare
A volte è silenzio
A volte è pianto.
A volte sono versi.
Quelli che nessuno mai ti dedicherà
coccinella
dai colori vivaci
forte come una roccia
dolce come una zolletta
Tu che dispieghi le ali
verso chissà quale posto
come il gabbiano
che cerca la libertà
Tu che dai un'ultima occhiata
ancora vicina
a quel porto
dove ti eri riparata
per qualche istante
Quella donna dolce delle favole
quell'amore cantato dai poeti
è scritto sulle tue ali
se solo tu ti fermassi
non stringerei il pugno
ma aprirei una carezza
e ti terrei in me
E la libertà sarebbe...
noi due
(Alex)

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lunedì, 29 settembre 2008
Postato da Mousi

Reset

Sabato mattina. Il giorno dopo il doppio terremoto che mi ha colpito.
Completamente dimenticato il Pin del cellulare che, da 5 anni, ogni mattina digitavo a memoria. Tre tentativi, pin bloccato. Puk? E dove caz** lo recupero? Mattina a cercarlo, poi ci riesco con internet. Pil e telefonino nuovo (che non riceve gli mms, ma va bene così, almeno non si spegne) ma maggior parte dei numeri di telefono cancellati. E vabbè...

Non so se serva Freud. Che il mio subconscio mi volesse dire di resettare un bel po' della mia memoria? Già, anche così si ricomincia da zero. Oppure, più semplicemente, alzheimer galoppante...

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venerdì, 26 settembre 2008
Postato da Mousi

The Last Day

Messaggi di colleghi.
Un capo

Caro Alessandro, mi fanno molto piacere le tue parole e ti ringrazio per la stima. La stessa stima che io ho per la tua persona e per il tuo lavoro. Sono io che ti faccio tutti gli "in bocca al lupo" possibili perché tu possa trovare prestissimo una nuova sistemazione professionale, seria e affidabile come tu meriti che sia. Un abbraccio...
Una Collega

Mi viene da piangere…e cmq sarà la volta buona che ci vedremo fuori da questo posto ameno. No che nn ci perdiamo di vista: nn ci penso proprio. Grazie per il grazie…ti voglio bene, spero di essere riuscita a dimostrartelo, tra una scemata e un’altra, tra un finto zoccolo in testa e il ricordo del tennis con le palline di carta.  Con te mi sento libera di essere scema-scema: è importante, vitale, in questa valle di lacrime…a dopo amico mio
Segretaria

Inutile dire che sto piangendo!! Anche io ti voglio  bene.

Altra collega (che ha avuto un determinato, era co.co.co)

Ciao Alessandro, grazie per i complimenti!in effetti sono veramente molto felice!e per questo posso immaginare il tuo stato d'animo...mi dispiace veramente, è un colpo basso difficle da digerire ma io sono dell'idea che "quando si chiude una porta poi si apre un portone", basta avere un po' di pazienza e vedrai che con il tempo troverai pure di meglio!
 
In bocca al lupo!
Altra capa
Mi dispiace che sia il tuo ultimo giorno in Agr e che si andata così... in bocca al lupo! Ti auguro che professionalmente arrivino esperienze più belle!
 Un abbraccio!
Altra collega

Ciao alex, hai tutto il mio affetto e la mia stima...sei un tipo in gamba e ti auguro anch’io tutto il bene del mondo...quello che ti è successo è un’indecenza, e indecente è il nostro cdr. Mille baci

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giovedì, 25 settembre 2008
Postato da Mousi

A volte nella vita bisognerebbe darsi delle priorità.
In questo momento devo concentrarmi sul lavoro. Devo concentrarmi su quello che potrò fare e su quello che succederà.
Però, anche la vita sentimentale è una priorità. E avrei bisogno di tranquillità. Di serenità. Vorrei che la persona in questione non avesse dubbi. Come fino a poche settimane fa. Vorrei sapere che da lei posso rifugiarmi in questi momenti in cui le tempeste colpiscono la mia tranquilla casa. E io mi ritrovo senza finestre.
Vorrei ricostruire una vita fatta bene. Con tutto al suo posto.
Ma ne sono capace?
Forse non ancora del tutto. Anche se poi in questo momento poco dipende da me e dalla mia volontà.
Vorrei una casetta con un giardino. L'altalena, il dondolo, un cane. E grigliate di sera con gli amici e con lei.
Perché sembra che io chieda sempre troppo?
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mercoledì, 24 settembre 2008
Postato da Mousi

STRONZI

Non mi viene in mente altro termine. Dal 3 ottobre sarò ufficialmente disoccupato. Oggi è ufficiale. Ieri l'ultimo spiraglio, due trasformazioni da determinato in indeterminato. E io ci rientravo, eccome se ci rientravo, come anzianità. Visto che ci sarei rientrato anche tre mesi fa.
Invece oggi il direttore mi chiama e mi fa: ti devo dare una brutta notizia. E bla bla bla. Abbiamo scelto altri. Ma io come giornalista ti stimo.
Eh no, la stima è altro.
La stima era l'assunzione, caro direttore.
Cinque anni e mezzo di sacrifici, 160 km al giorno quando c'è chi abita qui a 5' a piedi dall'agenzia. Mai una grana. E tanto, tanto lavoro. Al lavoro anche con la neve e la nebbia qui a Milano, alle 6 di mattina, quando in giro non c'era nessuno. Sul ghiaccio. In macchina. Sempre qui. Pochissime assenze. Poche ferie. Sempre disponibile verso tutti.
E poi te la mettono così nel culo.

Intendiamoci, non è che fare l'alba o la notte fosse la mia aspirazione della vita. A volte mi son sentito un minatore. Non è questo posto sia unico. Anzi. Però 5 anni non si buttano così nel cesso.
E io sono bravo. Meritavo di esserci ancora. Questo non me lo faranno scordare mai. Stronzi.

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mercoledì, 24 settembre 2008
Postato da Mousi

Manette in Centrale

Ancora mezzo addormentato scendo dalla scala mobile in Centrale. Sento un gran chiasso, urla. Poco dopo vedo un uomo stempiato e grassottello correre con due poliziotti molto più agili alle spalle. Tanti curiosi intorno (io anche, mi fermo a guardare). Il fuggitivo viene in breve raggiunto a ammanettato. Poi portato via. Forse aveva tentato di scippare una donna.
E' stato un po' come essere in un film. Non avevo mai visto un arresto live.

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lunedì, 22 settembre 2008
Postato da Mousi

Mattina presto.
Treno.
Dormicchio.
Stiamo per arrivare in stazione. Apro gli occhi.
Davanti a me mi si para una tipa mora. Si piega per aprire la valigia.
C'ha due tette belle e abbronzate. Me le sbatte praticamente davanti, causa scollatura e proporzioni.
Bel risveglio per me e per ...lui
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venerdì, 19 settembre 2008
Postato da Mousi

Tanto da dire (o forse niente)

Avrei tanto da dire in questi giorni. Ed è come un ingorgo sull'Autosole il 15 agosto. Ci sono talmente tante macchine che non si cammina. O si cammina a passo d'uomo. E le chiamano partenze intelligenti.
Ho un ingorgo mentale. Troppi cantieri, restringimenti di carreggiate nella mia mente e nel mio cuore. Troppi cartelli che ti fanno rallentare, troppi automobilisti al casello. Troppo di tutto.
E io navigo a vista. Cercando di non perdere troppo di me in questo tsunami che ho dentro. In fondo crescere e maturare è anche controllare le proprie emozioni, no?
Certo che se Peter Pan l'avesse fatto, oggi non avremmo tanti sogni. E molti di noi non avrebbero la loro trilly sul comodino.

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venerdì, 19 settembre 2008
Postato da Mousi

Neri presagi

Nubi nere dense di solitudine
pioggia forte piena di paure
grandine ignara di ferite
Neri presagi oscuri
offuscano il cammino
come avvoltoi
si nutrono del terrore
scivolano sotto terra
come vermi
Scivolano nel silenzio
che precede un lamento
Lancinante nel buio
squarcia il cuore
dilania l'orizzonte
Sprofondandomi
nell'inferno delle mie insicurezze
(Alex)

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mercoledì, 17 settembre 2008
Postato da Mousi

Voglio pensare che ora vi state conoscendo.
Tu, mamma, con quell'altra mamma che non ho conosciuto ma che ha combattuto tanto tanto per non lasciare suo marito e i suoi figli. Proprio come te.
Ora forse vi state stringendo la mano e state sorridendo. Tu, mamma, le stai spiegando che quelle lacrime dei suoi cari dureranno molto, molto tempo. Anzi, non spariranno mai. E irromperanno nei momenti più impensati.
Lei, signora, sta parlando di suo marito e dei suoi figli. E di una in particolare, ma mia mamma le sta dicendo che la conosce già. Perché suo figlio - ovvero io - le ho parlato della mia coccinella. E allora tu mamma le stai parlando di me, sconosciuto - per lei. E poi via con le vostre vite. Con i vostri dolori, ora spariti. Camminate in un mondo che noi non conosciamo. Vi sedete a godere l'aria fresca. Vorreste che noi fossimo felici perché, in realtà - ne sono sicuro di questo - ora voi state bene.
Ma com'è difficile quando ci mancate. E' quasi impossibile fare a meno di voi. A tratti ci sentiamo soffocare. Vorremmo un vostro abbraccio, un vostro sorriso. Vorremmo il Ti voglio bene che solo voi sapevate darci.
Sono sicuro che vi trovate simpatiche. Che avrete molto da raccontarvi. Senza smettere un attimo, però, di guardare verso di noi. Che forse vi abbiamo fatto anche disperare da vive, che forse vi abbiamo dato dei grattacapi e che forse vi facciamo soffrire un po' anche oggi.
Lo so. Da ieri mattina lassù mamma sarai un po' meno sola.
E io ti dico Ciao mamma. Ancora una volta. Ti abbraccio. E, se puoi, non parlare troppo male di me a lei :-)
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lunedì, 15 settembre 2008
Postato da Mousi

Botte

Quante Botte bisogna prendere nella vita per non rialzarsi più?
Quante?
Quante Botte bisogna prendere per essere lasciati lì per terra?

Io sarò anche fragile, ipersensibile. Ma non credo di non saper proteggere. Perché la protezione è tante cose. La protezione è esserci, non avere paura di affrontare i problemi degli altri, stare vicini. E' un abbraccio dato bene, occhi negli occhi. E' anche l'essere romantici. C'è una grande forza nel saper essere romantici al giorno d'oggi. E io mi sento forte da questo punto di vista.
Comunque, se questo è un problema per il mondo, per chi mi sta vicino, io non posso fare nulla. Se non bastare a me stesso. Con i miei difetti e i miei pregi. Perché anche in questo sta l'amore, nel sapersi riconoscere e amare anche con i propri limiti.
Questo penso.

Quante botte devo ancora prendere per smettere di vivere?

Somewhere over the rainbow 

Perché da qualche parte ci sarà qualcuno in grado di amarmi per come sono

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venerdì, 12 settembre 2008
Postato da Mousi

Intervista con una poetessa

Riccioli rossi un po' dispettosi e occhi chiari profondi le incorniciano il viso. Sono lo specchio dello stesso animo, sensibile e un po' scanzonato. Lei è Alessandra, poetessa genovese, una di quelle donne in carriera che, però, vive anche in modo molto forte il suo rapporto con la famiglia, in particolare con suo figlio.

La incontro in una piazza di Genova, mentre il sole gioca con l'ombra come un tennista con il servizio. Seduti a un tavolino, il suo sguardo sfugge e poi si ferma sul mio.
Parla. Parla molto Alessandra.
"Ho reso pubbliche mie poesie solo intorno ai 30 anni, prima non lo facevo quasi mai. In quel momento ho capito che ciò che scrivevo piaceva". Le 'emozioni' sono la benzina per i suoi versi: "Poi - dice - possono tradursi in versi esistenzialisti ed esclusivamente emozionali; oppure in poesie paesaggistiche che lasciano sempre intravvedere cosa si agita in me". Dici poesia e pensi a Leopardi, al "pessimismo cosmico", alla "tristezza", ma Alessandra smonta queste tesi una dopo l'altra: "La poesia per me è essenzialmente bisogno di tradurre in un codice, quello linguistico, emozioni altrimenti inesprimibili. E' il mio psicanalista, la mia compagna di vita. Non abbino mai la poesia alla morte, anche quando scrivo cose terribilmente tristi". Ama Montale, "indiscutibilmente", così come "Sylvia Plath ed Emily Dickinson, a pari merito".
Il vento fa volare via un tovagliolo. E ci riporta al presente: "Genova conta molto nei miei versi, è la mia radice. E il mare è nel mio dna, quindi è quasi sempre presente nelle mie liriche".
Torniamo a parlare di tristezza e felicità. I suoi occhi sono sinceri e sereni. Quali sono le poesie più "allegre" che hai scritto: "Sicuramente 19 aprile 2006 e Ti lascerò volare, entrambe dedicate a mio figlio". Poi sorride: "Per quanto riguarda i poeti 'veri', invece, beh ce ne sono molte. Da "Amo in te" e "Il più bello dei mari" di Hikmet, a "L'acqua insegna la sete" della Dickinson. Ci sarebbe da discutere comunque molto a lungo sul concetto di felicità".
Donna, impegnata, ma anche passionale. Tre aggettivi per l'Amore: "Colorato, emozionante e complicato". E per il sesso? "Saporito, divertente, fondamentale". Poesia, tutti gli adolescenti attraversano questa fase. Cosa ti senti di dire loro? "Non vergognatevi mai di ciò che scrivete, dei sentimenti che tirate fuori attraverso i versi, non dimenticate mai che scrivere poesie è prima di tutto comunicare emozioni. Non abbiate timore di “sentire” la vita diversamente dagli altri, nella diversità sta il sale della vita, nello scambio di idee la vera saggezza e se la poesia non sta chiusa in un cassetto allora le idee circoleranno e, forse, la vita sarà migliore, un poco migliore, ma è già moltissimo".

Ci salutiamo. Con un abbraccio. I riccioli rossi birichini si agitano, Come il suo animo.


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venerdì, 12 settembre 2008
Postato da Mousi

Dialogo Significativo

Tecnico: Non è solo una voce, l'agenzia chiuderà. O sarà venduta.
Io: Già, ma tanto il mio futuro si limita a due settimane, il resto non mi tocca.
Tecnico: Hai trovato altro?
Io: No, veramente mi scade il contratto e non me lo rinnovano (probabilmente). Faccio come i topi: quando la nave affonda, i topi scappano.
Tecnico: ...e sono gli unici che si salvano!
Io: Mah, vedremo.
Tecnico: Mi auguro che i tuoi genitori possano aiutarti...
Io: Veramente no, non possono.
Tecnico: Allora, buona fortuna!

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giovedì, 11 settembre 2008
Postato da Mousi

Bello

La mia  stagista, come la chiamo io, quella con cui due estati fa avevo legato tantissimo, oggi mi ha invitato a Varese, dove sarà in un ufficio stampa fino a fine mese.
Mi ha fatto un sacco sacco piacere.
Inutile ricordare chi è, nell'estate del 2007 ne avevo parlato parecchio, da agosto in poi :-)

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mercoledì, 10 settembre 2008
Postato da Mousi

Chez Pascale

Una scritta rossa, lampeggiante: Ch z Pasc  e. Tutti sapevano che cos'era: era il bordello più famoso della città. Dove trovavi di tutto, per tutte le tasche. Era l'unico bordello però che non accettava ragazze dell'Est o africane. Perché voleva rimanere un bordello di lusso. Come negli anni '60 quando la Parigi bene veniva tutta qui. Ora non era più lo stesso. Ma lei, Pascale, la maitresse - capelli grigio cenere e sigaretta sempre in bocca - aveva mantenuto quel non so che di aristocratico. Vestiva con gonne lunghe e corpetto. Accoglieva tutti con un sorriso. Faceva accomodoare tutti in un salottino molto retrò, con tappetini raccattati qua e là in viaggi di giovinezza, come diceva lei. Era stata bella, da giovane. Tanto bella da far perdere la testa a più di un uomo. Ma sosteneva di non essersi mai innamorata.
Io sapevo che non era vero.
Io osservavo il bordello da fuori. Era come me lo ricordavo. Lettere spente a parte.
Io sapevo che Pascale la testa l'aveva persa per un uomo. E che quell'uomo, improvvisamente scappato via, le aveva creato talmente dolore da spingerla a diventare quello che era diventata. Nei suoi occhi luccicanti c'era una tristezza rassegnata. Lei il cuore non l'aveva più donato, aveva preferito donare tutto il resto. E poi, quando aveva cominciato a non farcela più, aveva deciso che da 5 le ragazze dovevano diventare 10. Poi 15. Il bordello si era allargato. Chi arrivava a Parigi, per affari o divertimento, non poteva non entrare qui. C'erano more rosse bionde. Formose magre. Tutte rigorosamente passionali. Uscivi sempre soddisfatto da quel posto.
Io ci ero andato una volta sola. Anni dopo. Lei però non mi aveva lasciato entrare. Ero rimasto davanti a lei, all'entrata. Indeciso se piangere e stringerla forte o scappare via. Aveva deciso lei per me. Via. Via. Via. Non avevo ribattuto: me n'ero andato.
Ma ora sono di nuovo qui. Ho saputo che mi resta poco da vivere. Voglio salutare Pascale. Voglio dirle che ho sbagliato tutto nella vita. Voglio dirle che l'ho amata. Ma forse non ha senso.
Mi avvicino a grandi passi all'entrata. La musica filtra sulla strada. E' musica lenta. Ti avvolge come allora.
Sto per suonare il campanello, lui sì nuovo. Ma qualcosa mi ferma. Una mano un coltello. Dammi i soldi. Sto per girarmi per guardarlo in faccia. Non faccio il tempo. Una coltellata nella schiena. Cado contro la porta che si apre. L'ultima cosa che vedo sono i suoi occhi. L'ultima cosa che riesco a dire è: Ti amo. Ancora i suoi occhi. Quella tristezza infinita è scomparsa.
(Alex)

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martedì, 09 settembre 2008
Postato da Mousi

Il caso è femmina

Genova. La mia coccinella. I treni in ritardo. Aria. Un letto a una piazza e mezzo ma comodo. Un cinese molto particolare con improvvise urla come se un samurai (lo so, non è cinese) dovesse improvvisamente tagliare a metà il tavolo con il braccio. Maiale con patate e curry e un gelato alla fragola dal sapore di big bubble.

Genova. Mattina ventosa. Sole. Colazione. Io che accompagno la mia pagura al lavoro. La camicia abbottonata storta. Poi shopping (mi piace in posti che non conosco), una maglietta spiritosa, un paio di orecchini per il mio amore. La pausa pranzo. Io, Barbara e una blogger nuova di zecca (simpatica, chiacchierona e ...rossa). Trenette al pesto mentre loro mangiano panini. Vino (of course), che io e la mia anima gemella di alcol ci scoliamo lasciando alla malcapitata solo un bicchiere in tutto (ma l'aveva detto lei che ne voleva solo uno :-p). Fragole (vivrei di loro).

Genova. Io e la coccicuccipucci verso il suo posto di lavoro. Da una strada vedo una faccia conosciuta. E' lei. E' Francesca (mi dispiace Lucio, o forse era proprio destino visto che sei morto oggi e ...non continuare a cantare Non è Francesca!). Francesca, il mio primo amore. Avevo 14 anni. Una cotta? Una sbandata? No, proprio amore. Non ricambiato. Per 8 anni. La vedevo un mese all'anno, per gli altri 11 scrivevo poesie per lei, un diario, i primi racconti. Lei e i suoi amori. Lei e i miei amori. Ma da 5 anni l'avevo persa del tutto. E che fa, lei? Rispunta a Genova, dove vive da qualche anno. E' stato emozionante. Mi ha ridato il suo numero di telefono. Mi è sembrata sempre uguale. Intendiamoci: l'amore era passato già quando ci siamo visti 5-6 anni fa. Ma il mondo è proprio piccolo. Quando la cercavo - in spiaggia o alla sua villa - non sempre la vedevo o trovavo. Ora che non la cercavo, l'ho trovata.

Genova. La stazione infuocata. Il treno in ritardo di 65'. Leggo il libro della Allende. Arrivo a Vercelli. E in stazione ecco l'omonima del mio amore. La mia amica di università. Anche per lei ho provato sentimenti forti e le ho anche dedicato l'unico libro scritto in vita mia (di cui dovrebbe avere una copia).

Il caso è proprio femmina.

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lunedì, 08 settembre 2008
Postato da Mousi

Beautiful tra i pc

Lui si prende una paurosa sbandata per lei. Lei inizialmente flirta. Lui però inizia a dare fuori di matto quando lei non ci sta. Io, amico di entrambi, cerco di mediare. Il risultato? Oggi sono di turno con lui che non mi parla neanche più, convinto che io ormai sia dalla parte di lei. Lei invece è serena, nonostante lui continui a mandarle mail su mail. Sì, anche noi giornalisti ci innamoriamo. Anche noi sappiamo essere ossessionati da una donna. Anche, e soprattutto noi, finiamo sul lettino degli psicologi.
Ma lui, onestamente, ha esagerato! E pensare che eravamo amici prima di questo terremoto.

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domenica, 07 settembre 2008
Postato da Mousi

Oggi scrivevo una mail a una persona e le parlavo di Milano e Torino per come le vedo io.
Milano è come la pioggia: veloce, grigia, si corre. C'è poco tempo per tutto. Devi solo ripararti.
Torino è come la neve: puoi fermarti e annusare l'odore di caffè, osservare le colline, i corsi del centro, Superga. I portici. Torino è la tranquillità. Come la neve, che adoro.
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sabato, 06 settembre 2008
Postato da Mousi

SARA' VERO?

SESSO: DONNE CON PASSO ANCHEGGIANTE? TANTI ORGASMI VAGINALI 

Un passo lungo e deciso e un'andatura ancheggiante sono sintomo di intensi orgasmi vaginali.

E l'hanno provato scientificamente.
Commento di una collega: Fortunata lei!

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venerdì, 05 settembre 2008
Postato da Mousi

Sono incazzato.
Con te che non mi permetti di rivedere i miei cani: perennemente nervosa
Con te che scrivi di essere in un modo e invece sei solo una bastarda ipocrita: già detto, ipocrita
Con te che hai detto di amarmi e poi che ti facevo schifo: deprimente
Con te che a scuola mi prendevi in giro e dopo sei passata alle minacce di morte: psicolabile.
Con te che mi usi per 5 anni e poi mi butti via: disoccupante.
Con te che passi a scrivere da anonimo: fancazzista.
Con te che mi hai visto una volta e sei sparita: inutile

Sembrerebbe un'unica donna. Son tante. C'è anche un uomo.

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giovedì, 04 settembre 2008
Postato da Mousi

Era tanto che non ero così giù. Da non vedere una via d'uscita.
Sono giù per il lavoro - ennesimo rinvio, ennesimi spiccioli di speranza che si perdono.
Sono giù per te perché so esattamente cosa stai provando e cosa senti di perdere in questo momento.
E so che difficilmente ci possono essere parole. Se non che ci sono. Lo sai.
Sono giù davvero tanto in questo momento. E non è per fare la vittima.
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giovedì, 04 settembre 2008
Postato da Mousi

Non so quale sia il Santo dei Lavoratori. Qualcuno dice San Paganino, ma quello è il Santo delle buste paga.
In ogni caso oggi è il giorno giusto per pregarlo. Visto che il Cdr va in riunione con l'azienda.
Quindi, ecco, Santo ChiunqueTuSia, se mi ascolti, getta un occhio qui verso di me. Parla con i portafogli di chi sarà dall'altra parte; anzi, visto che ci sei, apri anche il portafogli. Parla ovviamente anche con i loro cervelli (ma questo è meno importante, considerato che il loro cervello fa rima con portafogli).
Insomma, pensaci tu.
Sempre tuo devotissimo A.
Amen
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mercoledì, 03 settembre 2008
Postato da Mousi

Pensando a Me!

Esco di casa, arrivo in negozio. Il pantalone che sognavo da un anno e mezzo compare per magia davanti ai miei occhi. Lo compro. Anche se non è in saldo.
Compro anche le scarpe.
Poi vado in profumeria. Da un anno circa ho finito il mio profumo, sostituendolo con surrogati che però non sono lui. Questa volta lo prendo.
Infine, mi taglio i capelli (anche se non mi piacciono eccessivamente). E a casa faccio la doccia.
Forse anche il mio è shopping compulsivo. Boh...

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lunedì, 01 settembre 2008
Postato da Mousi

Ale, voglio che tu sappia che quello che ho provato e che provo per te sarà sempre uguale., anche tra 40 anni. 
E che non ho mai provato qualcosa per qualcun altro come per te.
(Telefonata dalla ragazza sposata)
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lunedì, 01 settembre 2008
Postato da Mousi

+1C
-3C

Non sono impazzito, non do i numeri.
Ieri ho ritrovato una C fondamentale nella mia vita, il CALCIO
Oggi, però, sento la mancanza di tre C:
COCCOLE
CIBO
CONTRATTO

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lunedì, 01 settembre 2008
Postato da Mousi

La cioccolata alla fragola è SUBLIME

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